Patto Ue in bilico, problemi mai visti all’orizzonte. Turchia minaccia

19 aprile 2016 ore 13:07, Luca Lippi
Un ricatto continuo, un’intera area geografica in mano a un Paese che usa pratiche malavitose nella gestione delle questioni di politica estera. In apparenza nulla di strano se non fosse che la speculazione, o il taglieggiamento, si opera sulle spalle degli europei e anche sulle spalle di migliaia di profughi che al netto delle anomalie del fenomeno sono comunque una questione umanitaria.
Ahmet Davutoglu passa all'incasso. Il primo ministro della Turchia atteso oggi a Strasburgo per un incontro con Jean-Claude Juncker ha ribadito nemmeno troppo velatamente che la Mezzaluna è pronta a fermare il flusso dei migranti solo se la Ue manterrà la parola data in merito all'esenzione dei visti per i cittadini turchi.

Patto Ue in bilico, problemi mai visti all’orizzonte. Turchia minaccia

"La Turchia è pronta a lavorare con l'Ue e anche ad essere un membro dell'Ue". Nel giorno del vertice con i 28 capi di stato dell'Unione europea per risolvere l'emergenza immigrazione, il premier turco Ahmet Davutoglu mette sul tavolo un'altra carta pesantissima, l'adesione di Ankara all'Unione. Con queste parole Ahmet Davutoglu elenca l’offerta che non si può rifiutare:  "È il secondo vertice in pochi mesi, e questo mostra quanto la Turchia sia indispensabile per l'Ue e quanto l'Ue lo sia per la Turchia abbiamo molte sfide da affrontare insieme nel nome della solidarietà. Ma il quadro deve essere visto nel suo insieme, non solo guardando al problema dei migranti irregolari ma anche al processo di ingresso nell'Ue".
Il 28 novembre scorso il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, nel corso della conferenza stampa finale del vertice, confermando che l’Ue ha messo a disposizione tre miliardi di euro per la Turchia in cambio di una riduzione dell’afflusso di rifugiati accompagnando l’annuncio con le seguenti parole: “Abbiamo concluso un summit fruttuoso. Non ci aspettiamo che qualcuno controlli le nostre frontiere al posto nostro”. 
Dunque Erdogan estorce tre miliardi di euro ma la Ue sottolinea che non si tratta di estorsione, salvo poi arrivare ai giorni nostri quando la Commissione europea ha deliberato lo stanziamento di altri 110 milioni di euro a favore della Turchia per frenare il flusso delle partenze. La cifra va a sommarsi ai tre miliardi già promessi ad Ankara.
Nonostante tutto, l'Europa è disperata e, di fatto appesa alle volontà della Turchia di limitare gli esodi. A fronte di una promessa di 3 miliardi di euro “più spiccioli”, Ankara ha fatto qualche timido sforzo (come la chiusura dell'ultimo valico di frontiera con la Siria), ma non basta. Ecco perché l'Ue potrebbe accettare il gioco del presidente Erdogan: sì alla Turchia nell'Unione in cambio di una svolta, vera sui migranti. In pratica baratta la velocità di adesione all’Ue della Turchia purché qualcuno controlli le frontiere al posto dell’attuale Ue!
"Continuo a credere che avremo l'esenzione dai visti a giugno. Se non sarà così, allora di certo nessuno potrà aspettarsi che la Turchia mantenga i suoi impegni - ha spiegato il premier di Ankara - La Turchia è un interlocutore serio. Fa quello che ha promesso e non farà concessioni sulla realizzazione di ciò che le è stato promesso". 
Intanto però, si comporta come il primatista olimpico che migliora il record personale solo di pochi decimi alla volta per potere riscuotere più premi invece di dare il suo massimo riscuotendo il premio una sola volta.
Tempi duri all’orizzonte per il Vecchio Continente “pacificato”

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...