La plastica la mangia Ideonella, ma davvero il mare lo pulirà un super batterio?

14 marzo 2016 ore 7:53, Andrea De Angelis
Una premessa è doverosa. Più che distruggerlo il Pet andrebbe riciclato. Detto ciò è chiaro che scoperte simili a quella appena arrivata dal Giappone fanno comodo, eccome. A ciascuno e all'ambiente che poi, in fondo, siamo noi. 

Esistono già vari microrganismi che attaccano la plastica, compreso un fungo, e finora i tubi che portano l’acqua in molte delle nostre case non sono stati aggrediti. Questo nuovo batterio, del genere Ideonella, risulta particolarmente efficace (fino a cento più degli altri) ed è specializzato nella distruzione del Pet, un osso duro.
Come spiega bene Repubblica.it, i ricercatori giapponesi sono riusciti a isolarlo usando molta pazienza. Sono andati in discariche con un alto tasso di questo tipo di plastica e hanno prelevato 250 campioni di terreno. Poi hanno selezionato le comunità di microrganismi che li abitavano ed hanno trovato quello che cercavano, un batterio che, agendo in un ambiente a 30 gradi, in sei settimane ha seriamente intaccato una pellicola di Pet.
La plastica la mangia Ideonella, ma davvero il mare lo pulirà un super batterio?
Dicevamo che la ricerca sta sempre più spostandosi verso questo tipo di "intuizioni"
. Del resto appena un mese fa avevamo presentato un'altra novità in questo senso con la premessa che l'obiettivo è tanto nobile quanto antico: trovare un sostituto "green" alle sostanze chimiche comunemente impiegate per separare e assorbire il greggio dall'acqua, che spesso hanno un elevato impatto sull'ambiente. Ma più in generale riuscire a depurare il bene più prezioso che abbiamo, non fosse altro per il fatto che il 70% circa del nostro organismo è composta da essa, è un tentativo che si ripete negli anni e che si spera possa portare finalmente i suoi frutti. L'acqua come la plastica dunque, l'interesse è lo stesso: A come ambiente.
E mai come in quel caso era corretto parlare di frutti perché al centro del nuovo studio vi erano proprio gli agrumi. Un nuovo modo per depurare l’acqua sia dei fiumi che dei mari consisterebbe proprio nell'impiegare bucce d’arancia e gli scarti della produzione del petrolio. La sorprendente scoperta è stata comunicata a gennaio dai ricercatori della Flinders University di Adelaide in Australia ed è stata pubblicata sulla nota rivista scientifica Angewandte Chemie.

Tornando al batterio mangiatore di plastica, va detto che innanzitutto può rompere i legami molecolari del polietilene tereftalato, meglio noto come PET, trasformandolo in MHET e poi, usando un enzima aggiuntivo, può ritrasformare questo in un nuovo materiale PET. Dunque il suo è un lavoro che andrebbe al di là di ogni immaginazione.
Come ricorda ecoblog.it, lo studio pubblicato su Science è estremamente importante visto che milioni di bottiglie di questo materiale vengono disperse nell’ambiente e, molto spesso, anche nelle acque marine e oceaniche, tanto che nell’Oceano Pacifico si è formata una maxi-isola chiamata Pacific Trash Vortex.



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