Corte Ue salva gli Ogm e boccia l'Italia: no a blocco delle coltivazioni

13 settembre 2017 ore 14:28, Giuseppe Tetto
Se non è accertato che faccia realmente male, la vendita di un prodotto geneticamente modificato non può essere vietata. È questa la bacchettata che arriva da Bruxelles al nostro Paese con una sentenza della Corte di giustizia europea sul caso di Giorgio Fidenato, agricoltore penalmente perseguito nel nostro Paese perché nel 2014 piantò mais Ogm autorizzato dall'Ue nonostante un decreto interministeriale del 2013 ne vietasse la coltivazione. Secondo la Corte, dunque, il decreto del 2013 non era legittimo perché secondo quanto stabilito “qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione”. 
Corte Ue salva gli Ogm e boccia l'Italia: no a blocco delle coltivazioni
PRINCIPIO DI PRECAUZIONE
Tutto è avvenuto quattro anni fa quando un decreto interministeriale aveva proibito in tutta Italia le colture da sementi nate in laboratorio, basandosi sul cosiddetto “principio di precauzione”, principio che però viene ora bocciato dal verdetto dei giudici europei. La Corte ricorda anche che in quell'occasione l'Italia aveva chiesto alla Commissione di adottare misure di emergenza alla luce di alcuni nuovi studi scientifici realizzati da due istituti di ricerca italiani. "Sulla base di un parere scientifico emesso dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), la Commissione ha concluso che non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste che fossero capaci di invalidare le proprie precedenti conclusioni sulla sicurezza del mais Mon 810. Nonostante ciò, nel 2013 il governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del Mon 810 nel territorio italiano". 
IL CASO FIDENATO La sentenza della Corte riguarda il caso di Giorgio Fidenato il quale aveva seminato granoturco col Dna modificato nella sua azienda agricola di Vivaro, in Friuli e per questo era stato anche multato dalla Guardia Forestale e condannato a pagare 16mila euro. Fidenato fece appello al tribunale di Pordenone che inseguito annullò la sanzione. Fidenato si è sempre appellato alla libertà di scelta sugli Ogm, sostenendo che nessuna evidenza scientifica comprovava la nocività del prodotto.
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