Il sale, troppo consumo in Italia: eccessi nel Sud

14 settembre 2015, Marta Moriconi
Il sale,  troppo consumo in Italia: eccessi nel Sud
Contano diversi fattori nel consumo di sale: l'istruzione e l'occupazione prima di tutto.

E' lo studio realizzato all’interno del programma MINISAL-GIRCS, e pubblicato poco tempo fa sul “British Journal of Medicine”, a raccontarci come viene usato in Italia, quanto e perché in maniera differente. Partiamo dal dato di fatto che l'Oms ne ha raccomandato una quantità che non dovrebbe superare i 6 grammi.

Tra le regioni del Nord e le regioni del Sud c'è, eccome, differenza. 

E' tanto, tantissimo, il consumo nelle regioni meridionali rispetto a quelle settentrionali e centrali. I maggiori consumatori di sale si trovano in Sicilia, della Calabria, della Puglia e nella Basilicata: ne assumono oltre gli 11 grammi giornalieri. Nel resto d'Italia si attesta a 10 grammi al giorno la quantità ingerita.

Per Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, "questo studio ci fornisce indicatori importanti per la costruzione di strategie mirate di informazione e prevenzione delle malattie cardiovascolari e va nella direzione auspicata dall’Organizzazione mondiale della sanità che indica proprio nella riduzione del consumo di sale alimentare uno degli obiettivi prioritari di queste strategie”.

Il test è stato effettuato su un campione nazionale di 3.857 uomini e donne, di età fra i 39 e i 79 anni, appartenenti a 20 regioni, ma non è questione di sesso o di età della persona, Più è basso il livello occupazionale e/o di istruzione, più si consuma questo prodotto che fa tanto alla pressione arteriosa.

In conclusione il direttore del Centro di eccellenza per l’ipertensione Arteriosa dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, responsabile del Programma MINISAL, ha dichiarato: “È evidente che il disagio socio-economico e il più basso livello educazionale del meridione d’Italia in confronto al resto del Paese impattano anche sulle abitudini alimentari e in genere sullo stile di vita, con le prevedibili inevitabili conseguenze sul rischio di malattia: tutto questo impone di intervenire con maggiore intensità rispetto a quanto finora realizzato sulle note diseguaglianze socio-economiche a partire dal potenziamento del sistema educativo” .


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