Onde gravitazionali, terzo evento: i buchi neri "ci parlano" ancora

16 giugno 2016 ore 12:18, Adriano Scianca
Secondo gli esperti è “molto probabile” che sia stato osservato un terzo evento relativo alle onde gravitazionali. “È un evento molto più debole ed era stato individuato nel primo mese di analisi dei dati”, ha spiegato Fulvio Ricci, coordinatore della collaborazione Virgo, che fa capo allo European Gravitational Observatory (Ego) fondato e finanziato da Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dal Consiglio nazionale delle ricerche francese (Cnrs). 

Onde gravitazionali, terzo evento: i buchi neri 'ci parlano' ancora
Al momento “potrebbe benissimo essere una fluttuazione dei due rivelatori”, ha aggiunto Ricci riferendosi al rilevatore americano Ligo (Large Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory), “ma in molti sono pronti a scommettere su un evento gravitazionale”. Il primo rilevamento risale al 26 febbraio scorso, alle 04 38’ 53’’ (ora italiana), quando gli strumenti dislocati nei due impianti di Livingston (Louisiana) e di Hanford (nello Stato di Washington sulla costa del Pacifico) hanno segnalato il passaggio di un treno di onde gravitazionali che, stando ai calcoli effettuati, sarebbero state prodotte dalla fusione di due buchi neri che si sono definitivamente fusi in uno solo. I dettagli di questo annuncio saranno pubblicati sulla rivista Physical Review Letters dai ricercatori che collaborano a Ligo, insieme ai loro colleghi italiani ed europei del progetto Virgo coordinati dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). La seconda rilevazione riguarda le fasi conclusive del processo di fusione di due buchi neri, molto più piccoli di quelli che hanno prodotto le onde gravitazionali rilevate per la prima volta: i primi avevano una massa pari 36 e 29 masse solari, quelli successivi invece 14 e 8 masse solari. 

Il buco nero frutto della fusione rilevata per ultimo è risultato quindi grande quanto 21 masse solari. “E’ molto significativo - spiega la portavoce di Ligo, Gabriela Gonzalez - che questi buchi neri siano molto più piccoli di quelli che avevamo visto a febbraio. E’ un inizio promettente per pensare di riuscire a fare una mappa dei buchi neri nel nostro Universo”. 
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