Autonomia Lombardia e Veneto, quanto producono e le spese dello Stato

18 ottobre 2017 ore 12:17, Luca Lippi
Il referendum voluto dai governatori leghisti per le Regioni Lombardia e Veneto si svolgerà il 22 ottobre prossimo. IntelligoNews propone una fotografia della situazione economica e finanziarie delle due Regioni attrici della consultazione per chiarire meglio le presunte ragioni di Roberto Maroni (Governatore della Lombardia) e di Luca Zaia (Governatore della Regione Veneto) dietro il quesito referendario rivolto alle popolazioni dei rispettivi territori. È bene specificare che si tratta di un referendum ‘consultivo’ sull’autonomia regionale. La certezza è che la consultazione non è affatto una richiesta di secessione. Il referendum chiede semplicemente ai cittadini delle due Regioni se sono favorevoli a una maggiore autonomia.  
Se vincerà il “Sì”, Lombardia e Veneto non avranno automaticamente più autonomia, semplicemente acquisiranno maggiore forza in sede di trattativa con lo Stato centrale che comunque mantiene tutte le sue caratteristiche di sovranità. Quindi il referendum assume una connotazione più politica, Roberto Maroni e Luca Zaia utilizzeranno il consenso popolare come ‘arma’ per aumentare la forza contrattuale sul tavolo delle trattative con il governo per chiedere maggiore autonomia fiscale per le due regioni. 

IL QUESITO REFERENDARIO
In Lombardia, il quesito posto agli elettori è: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”. In Veneto, la domanda è più breve: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”.

COSA PREVEDE LA COSTITUZIONE
La Costituzione consente a tutte le Regioni di chiedere al Governo più materie di competenza. I referendum di Lombardia e Veneto si fonda su questo. La norma è prevista dall’articolo 116 del Titolo V, quello inerente l’ordinamento dello Stato e il rapporto con le Regioni. È in assoluto la prima volta che viene utilizzato. Dunque la procedura per la richiesta di maggiore autonomia può essere avviata da qualsiasi Regione. Dopo il raggiungimento di un accordo con lo Stato, questo deve essere approvato da Camera e Senato a maggioranza assoluta.

COSA PENSANO I PARTITI NAZIONALI DELLA CONSULTAZIONE REFERENDARIA
Sia in Lombardia sia in Veneto, la maggior parte delle formazioni politiche sono favorevoli alla consultazione che comunque si svolge nella consueta formulazione democraticamente accettata. Quasi tutte le formazioni politiche stanno invitando a votare “Sì”. Ovviamente la Lega è al primo posto, Matteo Salvini si è detto “orgoglioso di essere il segretario della Lega che fa”, mentre il fondatore Bossi chiude il discorso con un esplicito “Era ora, sono la conseguenza di una lunga lotta”; massima partecipazione anche da parte del Governatore della Liguria Toti: “Dal grido di libertà di Lombardia e Veneto dipenderà il grido di libertà della mia regione e dell'Italia intera”.
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala a proposito del referendum ha dichiarato: “Questo non è un tema che appartiene alla Lega, ma un po’ a tutti”, a fianco del sindaco di Milano si schiera pubblicamente anche il presidente di Anci Lombardia Virginio Brivio, esponente del Pd, schierandosi per il "Sì": “Ho aderito al Comitato dei sindaci per il Sì al referendum perché penso che questa sia una sfida da cogliere per ridisegnare un rapporto tra Roma e Milano e anche tra Milano e i territori lombardi”. Tuttavia il Pd è spaccato al suo interno probabilmente più per questioni politiche tra le quali spicca quella dell’astensione, ma anche opportunistiche, legate proprio all’esercizio del voto. 
Il Movimento 5 Stelle ha appoggiato il referendum, non tanto per i motivi che lo muovono, ma quanto per la forma. I Dem sono i grandi assenti, ancora non ha dato un’indicazione chiara agli elettori.
Da parte della sinistra, invece, le posizioni sono piuttosto chiare. Chiara Cremonesi di Insieme per la Lombardia (gruppo di Sel in consiglio regionale) ha dichiarato: “La Lega sta apparecchiando un vero imbroglio ai danni dei cittadini, questa consultazione non consentirà di trattenere più risorse in Lombardia”. Per Giuliano Pisapia il referendum “è un inganno politico, una presa in giro: il voto proposto da Maroni non avrà nessuna incidenza”.
Anche Giorgia Meloni di FdI si è schierata contro la consultazione: “Noi sosteniamo un federalismo patriottico. Lo dico chiaramente: i referendum di Lombardia e Veneto non ci appassionano. La ricchezza del Nord è effimera al di fuori della coesione nazionale”. Una voce fuori dal coro giacché, in una nota congiunta Gianni Alemanno e Francesco Storace di Movimento per la sovranità hanno dichiarato: “Giorgia Meloni ha sostenuto un'idea pericolosa e sbagliata: che i referendum per l'autonomia della Lombardia e del Veneto possano essere uno strumento contro l'Unità nazionale. E’ vero esattamente il contrario: il vero rischio per l'unità nazionale, e anche per il suo sviluppo economico, è continuare a disconoscere l'enorme residuo fiscale che viene versato da queste due regioni allo Stato centrale”. Posto che le affermazioni più ‘sentite’ fanno riferimento a una sorta di iniquità fiscale, andiamo ad analizzare i numeri delle due Regioni attrici della consultazione.
Autonomia Lombardia e Veneto, quanto producono e le spese dello Stato
PIL
Lombardia -  Dal punto di vista economico, nel 2015, la Lombardia appare, in termini assoluti, come la regione italiana con il maggior Prodotto Interno Lordo (oltre 359 milioni di euro, il 22% del Pil nazionale). In termini di Pil pro capite (35.885 euro). Secondo i dati diffusi dall’Istat (2016) a livello nazionale, Milano è la provincia più ricca in termini di valore aggiunto prodotto per abitante (circa 45mila euro).
Veneto -  Nonostante la crisi cresce. Dopo qualche inevitabile tentennamento, il Veneto è tornato a essere la locomotiva del made in Italy. Grazie all'export il Pil è cresciuto dell'1,2% con la media nazionale del +0,9%, ammonta a 31.600 euro pro capite e l'occupazione ha ripreso ad aumentare.

RITORNO FICALE DALLE DUE REGIONI (dati Cgia)
Lombardia - I lombardi sono i contribuenti più 'generosi' d’Italia con il fisco, con una quota pro capite (anziani e neonati inclusi) che sfiora i 12mila euro, più del doppio di quanto versato da calabresi e siciliani (fonte AdnKronos). Nel 2015 ogni residente lombardo ha mediamente corrisposto al fisco 11.898 euro. 

RITORNO FICALE VENETO (CGIA)
Veneto - nel 2015 ogni residente di questo territorio ha mediamente corrisposto al fisco 9408 euro. Tuttavia il Veneto non si pone neanche fra le prime tre regioni, prima ci sono Trentino alto Adige, Emilia Romagna, Lazio, Liguria e Piemonte. Di fatto, però, il veneto è la regione che ha pagato di più la crisi. Dal 2007 al 2014 il Pil regionale si è contratto di quasi dieci punti percentuali. Secondo la società di business information Cribis D&B, nel 2016 hanno chiuso 1.168 aziende, l’8,7% del totale nazionale. A questo si aggiungono gli scandali bancari del territorio che hanno ‘piagato’ le province di Treviso e Vicenza. Secondo la Fondazione Nord Est, centro studi delle sigle confindustriali del Triveneto, la netta maggioranza (85,3%) degli imprenditori ritiene l’autonomia regionale una battaglia politica giusta, mentre i due terzi di loro (62,5%) continua a vedere il federalismo come “un progetto da perseguire ancora”. 

SPESA DELLO STATO NELLE DUE REGIONI
Lombardia,  è la regione che in termini pro capite “costa” meno allo Stato: 2.447 euro (DATI 2015 Ragioneria generale dello Stato).
Veneto, con 2.853 euro è la regione che in questo ambito conquista il podio. Infatti dopo la Lombardia c’è l’Emilia Romagna e a un’incollatura il Veneto in termini di spesa dello Stato.
Per essere più chiari, quando si parla di spesa dello Stato si intende l’intervento dello stato in settori specifici per tutte le regioni. I 37,95 miliardi di euro che l’amministrazione centrale dello Stato spende in Lombardia riguardano erogazioni relative al pagamento della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico (13,4 miliardi di euro), dei trasferimenti agli enti territoriali (13,6 miliardi di cui 10,5 trasferiti a Regione Lombardia) e degli stipendi del personale delle amministrazioni dello Stato (5,6 miliardi di euro). Queste tre voci da sole spiegano oltre l’85% delle spese finali dello Stato sul territorio regionale. Tra i primi 10 settori di intervento del bilancio dello Stato non figurano alcuni settori di tra cui la Tutela della salute, finanziata con risorse proprie dal bilancio regionale.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...