Renzi spavaldo lancia il plebiscito sul referendum: sicuro di vincere?

14 aprile 2016 ore 15:22, Americo Mascarucci
Dopo il via libera alla riforma costituzionale ora la parola passa agli elettori. 
I cittadini dovranno pronunciarsi in un referendum confermativo che dovrebbe svolgersi a ottobre e per il quale la stessa maggioranza ha annunciato di voler raccogliere le firme. Il referendum alla fine si ridurrà con ogni probabilità ad un plebiscito pro o contro Renzi dal momento che il premier ha ripetuto più volte che, se gli italiani bocceranno le riforme, si farà da parte perché un voto contrario sarebbe un "voto di sfiducia" del popolo al Governo."Io è chiaro - ha detto il Premier - che devo trarre le conseguenze se non ce la facciamo vado a casa", ha detto Renzi.
E l'opposizione, Forza Italia su tutti, ha già annunciato la mobilitazione per il no, con l'obiettivo appunto di "sfrattare" Renzi da Palazzo Chigi. Sembrano lontani i tempi del Patto del Nazareno quando gli azzurri guidati dalla linea Verdini erano favorevoli alle riforme con la maggioranza pronta ad integrare le modifiche richieste dal fronte berlusconiano: oggi a farla da padrone è la linea Brunetta che punta alla sconfitta referendaria proprio in chiave anti-renziana.
Quindi sul referendum non ci sarà probabilmente un giudizio nel merito, ma le scelte dei partiti saranno ispirate alla contrapposizione frontale: Renzi sì, Renzi no.
Eppure la riforma costituzionale di spunti interessanti ne offre parecchi.

Cosa cambierà in concreto?
Cuore del provvedimento è il superamento del bicameralismo perfetto, introdotto dai padri costituenti con l’obiettivo di scongiurare nuove, all’epoca temutissime, derive autoritarie (si usciva allora dalla dittatura fascista).
L’attività legislativa spetterà unicamente alla Camera dei Deputati e sarà la Camera a concedere le fiducie ai governi. I deputati saranno eletti a suffragio universale e resteranno 630.
Il Senato sarà invece formato da 95 eletti dai Consigli Regionali (21 sindaci e 74 consiglieri-senatori), più cinque nominati dal Capo dello Stato che resteranno in carica per 7 anni. Avrà competenza legislativa piena solo su riforme costituzionali e leggi costituzionali. Potrà chiedere alla Camera la modifica delle leggi ordinarie, ma Montecitorio non sara' tenuta a dar seguito alla richiesta. Su una serie di leggi che riguardano il rapporto tra Stato e Regioni, la Camera potrà non tener conto delle richieste del Senato solo respingendole a maggioranza assoluta. 
Altra novità sostanziare riguarda l'abolizione delle Province. Fino ad oggi sono state soltanto riformate e trasformate in enti di secondo livello perché la loro definitiva soppressione, come stabilito dalla Corte Costituzionale, poteva avvenire soltanto con una riforma della Costituzione. Adesso le province sono state cancellate dalla Carta, passaggio essenziale per favorirne la soppressione.

Renzi spavaldo lancia il plebiscito sul referendum: sicuro di vincere?
Con la riforma, lo Stato si riprenderà alcune competenze come energia, infrastrutture strategiche e sistema nazionale di protezione civile. Su proposta del governo, la Camera potrà approvare leggi nei campi di competenza delle Regioni, "quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale".
Novità anche sui regolamenti parlamentari con tempi certi di approvazione delle leggi e sui decreti leggi che saranno ulteriormente limitati. Il Governo potrà farvi ricorso soltanti in casi specifici. dovranno indicare un tempo certo per il voto dei ddl del governo; vengono introdotti altri limiti al governo sui decreti legge.
Il Presidente della Repubblica sarà eletto dai 630 deputati e i 100 senatori senza più rappresentanti delle Regioni (visto che lo saranno di fatto i nuovi senatori).
Per i primi tre scrutini occorreranno i due terzi dei componenti, poi dal quarto si scenderà ai tre quinti; dal settimo scrutinio sara' sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.
Capitolo a parte per la Corte Costituzionale: cinque dei 15 giudici Costituzionali saranno eletti dal Parlamento di cui 3 dalla Camera e 2 dal Senato.
Sarà più facile indire i referendum: per quelli supportati da oltre 800.000 firme a fronte delle 500mila previste dalla legge sarà abbassato il quorum; basterà che abbia votato la meta' degli elettori delle ultime elezioni politiche per renderlo valido.
Salgono invece da 50.000 a 150.000 le firme necessarie per presentare disegni di legge di iniziativa popolare con la Camera obbligata ad indicare tempi precisi di esame.
E' stato introdotto inoltre il ricorso preventivo sulle leggi elettorali alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera. 


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