Dopo Cannes, "La pazza gioia" a Torino. Ramazzotti e Bruni Tedeschi alla Thelma & Louise

17 maggio 2016 ore 17:14, Andrea Barcariol
Dopo l'accoglienza trionfale al Festival di Cannes, "La pazza gioia" sbarca a Torino. Questa sera il regista Paolo Virzì, incontrerà il pubblico al cinema Massimo. Al suo fianco, le bravissime protagoniste Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi che interpretano due amiche: una giovane donna che custodisce un doloroso segreto e una logorroica  e istrionica contessa che millanta rapporti intimi coi potenti della Terra. Entrambe sono ospiti a Villa Biondi, comunità terapeutica per donne con disturbi mentali, dove sono sottoposte a misure di sicurezza e da cui riescono, un giorno, a scappare. Da qui parte un road movie a metà strada tra il cult Thelma & Louise e Ragazze Interrotte che valse un Oscar ad Angelina Jolie (come attrice non protagonista) al fianco di Winona Ryder. "La pazza gioia racconta l’imprevedibile amicizia che nasce tra queste due figure così apparentemente distanti, amicizia che porterà ad una fuga strampalata e toccante, alla ricerca di un po’ di felicità in quel manicomio a cielo aperto che è il mondo dei sani".  La sceneggiatura di questo dodicesimo lavoro del regista toscano reca la firma dello stesso Paolo Virzì e di Francesca Archibugi. "Sono fantastici quando scrivono insieme, nasce un mix incredibile - racconta la Ramazzotti". A Cannes il film è stato accolto con dieci minuti di applausi che hanno provocato qualche lacrima sul volto delle attrici, visibilmente commosse. "Ero imbarazzato, li ho quasi dovuti fermare" - spiega Virzì.

Dopo Cannes, 'La pazza gioia' a Torino. Ramazzotti e Bruni Tedeschi alla Thelma & Louise
Ottime le recensioni anche della stampa internazionale con Le Monde che parla di "un gran bazar di vita e di cinema", esaltando il lavoro del regista. "Sulla sceneggiatura il personaggio era complesso e chiaro al tempo stesso: ho lavorato sul mio superIo pregandolo di andare un po' in vacanza e lasciarmi in pace, così più che costruire il personaggio l'ho de-costruito - spiega Valeria Bruni Tedeschi - Io Beatrice la capisco, sono affine ai matti pur non avendo fatto il salto per essere proprio come loro, la differenza è che mi controllo, mi aiuto con l'ipocrisia, ma dentro sono identica, ossia disperata. Del resto faccio psicoterapia da sempre, non ne potrei fare a meno, già andare lì, aspettare in sala d'attesa mi fa bene, la considero la mia seconda casa". Opposto il personaggio della Ramazzotti: "Per Donatella sono partita dall'apparenza, tatuaggi, cicatrici, capelli sempre davanti come per proteggersi poi piano piano, senza mai dimenticarne sofferenza e umanità, ho dato vita a questa donna meschina, umiliata, la cui mancanza di amore è diventata la fame di amore, talmente forte da sentirsi colpevole per la madre che non ha saputo essere".


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