Caso di tifo a Bolzano su donna rientrata dall'Asia: infezione e sintomi

15 settembre 2017 ore 9:34, Stefano Ursi
E' stato segnalato un caso di tifo a Bolzano. A contrarre la malattia, si legge sui quotidiani e le agenzie che riportano la notizia, una giovane originaria dell'Asia Meridionale che risiede da molti anni sul territorio e, si apprende, era appena rientrata in Alto Adige dopo un viaggio in patria. Ora, si legge, è ricoverata in isolamento al reparto malattie infettive dell'ospedale San Maurizio. Secondo quanto spiega il Corriere della Sera che cita fonti sanitarie, la donna, che al momento del ricovero avrebbe accusato febbre molto alta ma non altri sintomi tipici della malattia, starebbe reagendo alle cure antibiotiche. Si attendono aggiornamenti sulla vicenda.

Caso di tifo a Bolzano su donna rientrata dall'Asia: infezione e sintomi
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IL TIFO - La febbre tifoide, conosciuta anche come febbre enterica o tifo addominale – si legge sul portale epicentro.iss.it – è causata dal batterio Salmonella enterica sierovariante typhi (Salmonella Typhi). L’uomo è l’unico vettore della malattia che, se non trattata, ha un tasso di mortalità superiore al 10%. Durante l’infezione i soggetti affetti da febbre tifoide trasportano i batteri nel sangue e nell’intestino. Dall’intestino e dal sangue i batteri passano poi nelle feci e nelle urine delle persone infette – spiega il portale – permettendo la trasmissione dell’infezione ad altri individui. La trasmissione può avvenire per via diretta attraverso le feci o, più frequentemente, per via indiretta, tramite l’ingestione di cibi o bevande maneggiate da persone infette o tramite la contaminazione, attraverso gli scarichi fognari, dell’acqua usata per bere o per lavare il cibo.

La febbre tifoide – si legge ancora sul portale epicentro.iss.it – è una malattia sistemica caratterizzata da febbre con esordio progressivo. Dopo una o due settimane di incubazione la temperatura corporea sale tra i 39 e i 40 gradi. Gli altri sintomi legati a questa patologia sono un diffuso senso di debolezza, tosse, roseole (caratteristici esantemi maculari sul tronco), ingrossamento della milza e del fegato, dolori addominali, mal di testa e perdita di appetito. In alcuni casi si osservano anche diarrea ed emorragie o perforazioni intestinali. In assenza di trattamento – si legge – la malattia progredisce con febbre sostenuta, bradicardia, epatosplenomegalia, sintomi addominali e in alcuni casi polmonite. Dalla terza settimana i casi non trattati possono manifestare complicazioni gastrointestinali anche molto gravi.

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autore / Stefano Ursi
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