Curò linfoma con vitamine e senza chemio, medico radiato: ora ricorso

14 giugno 2017 ore 16:30, Americo Mascarucci
L’Ordine dei Medici di Padova ha radiato il medico di famiglia Paolo Rossaro già condannato in Cassazione a un anno e sei mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena per l’omicidio colposo del vicentino Cristian Trevisan morto nel 2007 in seguito ad un linfoma di Hodkin curato con una terapia alternativa alla chemio a base di vitamina C e integratori. Secondo l'Ordine, il linfoma di Hodgkin oggi ha un tasso di guarigione del 95% e, quindi, se trattato con la chemioterapia, il camionista vicentino avrebbe potuto salvarsi.
Curò linfoma con vitamine e senza chemio, medico radiato: ora ricorso

IL CASO Un altro caso quindi di morte per tumore causato dal rifiuto del medico di seguire la medicina tradizionale in favore di terapie alternative? Purtroppo sono sempre di più le persone che impaurite dalle conseguenze della chemio vanno alla ricerca di strade alternative nella convinzione spesso infondata di potersi curare senza dover incorrere negli effetti collaterali della chemio. Che però al momento per la scienza rimane l’unica strada davvero efficace per contrastare l’’avanzata dei tumori e avere maggiori possibilità di sconfiggere il male. Il fatto è che a proporre le medicine alternative non sono “santoni” ma medici a tutti gli effetti. In questo caso il medico è stato condannato sulla base delle evidenze scientifiche che sembrano dimostrare come con il ricorso alla chemioterapia l’uomo avrebbe avuto alte possibilità di potersi salvare. 

LA DIFESA - Tuttavia il diretto interessato non ci sta ed è pronto  a presentare ricorso alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie. Il medico sostiene infatti che a non volere la chemioterapia era stato il paziente stesso. 
"Trevisan sapeva a cosa andava incontro, la diagnosi non l’avevo fatta io ma l’ospedale di Vicenza, che come me gli chiarì che per sopravvivere doveva fare la chemio. Ma lui rispose che il padre soffriva dello stesso male e morì affidandosi alla chemio. A testimonianza delle mie parole c’è il suo consenso informato".   

OBIEZIONI - L'Ordine dei medici però ha contestao la ricostruzione difensiva del medico: se davvero fu il paziente a rifiutare la chemioterapia, perché non gli spiegò che senza di essa sarebbe morto? Se il dottore si trovò in difficoltà a gestire una situazione così complessa, perché non chiese aiuto a un collega o all’Ordine stesso? 
"Io ho fiducia nella giustizia - ha detto il medico radiato - in 40 anni di lavoro questo è l’unico procedimento penale a mio carico — aggiunge il medico —. Ci ho già investito troppi soldi tra avvocati e spese processuali: cerco un legale che mi rappresenti senza chiedere la parcella, pagherò solo le spese vive. Intanto l’ambulatorio resta aperto, io continuo a fare il medico e a dire: W la vita! Andrò a Roma, a presentare ricorso, senza angoscia né rabbia contro questo mondo maldestro e ipocrita. Resto sereno".

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