Sos batteri più resistenti in Italia: le famiglie di germi e quali rischi

17 novembre 2015 ore 7:30, Americo Mascarucci
Sos batteri più resistenti in Italia: le famiglie di germi e quali rischi
L’Italia è il paese che ha il più alto numero di batteri capaci di resistere agli antibiotici; un primato certamente non invidiabile reso noto in occasione del World antibiotici Awareness Week, un’iniziativa globale per migliorare la comprensione del problema e cambiare il modo in cui vengono utilizzati gli antibiotici. 
Un primato che pone l’Italia in testa alla classifica dei paesi europei almeno stando ai dati diffusi dall’European Center for Diseases Control (Ecdc). 

Il consumo di antibiotici in Europa non calerebbe, e anzi in alcuni paesi continuerebbe a salire. Secondo il rapporto, basato sui dati della sorveglianza Esac-net dell'Unione Europea, il dato medio Ue di consumo fuori dagli ospedali per il 2014 è 21,6 dosi al giorno ogni mille abitanti, e varia dalle 10,6 dell'Olanda alle 34,6 della Grecia.

L'Italia, con 27,8 dosi, è al quinto posto, dietro a Francia, Romania e Belgio. 

Il dato medio è sostanzialmente stabile, con la Gran Bretagna che ha mostrato un aumento del consumo bilanciato da diminuzioni a Cipro e in Svezia.
"Come negli anni precedenti - scrivono gli esperti dell'Ecdc -, le penicilline sono l'antibiotico più utilizzato in tutti i paesi, anche se la proporzione fra i vari gruppi di antibiotici varia molto. Ad esempio le cefalosporine sono lo 0,2% degli antibiotici usati in Danimarca ma il 21% in Slovacchia". 

Aumenta dunque il consumo degli antibiotici ma contemporaneamente anche la resistenza dei batteri. L’Italia è in vetta alla classifica con quasi tutte le specie che proliferano. 
Il focus degli esperti europei si è concentrato in particolare sugli enterobatteri carbapenemasi resistenti, una famiglia particolarmente pericolosa perché lascia pochissime opzioni per la terapia.
"La prevalenza di questi batteri è molto peggiorata negli ultimi due anni - afferma il rapporto - tredici paesi hanno riportato una diffusione ampia o una situazione endemica nel 2015, mentre erano sei nel 2013". 

E per ciò che riguarda le altre famiglie di batteri il quadro è a tinte nere.
Nel caso dell’Escherichia Coli, uno dei più diffusi, L'Italia aveva nel 2011 meno del 25% , mentre ora è entrata nella fascia più alta, quella tra il 25 e il 50%. 

Per gli acinetobacter, una delle cause delle infezioni ospedaliere è ormai sopra il 50%, mentre per lo staffilococco aureo resistente alla meticillina (mrsa) si è nella fascia 25-50%, battuti solo dalla Romania. Percentuali molto alte, tra il 25 e il 50%, si trovano anche per Klebsiella pneumoniae, una delle cause principali delle infezioni urinarie.

Primati di cui forse il nostro Paese farebbe volentieri a meno.

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