Sindacati e Intesa su Banche venete: salvi 4000 dipendenti, fuori 700

14 luglio 2017 ore 14:10, Luca Lippi
Chiuso un accordo di massima tra IntesaSanpaolo e parti sociali riguardo gli esuberi derivanti dal salvataggio delle Banche Vente.  Mauro Bossola, segretario generale aggiunto della Fabi, il sindacato di maggioranza dei bancari, ha commentato: “Con questo accordo abbiamo evitato i licenziamenti e messo in sicurezza lavoratori che fino a ieri vedevano duramente compromessa la propria stabilità lavorativa, ottenendo a loro favore garanzie sulle uscite volontarie e anche sulla contrattazione di secondo livello, senza nulla togliere ai dipendenti del Gruppo Intesa Sanpaolo. Adesso auspichiamo che il Parlamento dia prova del medesimo senso di responsabilità dimostrato dalle organizzazioni sindacali convertendo definitivamente in legge il decreto sulle banche venete, l’unica soluzione possibile che scongiura il bail in e garantisce un futuro ai lavoratori e alle loro famiglie, a circa 2 milioni di clienti e alle economie dei territori del Veneto”.
Sindacati e Intesa su Banche venete: salvi 4000 dipendenti, fuori 700
I termini dell’accordo - 4 mila prepensionamenti su base volontaria, di cui almeno mille nel perimetro delle ex Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza che dovranno essere realizzati entro il 31 dicembre 2017. Gli esodi saranno gestiti attraverso il Fondo di Solidarietà, l’ammortizzatore sociale di categoria, con permanenza massima a 7 anni per i lavoratori delle banche venete e a 5 per quelli d’Intesa Sanpaolo.

Le finestre di uscita per chi- La prima finestra d’uscita è fissata al primo ottobre 2017. La platea dei prepensionabili in Intesa e nelle banche venete comprende tutti coloro che maturano i requisiti pensionistici rispettivamente al 31 dicembre 2022 e al 31 dicembre 2024. Inoltre potrà accedere al pensionamento chi matura il diritto entro il 31 dicembre 2017.

Inoltre - A partire da settembre le parti si incontreranno per verificare il raggiungimento dei numeri delle uscite programmate e affrontare la trattativa su formazione e riqualificazione professionale, part time, straordinario, banca ore, ferie ed ex festività, allocazione di nuove attività e mobilità per i lavoratori delle banche venete, in conseguenza della chiusura dei 600 sportelli nel perimetro delle ex banche venete, già previsti dal piano concordato tra Intesa Sanpaolo, Governo e istituzioni europee. Massimo Masi, segretario generale della Uilca, ha dichiarato: “È un accordo importante che rappresenta un tassello decisivo dell'intera operazione di salvataggio, che anticipa le decisioni della politica in merito alla conversione del decreto in legge, sul quale si sta dibattendo animatamente in Parlamento e che consente di mettere in sicurezza l'occupazione delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti. Adesso tocca alla politica concludere e approvare in fretta il Dl, cogliendo appieno la portata sociale di questa operazione senza perdersi in posizioni demagogiche e di facile presa sull'opinione pubblica, nell’interesse dei risparmiatori e delle aziende del Veneto". 

I dipendenti rimasti fuori - Giulio Romani, segretario generale di First Cisl, in merito al personale delle imprese rimaste coinvolte nella liquidazione coatta amministrativa di Veneto Banca e Popolare Vicenza poiché non rientranti nel perimetro acquisito da Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Dobbiamo tenere altissima la guardia per tutti gli oltre 700 dipendenti delle aziende escluse dal salvataggio delle banche venete, impedendo che accada loro quanto purtroppo già successo ai dipendenti in altre situazioni di difficoltà irrisolte negli ultimi anni, quali Hypo Alpe Adria o le società satellite di Banca delle Marche”.
Tra i 700 a rischio non ci sono solo lavoratori con il contratto bancario, ma anche assicurativi: è il caso dei 21 dipendenti di Apulia Previdenza, società del Gruppo Veneto Banca che opera da trent’anni sulla piazza di Milano. Roberto Garibotti, segretario nazionale di First Cisl con delega per il settore assicurativo, ha spiegato: “Siamo all’assurdo: la società ha continuato a produrre utili nonostante un contesto operativo difficilissimo, stante il dissesto di Veneto Banca, eppure ora i lavoratori di Apulia Previdenza rischiano di vedere disperse la loro professionalità e le loro speranze per il futuro, oltre che il valore dell’impresa nella quale lavorano. Chiediamo che chi ha la responsabilità della liquidazione non si faccia tentare da mere considerazioni di riduzioni di costo, ma valorizzi invece le altissime competenze di queste persone, così come di tutti gli altri lavoratori rimasti fuori dal perimetro di Intesa Sanpaolo”.

In conclusione - I sindacati, oltre a ottenere la volontarietà delle uscite, sono anche riusciti a concordare il mantenimento dei trattamenti di welfare in materia di previdenza complementare, cassa sanitaria, buoni pasto e degli accordi aziendali in vigore fino al 30 giugno 2017 per tutti i lavoratori delle ex banche venete, in attesa che la contrattazione aziendale sia armonizzata a quella del Gruppo Intesa Sanpaolo.

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autore / Luca Lippi
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