Fitto come Fini: Berlusconi ha emesso la sentenza (senza appello)

18 maggio 2015, Americo Mascarucci
Fitto come Fini: Berlusconi ha emesso la sentenza (senza appello)
Raffaele Fitto? Un peso che ci siamo tolti. Quelli del Nuovo centrodestra? Tutti ciellini e cooperativisti. Silvio Berlusconi è sprezzante e non risparmia nessuno ad iniziare da quelli dell’Ncd che pure ha corteggiato fino all’ultimo minuto per avere l’appoggio ai candidati azzurri nelle regioni, la Campania su tutti. Ma a Lecco dove l’ex Cavaliere ha lanciato i suoi strali il partito di Alfano non sta in coalizione, anzi sfida apertamente il candidato berlusconiano. 

Nei giorni scorsi il quotidiano Il Giornale aveva pubblicato a tutta pagina una notizia sorprendente quanto sconcertante al tempo stesso. Secondo il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini avrebbe richiesto l’iscrizione alla Fondazione Alleanza Nazionale, quella che gestisce il patrimonio dell’ex partito nato a Fiuggi nel 1995 e poi sciolto nel 2008 per confluire nel Pdl, ma la maggioranza degli iscritti avrebbe respinto la richiesta per “indegnità morale”.  

Secondo quanto scritto da Il Giornale, deriverebbe dalla rottura con Berlusconi e la scissione del Pdl, l’alleanza di Futuro e Libertà con Monti ma soprattutto la nota vicenda della casa di Montecarlo. Fini ha smentito sostenendo di non aver mai richiesto alcuna iscrizione alla Fondazione e analoga smentita è giunta anche dai vertici della Fondazione stessa. Senza entrare nel merito della questione, della notizia riportata e smentita dai diretti interessati, appare chiaro come in campo berlusconiano alberghi la convinzione di dover “punire” a vita chi si è macchiato del gravissimo reato di “lesa maestà”. 

Pietro Nenni soleva dire che “la politica non si fa né con i sentimenti, né con i risentimenti” e a destra lo hanno capito perfettamente. Ad esempio lo ha compreso Francesco Storace che, nonostante i duri scontri e le battaglie condotte contro Fini dentro e fuori An, oggi è in campo per ricostruire un’area di destra insieme a Fini e a quanti sentono la necessità di restituire cittadinanza ad un elettorato privo di punti di riferimento. 

Anzi, a detta de Il Giornale proprio Storace avrebbe caldeggiato insieme a Italo Bocchino e a Roberto Menia l’ingresso di Fini nella Fondazione nella convinzione che proprio da qui si possa ripartire per ricostruire la destra in Italia. 
Perché, ammesso che Fini abbia sbagliato tutto, ciò non significa che debba essere interdetto a vita dall’attività politica. E’ ciò che invece vorrebbero i berlusconiani per i quali Fini non merita alcuna “dignità politica”, soltanto disprezzo, denigrazione, damnatio memoriae. Un destino che state certi toccherà presto anche a Fitto, colpevole anche lui di aver chiesto ciò che in un qualsiasi partito dovrebbe essere consentito quasi fisiologicamente; la democrazia interna. 

Ma quando la politica si trasforma in sudditanza allora diventa impossibile pensare di poter chiedere ciò che sembrerebbe scontato. Perché a quel punto la critica, il dissenso non rientrano più nella categoria della normale dialettica politica, ma diventano un qualcosa che con la politica non c’azzecca nulla, diventa un “tradimento degli affetti” quasi fosse obbligatorio non dover mettere mai in discussione la leadership del capo. 

Ecco perché il legittimo dissenso di un Fini, di un Alfano, di un Fitto o di qualunque altra persona, dissenso per quanto discutibile, non viene considerato alla stregua di una normale posizione politica ma diventa un qualcosa di “scandaloso” un tradimento da punire, un’onta da lavare quasi con il “sangue”.  

Intanto Berlusconi sogna un partito nuovo, di giovani e professionisti mai compromessi con la politica. Ma anziché unire i moderati come ripete ogni giorno l’ex Cavaliere, il campo del centrodestra si va frastagliando sempre di più. Fini sogna di creare in Italia una destra liberale europea ispirandosi a Sarkozy uscito vincitore dalle recenti elezioni amministrative francesi;  Salvini e la Meloni invece guardano alla destra di Marine Le Pen, una destra di stampo sociale, tradizionalista, nazionalista; Alfano, Casini e Company guardano al Partito Popolare europeo e tutto sommato non è escluso possano aderire al “partito della nazione” ipotizzato da Renzi soprattutto se il Pd andrà “depurandosi” delle sue componenti più a sinistra ; Fitto sembra guardare a Cameron e alla costituzione di un partito conservatore italiano magari con Passera e altri nuovi compagni di viaggio. 

Forza Italia si professa liberale e continua a promettere quella rivoluzione che ormai sembra diventato un mantra, ma con la prospettiva evidente di non poter sopravvivere a Berlusconi. Ciò che manca è il soggetto federatore, ruolo che in passato ha sempre svolto Berlusconi. 

Ormai però appare evidente come l’ex Cavaliere più che un federatore appaia sempre più come un demolitore e rischi seriamente non di agevolare ma di compromettere seriamente il progetto di una nuova casa dei moderati.  Anche perché l’esplosione del Pdl ha fatto emergere in maniera evidente le divergenze fra i vari partiti che in un passato nemmeno tanto lontano ne hanno fatto parte. Separare è facile, riunire è molto più difficile, quasi impossibile. 

Questo alla fine è stato il capolavoro del berlusconismo, aver mandato in frantumi il centrodestra nel momento stesso in cui si è avanzata la pretesa di unirlo creando un Pdl dalle poche idee e pure parecchio confuse. E i danni sono sotto gli occhi di tutti. Basterebbe intanto mettere da parte i risentimenti e guardare avanti. Sarebbe già qualcosa, un qualcosa di talmente assurdo da non poter sembrare nemmeno vero. 
caricamento in corso...
caricamento in corso...