Falsa partenza e polemiche per la tassa Airbnb: non si paga

18 luglio 2017 ore 15:07, Luca Lippi
Falsa partenza quella di ieri (17 luglio) per gli intermediari degli affitti brevi e turistici di trattenere dai proprietari delle case affittate le imposte dovute. In sostanza, si profila un Flop di un’altra norma che pare essere stata concepita con tutte le buone intenzioni, ma senza curare troppo la forma. In sostanza gli operatori come Airbnb al debutto di ieri della nova norma antievasione, si sono trovati nella condizione di impossibilità di ottemperare all’obbligo. Ha scritto Airbnb in una nota condivisa da Homeaway e dall’associazione degli agenti immobiliari Fiaip: “Ci troviamo nell’impossibilità tecnica di adeguarci. Lo Stato si è riservato due anni per ideare e introdurre la cedolare secca e ora pretende che ci adeguiamo in un fine settimana”.
Falsa partenza e polemiche per la tassa Airbnb: non si paga
Ricordiamo che la “nuova” tassa Airbnb, non ha fatto altro che stabilire nuove modalità di pagamento per le imposte sugli affitti brevi (con la ritenuta effettuata dagli intermediari) e chiarire che la cedolare secca, cioè la tassazione separata al 21%, può essere applicata a questa tipologia di locazione.
Attenzione: la possibilità di utilizzare la cedolare secca per gli affitti brevi vale anche per i periodi precedenti al 1° giugno 2017, cioè prima dell’entrata in vigore della tassa Airbnb: è quanto emerge dall’attenta analisi di una nota circolare dell’Agenzia delle Entrate del 2011 (Circ. 26/E/2011.).

AFFITTO TRAMITE I PORTALI WEB
Con le modifiche apportate dalla manovrina, Airbnb, o il diverso intermediario, all’atto dell’incasso dovrà operare una ritenuta del 21% sul canone d’affitto e versare quanto trattenuto all’erario. In questo modo sarà il gestore del servizio a pagare direttamente la cedolare secca, in qualità di sostituto d’imposta e il proprietario non potrà evadere le tasse.
Per di più, l’intermediario dovrà comunicare all’Agenzia delle entrate i contratti conclusi per suo tramite e rilasciare annualmente a chi affitta la certificazione unica (Cu) contenente gli importi percepiti e le ritenute effettuate.  La violazione delle regole comporta delle sanzioni, per l’intermediario, pari a 2.000 euro.

TUTTI INSIEME
Operatori digitali e “analogici” contestano modi e tempi della misura antievasione. Il codice tributo è arrivato appena due settimane fa e il regolamento dell’Agenzia delle Entrate solo giovedì. “Il legislatore vorrebbe che dedicassimo migliaia di ore di sviluppo per modificare portali attivi e operanti, che informassimo centinaia di migliaia di proprietari nel corso di un fine settimana”, scrivono i tre soggetti.
Come contestano l’obbligo per le piattaforme digitali con sede all’estero, è il caso sia di Airbnb che di Homeaway, di dotarsi di un rappresentante fiscale in Italia, “in mancanza di ogni tipo di garanzia e certezza di adempiere agli obblighi del caso”.
Nel complesso, l’intervento è stato giudicato frettoloso e anche l’Agenzia delle Entrate ha ammesso che i tempi sono realmente stretti, al punto di essere disposta a chiudere un occhio, per questa prima tranche, sui ritardi delle prime settimane e sulle relative sanzioni (che ricordiamo ammontano al 20% dell’omessa trattenuta).
Airbnb e gli altri soggetti firmatari, però non contestano soltanto la scadenza, ma l’intera legge poiché “il governo si era impegnato a delegare l’Agenzia delle Entrate a dare attuazione alle norme tramite accordi con le piattaforme, cosa che fin qui non è avvenuta. Confidiamo che si possa aprire un confronto serio caso per caso”. Al momento, quindi, sembra che gli intermediari in questione non hanno nessuna intenzione di raccogliere la tassa dai proprietari per girarla al Fisco.

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autore / Luca Lippi
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