Le indiscrezioni di Trump ai russi infastidiscono tutti, ma non Israele

17 maggio 2017 ore 16:58, intelligo
di Massimo Spread

Diplomatici europei assicurano che non scambieranno più dati sensibili con gli USA; centri studi celebri come il Center for a New American Security mettono in dubbio la prosecuzione della collaborazione d’intelligence tra Washington e Gerusalemme; quotidiani statunitensi trattano il caso come un nuovo Watergate. L’ultima bravata di Donald Trump, che ha condiviso con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov informazioni ottenute dai servizi segreti israeliani riguardanti nuovi piani terroristici dell’Isis, sembra aver fatto infuriare chiunque. Tranne, guarda un po’, gli israeliani stessi.
Le indiscrezioni di Trump ai russi infastidiscono tutti, ma non Israele
I quali non solo si sono ben guardati dal protestare, richiamare il loro ambasciatore o convocare quello americano, ma si sono affrettati, tramite il potente ministro della Difesa Avigdor Lieberman, a ricordare che i rapporti con gli USA resteranno «senza precedenti, nel contributo che danno alla nostra forza». Non solo; l’ambasciatore israeliano Ron Dermer ha dichiarato che il suo paese «ha completa fiducia nella condivisione di intelligence con gli Stati Uniti e punta a rafforzare questo rapporto con gli anni sotto la presidenza Trump».
Considerando che il primo ministro Benjamin Netanyahu non ha risparmiato critiche forti e chiare alla presidenza USA quando le posizioni della Casa Bianca non coincidevano con i suoi desiderata (nessuno ricorda il suo discorso al Congresso nel 2015 quando ridicolizzò il piano di Obama sul nucleare iraniano?), appare quantomeno improbabile che Israele sia davvero infastidita dalla mossa di Trump. Il quale ha solamente condiviso con una potenza alleata nella lotta al terrorismo islamico e attivamente impegnata in Siria, dettagli riguardo una strategia terroristica che potrebbe essere tentata contro cittadini USA, ma anche europei e russi. E l’ha fatto senza infrangere la legge, considerando che il presidente ha l’autorità di declassificare qualunque informazione della quale venga a conoscenza.

Il New York Times ha sostenuto che questa condivisione di intelligence con la Russia potrebbe far saltare la copertura alla spia israeliana che si sarebbe infiltrata nell’Isis, ma non esiste alcuna certezza che Gerusalemme abbia ricevuto le sue informazioni riservate tramite questo canale (né ovviamente che questa spia esista). Inoltre, a metterne a rischio la copertura non sarebbe stato certo il colloquio tra Trump e Lavrov, ma la decisione del Washington Post di metterne a conoscenza il mondo intero.
Insomma, le confidenze di Trump sembrano non aver infastidito per nulla Israele, che bada a ben altri segnali lanciati dall’amministrazione repubblicana: come il fatto che il neoinsediato ambasciatore USA David Friedman si sia recato subito a visitare il Muro del pianto, luogo santo per eccellenza per gli ebrei ubicato in quella Gerusalemme Est che Obama avrebbe voluto destinare all’amministrazione palestinese.


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