In Italia record di Neet, Europa fotografa chi sono e perché inattivi

18 luglio 2017 ore 15:54, Luca Lippi
La commissione Ue ha tratteggiato il profilo sul lavoro in Italia. È emerso che nel nostro paese, infatti, quasi un giovane su cinque, nella fascia tra 15 e 24 anni, non ha e cerca un lavoro né è impegnato in un percorso di studi o di formazione. Sono i cosiddetti Neet e il nostro Paese, purtroppo, vanta uno dei tassi più alti d’Europa: 19,9% contro una media nel Continente dell’11,5%.
Se è vero, come è vero, che il futuro e le prospettive di crescita di un paese si misurano anche in rapporto al percorso scolastico e lavorativo della parte di popolazione più giovane, c’è decisamente da allarmarsi. La disoccupazione e anche la prospettiva di un mercato del lavoro sempre meno accogliente è l’orizzonte che si profila agli occhi dei giovani che per età dovrebbero entrare nel mondo del lavoro. In sostanza i giovani di fronte alle prospettive e a una crisi sempre più aggressiva, vedono solamente un muro insormontabile e per qualcuno più volenteroso sconvenientemente scalabile.
In Italia record di Neet, Europa fotografa chi sono e perché inattivi
Eppure, nel 2016, la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni è stata al 37,8%, in calo rispetto al 40,3% del 2015, ma comunque la terza in Europa dopo Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%).

PER QUELLI CHE UN LAVORO LO HANNO, invece, c’è poco da rallegrarsi a meno che non si scelga di vivere alla giornata. Più del 15% dei casi ha contratti atipici (fra i 25 e i 39 anni, nel Regno Unito è meno del 5%, dati 2014), è “considerevolmente più a rischio precarietà”, e se ha meno di 30 anni guadagna in media meno del 60% di un lavoratore ultrasessantenne.
Un dato questo che ha inevitabili ripercussioni, ovviamente negative sul percorso di vita, non solo quello che riguarda la sfera professionale ma anche quella personale. I giovani italiani lasciano la casa di origine e fanno figli fra i 31 e i 32 anni, più tardi rispetto a una decina di anni fa e molto dopo la media Ue, dove l’età media è di circa 26 anni.
Al quadro, non certo incoraggiante, le nuove generazioni percepiranno “con tutta probabilità” pensioni più basse in rapporto alla loro remunerazione.
 
PENSIONE CHIMERA, soprattutto dopo l’allarme lanciato dal presidente dell’Inps, Tito Boeri in una intervista rilasciata al Sole24Ore nel corso della quale ha dichiarato che bloccare gli adeguamenti dei requisiti di pensionamento a 67 anni dal 2021 avrebbe una ricaduta di “141 miliardi di spesa in più da qui al 2035”. La formazione di questa massa di liquidità praticamente dal nulla, è destinata a trasformarsi inevitabilmente “in aumento del debito pensionistico implicito, dato che l’uscita prima del previsto non verrebbe compensata, se non in minima parte, da riduzioni dell’importo delle pensioni”.
In sostanza, siamo in un vicolo cieco, e c’è da credere a domino tutto questo ricadrà anche sugli ultimi baluardi delle frontiere preposte a sostenere la ri-crescita che non sembra esserci.

UNA CURIOSITA', l'Italia non è un Paese per giovani, continua ad avere, secondo i dati del 2016, la percentuale più alta nell’Ue (19,9%) di giovani nella fascia tra 15 e 24 anni che non cercano lavoro né studiano o sono in formazione un record che detiene ormai ininterrottamente dal 2013.

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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