Istat: giù l’inflazione in Italia come in Europa

16 giugno 2016 ore 12:33, Luca Lippi
Pare stia attenuandosi la deflazione, che tradotto significherebbe che l’inflazione aumenta leggermente, ma nella sostanza il concetto è che “se non è zuppa è pane bagnato”. Quello che fa di una notizia una non notizia è che lo spostamento di 0,3% su base annua è irrilevante, e dire che flette in negativo la deflazione significa che siamo ancora dentro altrimenti si sarebbe dovuto dire che aumenta l’inflazione, ma per fortuna c’è l’onestà intellettuale.
Secondo l’Istat l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un aumento dello 0,3% su base mensile e una diminuzione dello 0,3% su base annua. Il mese precedente il calo tendenziale dei prezzi era stato dello 0,5%. L'aumento su base mensile è dipeso soprattutto dai prezzi dei tabacchi (+2,4%), dei beni energetici non regolamentati (+1,7%) e degli alimentari non lavorati (+1,1%).

Istat: giù l’inflazione in Italia come in Europa

I livelli dell'inflazione, quindi, si mantengono troppo bassi. Tuttavia è giusto ricordare che la tendenza non è solo italiana ma europea, e quindi è come cercare di sollevare un peso cui è attaccato qualcosa che tende a non farlo sollevare. 
La debolezza della domanda di beni e servizi è la prima causa della deflazione, che porta i consumatori a rinviare gli acquisti in quanto l'abbassamento dei prezzi incentiva l'accumulo di liquidità nell'attesa che scendano ancora. 
A questo c’è da aggiungere il fatto che la scadenza fiscale di giugno ha costretto molti a fare cassetto, soprattutto c’è la componente psicologica che purtroppo sostenuta dalle mancate promesse, scoraggia ogni tipo di visione positiva futuribile.
E ancora, il dato più crudo di tutti, nonostante la politica monetaria di Draghi (tesa a far salire l’inflazione) e soprattutto l’aumento della portata di pioggia di liquidità, nulla si muove, neanche sull’onda dell’entusiasmo.
La deflazione tende a indebolire la domanda interna, e se l’Ocse afferma che ancora questo processo non è cominciato, è utile ricordare che la riduzione di spesa da parte dei privati, e la continua tesaurizzazione (risparmi) ha già innescato abbondantemente il blocco della domanda interna che di conseguenza sclerotizza ogni spinta necessaria alla ripresa dei consumi. 
Secondo l'Ocse, la crescita del Pil in Eurozona si attesterà all'1,6% nel 2016 e all'1,7% nel 2017 e l'attività continuerà ad essere stimolata da politiche monetarie di tipo espansivo. 
Una visione piuttosto ottimistica, l’Ocse ignora la leva del Brexit che è determinante per le sorti economiche dell’eurozona.
Eurostat fotografa la situazione europea comunicando che nel mese di maggio il dato relativo all'Indice dei prezzi al consumo (CPI definitivo) è diminuito dello 0,1% su base annuale. Sale dello 0,4% invece l'inflazione mensile rilevata a maggio dopo la variazione nulla della lettura precedente.
Però è utile sottolineare che l’Indice sale avendo tolto dal paniere di riferimento i prezzi di energia, cibo, alcool e tabacco. Aspettiamo di avere un dato più “pulito” e omnicomprensivo.

autore / Luca Lippi
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