Chiesto ergastolo per l'untore Hiv di Acilia. Per pm: "In lui solo malvagità"

18 ottobre 2017 ore 19:21, Americo Mascarucci
Ergastolo per Valentino T. l'untore di Acilia accusato di aver volutamente contagiato 57 persone trasmettendo loro il virus dell'Hiv. L'uomo originario di Acilia pur sapendo di essere sieropositivo, secondo l'accusa si sarebbe messo ad adescare donne su internet pretendendo da queste rapporti non protetti. La procura avrebbe ricostruito 57 contagi diretti e indiretti di Hiv (fra quelli indiretti vi sarebbe anche un bibo figlio di una presunta vittima contagiata mentre era incinta) anche se poi a costituirsi parte civile nel processo sono state soltanto 17 vittime.
Chiesto ergastolo per l'untore Hiv di Acilia. Per pm: 'In lui solo malvagità'

L'ATTO D'ACCUSA
Valentino è accusato di epidemia dolosa. Il pubblico ministero nella sua requisitoria ha messo in luce quelle che a suo giudizio sarebbero le gravi responsabilità dell'imputato per il quale ha chiesto l'ergastolo con isolamento diurno per almeno due anni.
"L’intenzione del giovane - ha attaccato il pm - era quella di infettare le sue vittime, senza farsi scrupolo nemmeno per due donne che, all’epoca dei fatti, aspettavano un bambino. Una di queste, poi risultata sieronegativa, ha rifiutato le pressanti richieste dell’imputato di avere rapporti non protetti. E’ una cosa aberrante – ha aggiunto il pm – Quando Valentino scopre che la partner era incinta di suo marito le chiede ripetuti rapporti senza precauzioni, perché ormai non servivano anticoncezionali. L’infezione può essere mortale, si attacca al feto. C’è dolo, e c’è malvagità in questo. E’ una cosa che il tribunale deve tenere in considerazione. Quella ragazza ha tentato il suicidio, in attesa di sapere se il figlio avesse contratto il virus". 
A detta del pm a Valentino T. non possono essere riconosciute neanche le attenuanti generiche e qesto perché "non ha mai mostrato alcun segno di pentimento, ha reso dichiarazioni false ogni volta che è stato ascoltato e non ha mai collaborato". Il Pm ha chiesto anche l'incriminazione per falsa testmonianza dell'attuale fidanzata dell'uomo che a detta degli inquirenti avrebbe fornito false dichiarazioni nel tentativo di scagionarlo. 
L'avvocato di parte civile ha chiesto a nome delle 17 presunte vittime costituite in giudizio la condanna dell'imputato al pagamento di un risarcimento di 900mila euro a testa. Il legale ha evidenziato come queste donne non abbiano più avuto una vita normale e come la loro vita di coppia è stata irrimediabilmente distrutta. Oltre al danno fisico anche il danno psicologico.  
L'uomo da parte sua si è sempre difeso sostenendo di non essere il mostro che tutti hanno descritto mentre i suoi legali hanno sempre tentato di negare il dolo. Valentino T. sapeva di essere sieropositivo ma non avrebbe avvertito le sue amanti non con l'intento di infettarle ma commettendo una grave leggerezza. 

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