Per Ministro Fedeli da Papa Francesco lezione anti-discriminazione e "unità nella diversità"

17 febbraio 2017 ore 15:11, intelligo
Per Ministro Fedeli da Papa Francesco lezione anti-discriminazione e 'unità nella diversità'
Mario Panizza all'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università aveva fatto sapere dell'arrivo di Papa Francesco all'ateneo. 
E per un Papa è la seconda volta alla terza università pubblica di Roma, dopo la visita con Giovanni Paolo II. Gli studenti dell'università nel quartiere Ostiense hanno accolto con gioia il Pontefice e la visita è durata in tutto un paio di ore con tanto di  dialogo con gli studenti nel piazzale davanti al rettorato dove sono state sistemate 1200 sedie. 

DISCORSO DEL PAPA

Il discorso del Papa è stato molto insistente su un concetto: una università in cui si fa ideologia non è una vera università. Papa Francesco, ci ha tenuto a spiegare quale debba essere il ruolo di un ateneo. Bando a quegli istituti 'elitari', dove non ci sono né ascolto, né confronto. "Dialogare è proprio di una università - osserva Bergoglio tra gli applausi degli studenti -. Una università dove si va solo a scuola a sentire i professori non è tale. Una università deve avere questo lavoro artigianale del dialogo. Sentire la lezione, la saggezza dei professori, ma il dialogo, la discussione questo è importante". 
Poi l'attacco a quelle realtà chiuse, elitarie, per figli dabbene: "Vi parlo di una cosa che non so se c'è in Italia ma c'è in altre parti: anche io ho visto le università di elite, sono generalmente dette ideologiche, dove tu vai e ti insegnano questa linea soltanto di pensiero e ti preparano a fare un agente di questa ideologia. Quella non è università dove non c'è dialogo dove non c'è confronto e ascolto né rispetto per come la pensa l'altro, dove non c'è l'amicizia, la gioia dello sport e del gioco non c'è università. 'Ma io vado all'università per imparare', sì imparare, ma per vivere e cercare il vero, per cercare la bontà, per cercare la bellezza. Tutti insieme. Questo è un cammino universitario che non finisce mai per questo è tanto importante l'esperienza dei vecchi alunni perchè i nuovi possano avere dialogo con loro". E a Francesco è caro il  principio di unità ma nella diversità. Per questo decide di spiegare ai ragazzi come deve essere la globalizzazione e quale forma deve assumere: "Noi viviamo un'epoca di globalizzazione e lo sbaglio è pensare la globalizzazione come se fosse un pallone dove ogni punto è a uguale distanza dal centro. Questa uniformità è la distruzione dell'unità perchè ti toglie la capacità di essere differente. Per questo mi piace parlare del poliedro: sì c'è globalizzazione poliedrica, c'è una unità ma ogni razza, ogni cultura, ogni Paese sempre conserva la sua identità e questa è l'unità nella diversità che la globalizzazione deve cercare. L'unità è la diversità, e quando si va per quella strada le culture crescono, il livello culturale cresce". 
"Credo che il pericolo di oggi sia un vero pericolo mondiale, cioè concepire una unità, una globalizzazione nella uniformità: questo distrugge. La vera unità si fa nella diversità e così possiamo parlare di una 'comunis patria' dove ognuno è diverso, anche nel mondo". 

VIOLENZA

Il Pontefice è molto attento ad usare parole comprensibili e spiegare ai ragazzi il concetto di violenza. Alla studentessa Giulia che ne chiede il significato spiega: "Tu hai parlato della violenza. Ma pensiamo al linguaggio; la tonalità del linguaggio è salita tanto: oggi si parla per strada, a casa, si grida. Si insulta con normalità. C'è anche la violenza nel parlare. Questa è una realtà che tutti viviamo. Se c'è qualcosa sulla strada, qualche problema, prima di domandare cosa è successo c'è un insulto, poi si chiede il perchè. C'è aria di violenza anche nelle nostre città. Anche la fretta e la celerità della vita ci rende violenti a casa. Tante volte dimentichiamo di dare il buongiorno. Diamo saluti anonimi, la violenza è un processo che ci fa ogni volta più anonimi. Ti toglie il nome. E i nostri rapporti sono un po' senza nome. Sì, è una persona con un nome ma io lo saluto come se fossi una cosa. Questo che noi vediamo cresce, cresce e diviene la violenza mondiale. Nessuno oggi può negare che stiamo in guerra e questa è una terza guerra mondiale. A pezzetti, ma c'è. Bisogna abbassare i toni, parlare meno e ascoltare di più". Il Pontefice poi cerca di dare delle soluzioni: "Ci sono tante medicine contro la violenza. Prima di discutere, dialogare. Se tu pensi diversamente da me, dialoghiamo. Il dialogo avvicina: non solo le persone, i cuori. Col dialogo si fa l'amicizia sociale. Io prendo il giornale e vedo che questo insulta quello, in una società dove la politica si è abbassata tanto - e sto parlando della società mondiale - si perde il senso della costruzione sociale, della convivenza sociale ma questa si fa col dialogo. 
Dialogo e ascolto. Questo si vede quando ci sono discussioni. Nelle campagne elettorali in tivù, prima che l'altro finisca di parlare arriva già la risposta. Ma no! - consiglia il Papa - ascoltare bene prima e se non capisco ciò che mi vuoi dire chiedere spiegazioni". Il Papa invita alla "pazienza del dialogo perché dove non c'è dialogo c'è violenza". Avverte il Papa: "Stiamo in guerra ma le guerre cominciano nel nostro cuore. Quando io non sono capace di aprirmi agli altri, di rispettare gli altri, di dialogare, lì comincia la guerra. Quando non c'è dialogo a casa, quando si grida anziché parlare o si sgrida, o quando siamo a tavola ognuno col suo telefonino sta parlando; è l'inizio della guerra dove non c'è il dialogo".        

MINISTRA ISTRUZIONE FEDELI

Per la ministra dell'Istruzione  dell'Università e della Ricerca, Valeria Fedeli "da Papa Francesco abbiamo ascoltato parole di grande profondità e forza morale". Poi sottolinea sopratutto la parte del discorso che più le è piaciuta. "Con il suo intervento ci ha consegnato - dice -  un messaggio centrato sul rispetto reciproco, sull'importanza del linguaggio che non deve mai divenire strumento di discriminazione o sopraffazione, sul valore dell'ascolto e del dialogo, sulla ricerca dell'unità nelle diversità. È stata una importante lezione di cultura politica e di etica nell'esercizio della responsabilità pubblica per le studentesse e gli studenti, per i docenti e le personalità presenti e per la politica tutta". ha concluso Fedeli.
autore / intelligo
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