Serbia, chi è Ana Brnabic: la prima donna premier e omosessuale

16 giugno 2017 ore 16:02, Vanessa Dal Cero
Ana Brnabic sarà la prima premier donna, apertamente lesbica, a guidare la Serbia. Lo ha annunciato ieri sera Aleksandar Vucic, presidente serbo, chiamato a scegliere l’erede per la carica di primo ministro, considerato che la legislazione serba non prevede il cumulo delle due cariche.

Serbia, chi è Ana Brnabic: la prima donna premier e omosessuale
Per logica, l’orientamento sessuale non dovrebbe essere oggetto di valutazione politica. Ma pare che in questo caso, leggendo vari commenti di stampa, la scelta di un primo ministro apertamente omosessuale possa avere anche un significato politico; quello di avvicinare la Serbia all’Unione Europea, nel lungo cammino dei negoziati verso l’integrazione definitiva.

Al di là di questi aspetti, forse più di immagine che di sostanza, la scelta del presidente della Serbia è stata certamente sofferta. "Non è stata una decisione facile” ha infatti dichiarato Vucic ieri sera in conferenza stampa “ma sono convinto che Ana Brnabic abbia le qualità e la preparazione per portare avanti il programma di governo, proseguire nelle riforme, progredire sulla strada dell'integrazione del nostro Paese nell'Unione Europea e continuare a migliorare l'immagine internazionale della Serbia”.

Del resto la quarantunenne Brnabic non è nuova alla politica, pur non appartenendo a nessun partito politico tradizionale (e forse questa è oggi la sua forza, l’indipendente vince: vedi Macron): lo scorso agosto era stata infatti nominata ministro della Pubblica Amministrazione. Anche il suo curriculum è di tutto rispetto: ha studiato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dottorato in marketing all'Università di Hull; ironia della sorte, nazioni oggi decisamente più lontane da quell’Unione Europea nella quale la Serbia vuole entrare. Una “tecnica”, insomma, con l’incarico e la grande responsabilità di guidare l’esecutivo della Serbia in un momento storico molto delicato sia per il Paese Balcanico, da sempre in stretti rapporti con la Russia, che per la stessa Unione Europea. 

La nomina dovrà ora essere approvata dal Parlamento, ma dovrebbe trattarsi (il condizionale è d’obbligo) di pura formalità. Si tratterà ora di capire se alla sua nomina corrisponderà l’effettivo esercizio dei poteri di primo ministro o se, come ipotizzano già alcune testate internazionali, il suo ruolo sarà puramente simbolico.

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