Voluntary disclosure: cos’è e come funziona il rimpatrio di capitali

14 febbraio 2017 ore 13:05, Luca Lippi
La voluntary disclosure è il rimpatrio capitali. In sostanza è un decreto per fare rientrare grossi flussi di denaro dall’estero. Perché si parla di rimpatrio di capitali? Perché la possibilità che gran parte dei capitali all’estero rappresenti una fetta cospicua di evasori fiscali che, per proteggere la propria liquidità hanno spostato tutto all’estero. 
Si può parlare quindi di rimpatrio di capitali nel momento in cui si vuole fare luce su una vasta serie di transazioni che avvengono ogni giorno e per aiutare anche, con una serie di operazioni mirate, a contribuire a risanare il debito pubblico.

La Norma
La norma ufficiale che si riflette immediatamente sul rimpatrio capitali è quella approvata il 4 dicembre 2015 (voluntary disclosure) che permette di mettersi in regola, fiscalmente parlando, nel caso in cui si posseggano capitali all’estero andando a violare le normative fiscali attualmente in vigore in Italia, versando dunque le imposte dovute e abbattendo di molto le sanzioni. Il tutto è chiaramente effettuato per riportare questi grossi flussi di liquidità in Italia e disincentivare “fatti illeciti” che vengono a svolgersi attorno alla liquidità nostrana.

Cos’è la Voluntary Disclosure
È l’opportunità offerta al contribuente che abbia trasferito all’estero i propri capitali senza dichiararli alle autorità fiscali (una sorta di ultima occasione) di regolarizzare la propria posizione.
La “voluntary” è infatti un istituto attraverso il quale chi detiene illecitamente capitali all’estero può provvedere a regolarizzare la propria posizione “autodenunciandosi”, ossia denunciando spontaneamente al fisco del proprio stato di appartenenza le violazioni commesse in materia di “monitoraggio” fiscale. La voluntary disclosure permette gli italiani che hanno interessi, attività finanziarie e patrimoni all’estero, e che sono sconosciuti all’ agenzia delle entrate, di fare pace con il fisco e di regolarizzare la loro posizione, anche sul piano penale, pagando le imposte scontata, e di ottenere uno sconto in alcuni casi.

Rimpatrio capitali e il rimpatrio giuridico
Qualora si voglia usufruire dell’istituto della voluntary disclosure per effettuare il rimpatrio capitali, si dovrà contattare l’Agenzia delle Entrate per ottenere il cosiddetto rimpatrio giuridico, con cui si va ad incaricare una fiduciaria italiana per la gestione dell’intero trasferimento dall’estero in Italia. Se si andranno a riportare letteralmente nel nostro paese le attività estere, allora ad occuparsi di ciò sarà una banca o un intermediario italiano.
Il rimpatrio giuridico rappresenta tre quarti dell’intero ammontare, vuol dire che circa 45 miliardi sono rimasti all’estero e secondo una stima in svizzera sono rimasti almeno 35 miliardi. In italia è quindi rientrato poco.

Voluntary disclosure: cos’è e come funziona il  rimpatrio di capitali

La procedura
Per aderire alla procedura non è necessario che il soggetto interessato sia fiscalmente residente in Italia all'atto della presentazione della richiesta, ma è sufficiente che lo stesso si trovasse in tale condizione per “almeno uno dei periodi d'imposta per i quali è attivabile la procedura” o che avesse fissato il domicilio o la residenza, di fatto, per la maggior parte del periodo d'imposta.
La procedura è estesa inoltre a coloro che pur risiedendo all'estero, abbiano mantenuto il domicilio di fatto o la dimora in Italia (c.d. “estero residenti fittizi”) e, con riferimento alle società, alle associazioni e agli enti non commerciali, che pur non avendo la sede legale in Italia, abbiano di fatto avuto sede o oggetto principale dell'attività nel territorio dello Stato per la maggior parte dei periodi di imposta interessati dalla procedura (c.d. “soggetti esterovestiti”), nonché i trust che abbiano violato le disposizioni in materia di monitoraggio fiscale.
La procedura di “regolarizzazione” è estesa anche agli investimenti e alle attività finanziarie detenute in maniera illegale dai cittadini italiani nei paesi della “black list” che hanno sottoscritto accordi con l'Italia.
Ad essere esclusi, invece, i contribuenti che prima di presentare domanda per l'accesso della procedura sono venuti a conoscenza di accessi, ispezioni o verifiche, di altre attività amministrative di accertamento, della propria condizione di indagato o di imputato in procedimenti penali per violazioni di norme tributarie.

La modulistica per aderire è reperibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate
I versamenti delle somme dovute possono essere effettuati in un'unica soluzione o in tre rate, ma non è prevista la compensazione. Il mancato pagamento, anche di una sola rata, non consente il perfezionamento della procedura e fa partire nuovi avvisi di accertamento.
Le richieste di accesso alla procedura potranno essere presentate esclusivamente per via telematica (entro il 30 settembre) ed entro 30 giorni dalla presentazione della domanda, dovrà essere completata la documentazione necessaria e allegata la relazione tecnica di accompagnamento.
A questo punto, l'Agenzia inviterà il contribuente al contraddittorio e, in caso di accoglimento delle somme richieste dal Fisco, l'adesione alla voluntary disclosure si perfezionerà con la comminazione (“scontata“) delle sanzioni per le violazioni commesse relativamente a ciascun periodo d'imposta e ai tributi evasi.

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autore / Luca Lippi
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