Testamento biologico non passa, stavolta la Consulta boccia legge del Friuli

14 dicembre 2016 ore 18:03, Americo Mascarucci
La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge del Friuli Venezia Giulia sul testamento biologico, che prevedeva l'istituzione di un registro nazionale per le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario e disposizioni per la raccolta delle volontà di donazione di organi e tessuti. 
La materia, ha stabilito infatti la Consulta, spetta allo Stato e non è di competenza regionale.
A impugnare la norma redatta dalla Regione Friuli Venezia Giulia - forte anche di una petizione firmata da oltre 5.000 cittadini - era stata la Presidenza del Consiglio.
"La decisione della Corte Costituzionale di bocciare definitivamente la legge regionale che istituiva le Dat in Friuli Venezia Giulia riporta finalmente chiarezza in una materia nella quale le fughe in avanti non sono ammissibili e possono, anzi, essere pericolose. Siamo soddisfatti della limpida decisione della Consulta, avendo per primi sollevato il tema dell'incompetenza della Regione in materie che riguardano la vita umana e che appartengono alla potestà legislativa dello Stato, come poi evidenziato dal governo nel ricorso alla Corte stessa". 
Lo dichiara in una nota il deputato friulano Gian Luigi Gigli, Presidente del Movimento per la Vita Italiano.
Testamento biologico non passa, stavolta la Consulta boccia legge del Friuli

"Purtroppo, anche in altre materie, il Friuli - sottolinea Gigli - preferisce a volte procedere con atteggiamenti da primi della classe. E' già accaduto, per esempio, con la modifica statutaria che ha portato anzitempo all'abrogazione delle province in Regione, rivelatasi poi incoerente con la Costituzione vigente, restata immodificata. Anche in questo caso il buon senso avrebbe suggerito di evitare iniziative da apripista che creeranno inevitabilmente conflitti giudiziari tra le istituzioni a causa delle asimmetrie ordinamentali prodottesi a seguito dell'esito referendario".
Ma cosa stabilisce in sostanza la sentenza?
"Data la sua incidenza su aspetti essenziali della identità e della integrità della persona - si legge infatti nella sentenza, depositata oggi, redatta dal giudice Marta Cartabia - una normativa in tema di disposizioni di volontà relative ai trattamenti sanitari nella fase terminale della vita - al pari di quella che regola la donazione di organi e tessuti - necessita di uniformità di trattamento sul territorio nazionale, per ragioni imperative di eguaglianza"

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