Dal Santo Graal alla "dieta magica": la longevità dei Templari fra leggenda e cucina

17 marzo 2016 ore 16:31, Americo Mascarucci
Le leggende sui Templari partono dal Santo Graal per finire oggi a tavola
Se ne sono dette e scritte tante sull'ordine monastico-cavalleresco fondato all'inizio dell’anno mille e sciolto definitivamente tra il 1312 e il 1314, in seguito della bolla di papa Clemente V che soppresse l'ordine in modo perenne e irrevocabile. 
Fra le leggende più in uso quella secondo cui il Santo Graal, il calice in cui bevve Gesù Cristo durante l’ultima cena, sarebbe stato trovato dai Templari e portato in Scozia durante la soppressione dell'ordine nel 1307, dove si si troverebbe tuttora sepolto nella Cappella di Rosslyn. Altre recenti "scoperte" sostengono invece che il Santo Graal fu portato nella Spagna settentrionale, sotto la protezione dei Cavalieri templari.
Altre fonti sostengono invece che i Templari avessero scoperto i segreti dei Massoni che avevano costruito il primo ed il secondo tempio sul Monte del Tempio, oltre ad aver scoperto che l'Arca dell'Alleanza era stata portata in Etiopia prima della distruzione del Primo Tempio d'Israele. Si fa allusione a tutto ciò nelle incisioni nella Cattedrale di Chartres, l'edificio che porta le influenze di Bernardo di Chiaravalle, patrono dell'ordine. 

Dal Santo Graal alla 'dieta magica': la longevità dei Templari fra leggenda e cucina
Adesso però la leggenda sembra spostarsi dagli aspetti più tipicamente eroici direttamente in cucina. Ci si è chiesti infatti come mai i templari vivessero all'epoca 40 anni in più circa dei loro coetanei sfiorando i settanta anni traguardo quasi proibitivo per quel periodo quando l’età massima non superava i 35 anni. La risposta sarebbe tutto negli stili di vita e soprattutto in una dieta ferrea quanto salutare. Una dieta variegata quanto ricca. Poca carne, tanti legumi, pesce e frutta fresca. 
"Una dieta che ha portato 314 Cavalieri Templari, uno dei più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani, in molti casi a superare i 70 anni al processo che li vide protagonisti nel 1321. La spiegazione potrebbe risiedere nell'effetto positivo esercitato sulla flora intestinale da questa alimentazione, più sana rispetto a ciò che si mangiava nel Medioevo. Una fonte naturale di probiotici che ha effetti positivi e protettivi sulla flora gastrointestinale". Lo spiega all'AdnKronos Salute Francesco Franceschi, direttore medicina d'urgenza del Policlinico Gemelli di Roma.
Franceschi è autore, insieme ai colleghi Roberto Bernabei, Giovanni Gasbarrini e Peter Malfertheiner, della ricerca "La dieta di Cavalieri Templari: il loro segreto di longevità?", pubblicata su 'Digestive and Liver Disease'. 
"Nel Medioevo - evidenzia lo studio - l'alimentazione era ricca di grassi e calorie, si consumava molta carne nelle classi più ricche e la gotta era una delle patologie più diffuse. Come l'obesità, simbolo di ricchezza e opulenza, il diabete mellito e i livelli di colesterolo e trigliceridi erano molto alti".
Proprio a questi stili di vita eccessivi e sregolati si contrapponeva la sobrietà dei Templari.
"La dieta dei Templari, molto moderna e se vogliamo antesignana della dieta Mediterranea, combatteva tutte queste malattie - spiega ancora Franceschi - poca carne (2 volte a settimana), molti legumi (tre piatti a settimana) che invece oggi si consumano poco ma sono invece potenti probiotici, il pesce era molto frequente, l'acqua la bevevano addizionata con la spremuta di arance per arricchire la carica anti-batterica. Al vino (molto razionato) aggiungevano polpa di Aloe, una pianta dotata di azioni antisettiche e funghicide molto utile nei Paesi con climi desertici caldi. La longevità è stata una caratteristica peculiare dei Templari, secondo i documenti storici analizzati: Hugues de Payens morì a 66 anni; l'ultimo gran maestro Jacques de Molay quando fu ucciso, dopo 7 anni di prigione, aveva 67 anni. Al tempo - sottolinea Franceschi - questa eccezionale dote era attribuita ad uno speciale 'regalo' divino, ma in realtà dietro c'erano abitudini alimentari e igieniche codificate in regole da Bernardo di Chiaravalle".


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