Quanto mancano gli occhi di ghiaccio e il carisma di Tony Curtis

18 ottobre 2017 ore 13:22, intelligo
Da “A qualcuno piace caldo”… duetto tra Zucchero (Marilyn Monroe) e Joe (Tony Curtis):

“- Zucchero: Aspetta da molto?
  - Joe: Non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta.”                                                                                                    
“- Joe: Vuol dire che suona quella musica moderna, il jazz?
  - Zucchero: Già, il jazz caldo.                                                                                                                                                 
- Joe: Ah beh, a qualcuno piace caldo... Personalmente io preferisco il classico.” 

Quanto mancano gli occhi di ghiaccio e il carisma di Tony Curtis
Bernard Schwartz, meglio noto con il nome d’arte di Tony Curtis, nasce a New York il 3 giugno del 1925 nel popolare quartiere del Bronx, da una modesta famiglia ebraica di origini ungheresi sconvolta dalla morte nel 1938 da Julius, fratello di Tony, travolto da un camion.  Suo padre Emanuel Schwartz è un povero sarto, mentre sua madre, Helen una casalinga. Tony cresce in strada come tanti altri ragazzini del suo quartiere in quegli anni di depressione dove la parola d’ordine è cavarsela e, nel caso di Tony, anche prendersi cura del fratello minore Julius. A un certo punto, però, le condizioni economiche della famiglia sono talmente drammatiche che i genitori decidono di affidare i figli alle cure dello stato. I due fratelli finiscono in istituto ma dura poco. Papà e mamma Schwartz non riescono a stare lontani dai loro ragazzi e così se li riprendono malgrado tutto. Poi, però, c’è il terribile incidente che si porta via Julius e anche un pezzo di cuore di Tony legatissimo al fratello minore. A questo punto i genitori prendono atto che Tony non può continuare a crescere trascorrendo le sue giornate in strada, senza nessuno che lo segua e senza istruzione e si decidono a mandarlo in collegio. 

Ma non hanno fatto i conti con Tony, fin troppo cresciuto per i suoi anni, che si ribella alla scelta dei genitori e nel 1942 si arruola nei Marines, dove si occupa del morale delle forze armate partecipando ad alcuni spettacoli organizzati dalle stesse truppe. Così, quando finisce la ferma nel 1947, Tony ha deciso cosa vuol fare nella vita: l’attore. Inizia a studiare Arte Drammatica a New York, dove debutta nei teatri con lo pseudonimo di James Curtis e dove, tra l’altro, ottiene discreto successo soprattutto grazie alla sua notevole avvenenza. E’ bello Tony, non altissimo, ma fisico scolpito dalla tanta attività fisica sotto le armi, e un viso perfetto dai lineamenti virili, arricchito da occhi chiarissimi in netto contrasto con la carnagione ambrata e i capelli neri come il carbone.  Debutta nel cinema con la parte di un ballerino in Doppio Gioco, di Robert Slodmak. Poi ha la fortuna di conoscere la giovane agente teatrale Joyce Selznick, nipote del famoso produttore, che probabilmente innamorata di lui come succede alla maggior parte delle donne che lo conoscono, gli procura un contratto di sette anni con la Universal. Così, nel 1949, dopo aver cambiato il suo nome in Tony Curtis, debutta sul grande schermo in "How to Smuggle a Hernia Across the Border", accanto a Jerry Lewis e a Janet Leigh che due anni più tardi diventerà la sua prima moglie. Il film è il primo che vede Jerry Lewis nel doppio ruolo di regista insieme a Don McGuire, e di attore, e viene girato direttamente a casa Lewis. La Leigh racconterà come quel lavoro fu un’esperienza particolare, più un passatempo che proprio un impegno, un divertimento, con tutto il cast a cena insieme tutte le sere e poi il giorno dopo di nuovo sul set, faticando a tenere a freno le risate e il mal di testa per la sbronza ancora da smaltire.

Arrivano gli anni ’50 e Tony comincia ad alternare ruoli leggeri e parti impegnate e drammatiche, dimostrando così anche un discreto talento. In breve, diventa un attore ricercato e un beniamino del pubblico. Recita in Il principe ladro (1951) di Rudolph Maté, Il figlio di Ali Babà (1952) di Kurt Neumann e Il mago Houdini (1953) di George Marshall;  pellicole leggere e d’azione e in lavori impegnati come Furia e passione (1952) di Joseph Pevney, in cui interpreta un pugile sordomuto, Trapezio (1956) di Carol Reed, Piombo rovente (1957) di Alexander Mackendrick, in cui ha il ruolo di Sidney Falco, un portaborse nel mondo corrotto del giornalismo americano, e La parete di fango (1958), in cui interpreta un carcerato fuggiasco incatenato a Sidney Poitier, per il quale otterrà una nomination all'Oscar.

Arrivano di lì a poco due commedie leggere che sono però forse i suoi lavori più noti e apprezzati di Curtis. Il primo è Operazione Sottoveste, con Cary Grant, di Blake Edwards, pellicola molto divertente ambientata su un sommergibile che nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale è costretto ad accogliere a bordo un gruppo di ausiliare, con tutto quello che comporterà la stretta convivenza tra l’equipaggio e le ragazze. Di seguito, il capolavoro A qualcuno piace caldo accanto a Marilyn Monroe e Jack Lemmon, tutti e tre in grandissimo spolvero trasportati all’epoca del proibizionismo, musicisti in cerca di fortuna ma soprattutto impegnati ad evitare cascate di proiettili. Ed è a questo periodo che si fa risalire una storia d’amore tra Tony e Marilyn. A raccontarlo è proprio Tony in un suo libro di memorie in cui narra che la storia ebbe inizio nel 1950, si interruppe, riprese durante la lavorazione di A qualcuno piace Caldo tra il ’57 e il ’58. Parole sue: "Tutto era bello con lei sebbene non sapessi mai cosa pensasse la mia partner mentre eravamo a letto insieme. Scoprii solo in seguito che durante quel nostro rapporto segreto Marilyn era rimasta incinta e aveva perso il nostro bambino”. Aggiunge che, quando lo seppe già aveva ristabilito la facciata del suo matrimonio con Janet, che a quel tempo aspettava la loro seconda figlia, Jamie, appunto, nata nel 1958, durante le riprese, se i conti tornano, proprio di quel famoso film.

Tra tanti intrecci sentimentali, così fitti che un giorno Tony ha detto di averne dimenticati molti perché ricordarli tutti sarebbe stato impossibile, l’attore ha trovato però il tempo di sposarsi ben sei volte rispettivamente con la prima moglie, l'attrice Janet Leigh dal 1951 al 1962. La coppia ha avuto due figlie, Kelly (1956) e Jamie Lee (1958). Poi con l'attrice tedesca Christine Kaufmann, dal 1963 al 1968, dalla quale sono nate altre due figlie, Alexandra (1964) e Allegra (1966); di seguito con l'attrice Leslie Allen dal 1968 al 1982: la coppia ha stavolta due figli, Nicholas (1970-1994, morto per un'overdose di eroina) e Benjamin (1973). Sarà quindi la volta dell'attrice Andrea Savio, dal 1984 al 1992. Poi di Lisa Deutsch dal 1993 al 1994 e infine di Jill Vandenberg, dal 1998 e che gli resterà vicina fino alla morte. 

In tutto questo, Tony Curtis ha continuato alla grande la sua carriera cinematografica, girando Spartacus (1960) di Stanley Kubrick dove recita nuovamente accanto a Kirk Douglas, che già aveva affiancato ne I vichinghi (1958) di Richard Fleischer. Negli anni sessanta, il suo ruolo più significativo sarà quello del serial killer schizofrenico ne Lo strangolatore di Boston (1968), sempre di Fleischer. In compenso, quando comincia ad essere meno richiesto sul grande schermo, Curtis entra in una produzione televisiva che sarà uno dei successi mondiali degli anni ’70, Attenti a quei due, dove impersona il ricchissimo playboy americano Danny Wilde, di umili e popolane origini un po’ proprio come lui, affiancato all’elegante e raffinato lord inglese Brett Sinclair, interpretato da Roger Moore, in una coppia che per divertimento e fascino dell’avventura si trova a fronteggiare malviventi di tutti i tipi e a corteggiare bellissime donne che abbondano sempre intorno a loro.  

Tony tornerà poi al cinema nel 1980 in E io mi gioco la bambina, commedia con Walter Matthau e Julie Andrews. Seguiranno impegni di rilievo, tra gli altri, in e Gli ultimi fuochi (1976) di Elia Kazan e La signora in bianco (1985) di Nicolas Roeg. Nella sua lunga carriera è stato anche insignito del Cavaliere dell'Ordre des Arts et des Lettres.

Tony Curtis è morto nella sua casa a Henderson, non lontano da Las Vegas, il 29 settembre 2010 a seguito di una broncopneumopatia cronica ostruttiva di cui soffriva. Accanto a lui l’ultima moglie, Jill VandenBerg, di 42 anni più giovane. Tony aveva 85 anni e aveva girato oltre 140 film più un numero non calcolato di lavori televisivi. E’ sicuramente tra “gli indimenticabili” del secolo scorso.

di Anna Paratore.
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