Bce: Italia non cresce, è crisi occupazione. E Renzi è peggio di Tsipras

18 dicembre 2015 ore 13:01, Luca Lippi
Bce: Italia non cresce, è crisi occupazione. E Renzi è peggio di Tsipras
Secondo la Banca centrale europea (Bce), l'attività economica mondiale prosegue su un percorso di ripresa graduale ma disomogenea. "Le prospettive per le economie avanzate sono sostenute dai bassi prezzi del petrolio, da condizioni di finanziamento ancora favorevoli, da miglioramenti nei mercati del lavoro e dal clima di fiducia più positivo, nonché dal venir meno degli effetti avversi derivanti dalla riduzione dell'indebitamento del settore privato e dal risanamento dei conti pubblici", si legge nel Bollettino economico. Tuttavia, sullo scenario globale pesano le prospettive di crescita dei paesi emergenti che continuano a essere frenate da ostacoli strutturali e squilibri macroeconomici, acuiti in alcuni casi dall'inasprirsi delle condizioni finanziarie internazionali e dalla diminuzione dei corsi delle materie prime. Le proiezioni macroeconomiche formulate in dicembre dagli esperti dell'Eurosistema indicano protratti rischi al ribasso per le prospettive di inflazione e un'evoluzione dei prezzi lievemente più debole rispetto alle precedenti attese. Nell'ultima riunione del 3 dicembre, gli esperti Bce hanno rivisto al ribasso le previsioni di inflazione nell'Eurozona rispetto a quanto annunciato lo scorso settembre allo 0,1% nel 2015, all'1% nel 2016 e all'1,6% nel 2017.

I rischi per le prospettive di crescita dell'area euro rimangono, quindi, orientati al ribasso e sono connessi, in particolare, alle maggiori incertezze riguardo all'evoluzione dell'economia mondiale, nonché a rischi geopolitici di ampia portata. "Questi rischi sono potenzialmente in grado di influire sulla crescita mondiale e sulla domanda esterna di esportazioni dell'area oltre sulla fiducia più in generale", conclude la Bce. La stangata della Bce è importante, sottolinea nuovamente che l'occupazione cresce poco in Italia. Se la ripresa dell'Eurozona ha portato a una crescita generalizzata degli occupati, in particolare in Germania e in Spagna, in Italia l'occupazione complessiva rimane pressoché invariata, in controtendenza rispetto all'insieme dell'area euro e alle economie più piccole. Il confronto appare sfavorevole rispetto a tutte le economie dell'Eurozona colpite dalla crisi del debito: non solo Spagna ma anche Portogallo, Irlanda e persino Grecia, dove si è verificato invece un aumento dell'occupazione "marcato". L'economia iberica guadagna la palma di Paese dell'Eurozona che - dal secondo trimestre 2013 - ha segnato il maggior aumento degli occupati dell'Eurozona, con 724 mila addetti in più. In Italia, invece, la cifra è inferiore di quasi sei volte: 127 mila occupati in più nello stesso periodo. Ecco perché gli economisti dicono che, nel Belpaese, l'impatto della crisi è "persistente" sul mercato del lavoro. Per altro, l'aumento degli occupati in Italia, "più modesto" che in altri Paesi europei, "è dipeso per il 63 per cento da posizioni a tempo parziale". 
Domanda finale:  ma se la Grecia va meglio dell'Italia, Renzi è peggio di Tsipras?

autore / Luca Lippi
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