Malato di sla ottiene di morire dormendo. Il parroco: "Non è eutanasia"

15 febbraio 2017 ore 13:29, Americo Mascarucci
Ha atteso la morte in un sonno profondo. E’ morto così Dino Bettamin ex macellaio di Montebelluna, nel Trevigiano, malato di Sla che ha chiesto di restare sedato fino a quando il suo cuore ha cessato di battere all'età di 70 anni. Bettamin è morto nella sua casa a Montebelluna, assistito dalla moglie, dai due figli e dal personale sanitario.  Non ha chiesto l’eutanasia, non ha chiesto con ostinazione che qualcuno ponesse fine alle sue sofferenze, ha chiesto soltanto di essere sedato per non dover vivere con angoscia il momento del trapasso. 
Malato di sla ottiene di morire dormendo. Il parroco: 'Non è eutanasia'

La testimonianza dell'infermiera e del parroco 
L’infermiera che lo ha accudito ha detto: 
"Dino non ha mai chiesto di morire. Ha chiesto di dormire fino alla fine. Lui era profondamente religioso e si è affidato a Dio. Sapeva che sarebbe potuto morire dopo un giorno o dopo cinque mesi. È morto lunedì alle 16.15".
Anche il parroco che ha assistito l’uomo fino alla fine conferma la grande fede dell’uomo:
"Ho seguito Dino. Era una persona buona, che ha portato la propria sofferenza con grande coraggio, ha combattuto insieme alla moglie e ai figli, ma ultimamente soffriva moltissimo, per le crescenti difficoltà causate dalla malattia e per la perdita di alcune persone care. Di fronte a queste sofferenze crescenti e senza alcuna possibilità di migliorare ha chiesto semplicemente di essere accompagnato attraverso il sonno verso l’incontro con il Signore, sempre sostenuto con fiducia e forza dalla sua famiglia".
Un uomo di grande fede spiega ancora il sacerdote "la grande fede che pochi giorni fa lo ha spinto a chiedere di ricevere il sacramento dell’unzione degli infermi. Era lucido, abbiamo pregato insieme. Si è davvero fatto accompagnare alla Casa del Padre, con fiducia e abbandono".
Una testimonianza quella del parroco che sembra accomunare l'uomo a straordinarie figure della Chiesa come Giovanni Paolo II e Carlo Maria Martini. 
Entrambi sentendo sopraggiungere la fine hanno chiesto di essere "lasciati tornare alla casa del padre" interrompendo le cure ormai inutili per consentire la fine naturale della loro esistenza. Molti però ci hanno speculato sopra fino addirittura ad arruolare i due nella battaglia in favore dell'eutanasia. 
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