Triangolo delle Bermuda, svelato il mistero: è solo una "buca"?

16 marzo 2016 ore 15:49, Micaela Del Monte
Il mistero del Triangolo delle Bermuda è sempre stato uno dei più curiosi di sempre. Ora però sembrerebbe che il nodo sia stato definitivamente sciolto. Il mistero potrebbe infatti trovarsi, secondo gli scienziati, in una serie di crateri sottomarini sul fondo del Mare di Barents, al largo della costa della Norvegia. 

Una spiegazione plausibile per la scomparsa delle navi nel triangolo maledetto, che si trova a migliaia di chilometri di distanza nel tratto di oceano compreso tra le Bermuda, Porto Rico e la Florida. Gli scienziati hanno trovato crateri fino a mezzo miglio di larghezza e 150 piedi di profondità. Si ritiene che siano stati causati da accumuli di metano al largo della costa norvegese ricca di gas naturale. Il metano sarebbe fuoriuscito dai depositi di gas naturale e avrebbe creato le cavità.

Triangolo delle Bermuda, svelato il mistero: è solo una 'buca'?
“Esistono diverse giganti cavità sul fondo del mare in una zona nella parte centro-occidentale del Mare di Barents causate probabilmente da enormi scoppi di gas”, sostengono al Sunday Times gli scienziati, convinti che proprio intorno a queste buche, profonde fino a 45 metri e larghe fino a 800, origini la ragione delle insolute scomparse verificatesi nel tratto di Oceano compreso tra le Bermuda, Porto Rico e la Florida.
 
“L’area dei crateri rappresenta probabilmente uno dei più grandi punti caldi per il rilascio di metano marino nell’Artico e le esplosioni che successivamente formano le cavità potrebbero comportare grossi rischi per le navi che viaggiano sul Mare di Barents”, hanno spiegato ancora gli autori dello studio, certi che le imbarcazioni e i velivoli di passaggio nel Triangolo, distante migliaia di chilometri dalle acque a nord di Norvegia e Russia, si siano potuti imbattere in simili situazioni di pericolo, contraddistinte da potentissimi e temibilissimi vortici capaci di compromettere la sicurezza e di trascinare tutto e tutti.
 
Una versione che si avvicina allo scenario descritto l’anno scorso da Igor Yeltsov, autorevole scienziato russo secondo cui le misteriosi sparizioni delle Bermuda sarebbero da attribuire “alle reazioni dei gas idrati che cominciano a decomporsi attivamente quando il ghiaccio di metano si trasforma in gas. Accade in maniera simile ad una valanga, come in una reazione nucleare, producendo enormi quantità di gas. Questo fa aumentare la temperatura del mare e le navi affondano nelle sue acque, mescolate con una percentuale enorme di gas”.
 
Insomma, nessun fenomeno paranormale: ad alimentare il mito del Triangolo, un caso che appassiona studiosi e profani fin dal lontano 1945, quando uno squadrone di cinque bombardieri della US Navy sparì nel nulla insieme all’aereo con cui sorvolava l’Oceano, non sarebbe stato altro che un “banalissimo” evento naturale. Per saperne di più, ora non resta che aspettare aprile: il mese prossimo, infatti, in occasione della riunione annuale della European Geosciences Union, l’indagine della Arctic University verrà finalmente pubblicata.
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