Bankitalia-Visco. Tra controllori e controllati la partita per Palazzo Chigi

18 ottobre 2017 ore 15:37, Luca Lippi
Dietro la diatriba che vede coinvolti il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, il presidente del consiglio Paolo Gentiloni (con la presenza incombente del capo dello Stato Sergio Mattarella) e il segretario del Pd Matteo Renzi, si potrebbe nascondere una partita a scacchi che va molto al di là di una semplice stazione elettorale.

DA DOVE PARTE LO SCONTRO
Qualche avvisaglia di quanto stava per accadere era già emersa dalle pagine del libro scritto dal segretario del Pd dove in un passaggio si legge che aveva commesso un errore a fidarsi delle rassicurazioni di Bankitalia sullo stato di salute delle banche poi finite in dissesto. Ma fin qui nulla di particolarmente sconvolgente. Il problema ha assunto dimensioni piuttosto critiche perché l’affermazione di Matteo Renzi sul suo libro, è balzata all’onore delle cronache nel momento esatto in cui il premier e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella avevano unanimemente deciso di rinnovare la fiducia al numero uno di Palazzo Koch. Ricordiamo che l’elezione del governatore di Banca d’Italia è nelle prerogative del presidente del consiglio e del Presidente della Repubblica.
Bankitalia-Visco. Tra controllori e controllati la partita  per Palazzo Chigi

I FATTI
Il Pd ha preparato una mozione dove si chiede ‘discontinuità’. Nei fatti, dunque, il Pd non ha avanzato nessuna remora sulla persona (nello specifico su Ignazio Visco) ma ha chiesto esclusivamente che si porti in Bankitalia un’altra persona evitando di confermare il governatore uscente.
La mossa non è stata certo un fulmine a cielo sereno, il tutto si svolge nella normalità, cioè durante la discussione a Montecitorio sull’operato della Banca d’Italia nelle ultime crisi bancarie chiesta dalle opposizioni. Che la Lega e il M5S hanno presentato mozioni ostili alla rielezione di Visco era piuttosto scontato, ma che lo facesse anche il Pd (seppure in una formulazione assai più elegante), lo è sicuramente meno. 
Dopo una prima fase di confronto, dalla quale è emersa la necessità (accolta dal Pd) di rimuovere la richiesta di ‘discontinuità’, nella sostanza è rimasto tutto il resto del testo della mozione nella quale si legge: L’efficacia dell’azione di vigilanza della Banca d’Italia è stata in questi ultimi anni messa in dubbio dall’emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche, che a prescindere dalle ragioni che le hanno originate - sulle quali si pronunceranno gli organi competenti, ivi compresa la commissione d’inchiesta all’uopo istituita - avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie”. Anche in questo caso, la mozione è apparsa piuttosto ‘cruda’ e allora è intervenuto direttamente il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta (Pd), che nell’ambito delle sue competenze ha riformulato la mozione di fatto esprimendo i medesimi concetti edulcorandoli. La mozione definitiva è stata “Nell’ambito delle proprie prerogative la figura più idonea a garantire nuova fiducia nell’Istituto, tenuto conto anche del mutato contesto e delle nuove competenze attribuite alla Banca d’Italia negli anni più recenti”.

MATTARELLA NON CI STA
Il risultato finale è che nonostante tutta la rielaborazione per ricomporre gli animi, l’apparentemente mite Presidente della Repubblica ha comunque voluto lasciare il segno. Secco e duro, Mattarella ha voluto sottolineare: Le prese di posizione riguardanti la Banca d’Italia devono essere ispirate a esclusivi criteri di salvaguardia dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto, nell’interesse della situazione economica del nostro Paese e della tutela del risparmio degli italiani, e a questi principi si deve attenere l’azione di tutti gli organi della Repubblica, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo”.
Matteo Renzi ha dimostrato immediatamente di aver capito la situazione e con un messaggio ha voluto dimostrare di ricomporre la questione: “Sono molto rispettoso delle prerogative. Il compito di decidere spetta al presidente del Consiglio e lui farà le sue valutazioni. Oggi il Pd non ha messo in discussione le regole del gioco o il rispetto istituzionale. Rispetto vuole che il governo faccia la sua parte, ma nella vicenda delle banche tanti ruoli e tante responsabilità, anche dei vertici di Banca d’Italia, devono essere valutati. Nessuna intrusione o invasione di campo, ma il Pd non è certo responsabile della crisi delle banche”. La chiave, allora, è proprio nella replica del segretario Renzi.

COSA C’È DIETRO TUTTO QUESTO
Senza ignorare la replica da parte di Bankitalia:L’Istituto ha fatto il suo dovere nelle diverse funzioni che svolge, applicandovi competenza e coscienza. In particolare nella vigilanza bancaria, in questi anni segnati dalla più grave crisi economica della storia moderna d’Italia, ha difeso il risparmio nazionale limitando i danni. Questi non potevano non esserci, data la gravissima condizione dell’economia. Alcuni casi di gestione bancaria cattiva sono stati contrastati per quanto consentito dalla legge e, quando opportuno, segnalati alla magistratura. L’Istituto ha agito in continuo contatto col governo. Di tutto questo vi è ampia evidenza anche pubblica”. Dietro tutto il polverone, però si intravede una strategia. Giacché la palla delle responsabilità rimbalza tra Parlamento, Bankitalia e Partiti, e non esce da questo contesto, è sottinteso che il problema è superiore alle possibilità dei singoli, strutturale insomma, e che quindi è più opportuno elaborare soluzioni piuttosto che rimpallarsi responsabilità mai a senso unico. E allora la strategia è un’altra.
La campagna elettorale risalterebbe come unica vera ragione di tutto il polverone sollevato. È ovvio che Matteo Renzi, attento osservatore delle dinamiche comunicative, teme la strategia del M5S che userà il mantra del ‘risparmio tradito’ a foggia di propaganda. Ma il medesimo argomento lo vuole usare il segretario del Pd per fare la sua di campagna elettorale. Infatti con la mozione ha dato una spallata netta sia alla Lega sia al M5S. Non ultima, parrebbe esserci anche la volontà di Renzi di ostacolare una eventuale candidatura di Visco al soglio della presidenza del consiglio. Eventualità che potrebbe diventare realistica qualora dalle elezioni uscisse un quadro tutt’altro che chiaro delle forze di maggioranza e di opposizione, insomma, una sorta di governo deciso direttamente dal Presidente Mattarella. Anche nel caso di esito elettorale incerto è prerogativa del presidente della Repubblica decidere lui il premier, esattamente come allo stesso presidente della Repubblica spetta di decidere, su indicazione del presidente del consiglio, il nuovo inquilino di Palazzo Koch.

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autore / Luca Lippi
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