News pensioni, blocco rivalutazione: inutile ricorrere contro il Salva-Italia

19 gennaio 2017 ore 16:24, Luca Lippi
Fino allo scorso mese, si era detto che la lettera di ricorso per la mancata perequazione della propria pensione avrebbe dovuto essere presentata entro il 31 gennaio 2016, pena la decadenza della possibilità di percepire la rivalutazione spettante. Ma la domanda vera è: c’è ancora, la possibilità di ottenere la mancata rivalutazione spettante e bloccare i termini di prescrizione? 
Sorvolando su tutta la questione dei termini per intervenire, la notizia che cassa ogni iniziativa è che l’Inps, a norma di legge, ha decretato lo stop alla restituzione delle pensioni.
Andiamo con ordine e spieghiamo perché i pensionati che hanno fatto richiesta alle sedi territoriali Inps per la piena applicazione della sentenza numero 70/2015, si vedranno recapitare dall’Inps un messaggio con esito negativo.
Il decreto attuativo realizza solo in parte la sentenza della Corte Costituzionale
In sostanza la restituzione è solo di una parte degli arretrati della pensione e l’applicazione è di rivalutazioni minime: chi sperava che la norma attuativa (D.lgs. 65/2015.) della nota sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il blocco delle rivalutazioni delle pensioni più alte, portasse alla restituzione di un bel gruzzolo, deve, per ora, ricredersi.
A seguito della dichiarazione d’illegittimità del blocco delle perequazioni delle pensioni (operato dalla Legge Fornero a partire dal 2012), difatti, il decreto attuativo della sentenza della Corte Costituzionale non ha pienamente realizzato quanto disposto dalla sentenza stessa, ma ha unicamente previsto una “sistemazione” delle mancate rivalutazioni per gli anni 2012 e 2013 e una rivalutazione ridotta delle pensioni, per gli anni successivi.
In questo modo, i pensionati che hanno fatto richiesta alle sedi territoriali Inps per la piena applicazione della sentenza, si vedranno recapitare dall’Inps un messaggio con esito negativo.
Andiamo con ordine e ricostruiamo la vicenda per chiarire la questione.

News pensioni, blocco rivalutazione: inutile ricorrere contro il Salva-Italia

Il Blocco della perequazione della pensione
E’ stato disposto dalla Legge Fornero, nota anche come Decreto Salva Italia: in pratica, a partire dal 2012, alle pensioni di importo superiore a 1.443 euro (cioè superiori a 3 volte il trattamento minimo Inps) non è stata applicata la perequazione, cioè l’adeguamento del trattamento all’inflazione.
Lo stop all’adeguamento delle pensioni, però, è stato dichiarato illegittimo nel 2015, come già detto, da una sentenza della Corte Costituzionale. Con la pubblicazione della sentenza, la norma (non l’intera Legge Fornero, ma soltanto l’articolo che dispone il blocco delle perequazioni) è stata cancellata con effetto retroattivo, dato che la sentenza ha un’efficacia immediata.
A seguito della sentenza, quindi, è sorto l’obbligo, per lo Stato, di restituire i soldi ai cittadini: il Governo ha sistemato nell’immediato la questione con un decreto, e poi l’ha chiusa definitivamente con un successivo decreto.
Restituzione degli arretrati 
Il decreto, ha disposto esclusivamente il riconoscimento degli arretrati e non la ricostituzione del trattamento pensionistico. L’applicazione della rivalutazione è decrescente al crescere del trattamento pensionistico: sono stati previsti quattro scaglioni di importi ai quali applicare (all’intero trattamento e non alle fasce di importo) la relativa percentuale di adeguamento all’indice Foi (indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati).
La norma stabilisce dunque, con apposite tabelle, il valore degli arretrati spettante per gli anni 2012 e 2013, considerando che, a causa della Legge Fornero, i trattamenti pensionistici che nel 2011 superavano i 1443 euro non sono stati rivalutati; il decreto stabilisce anche una rivalutazione dell’importo degli arretrati, pari al 20%, per gli anni 2014 e 2015 e pari al 50 % per gli anni dal 2016 in poi.
In buona sostanza, applicando il decreto, l’Inps restituisce solo una minima parte di quello che sarebbe spettato applicando gli adeguamenti in misura intera.
Quanto perdono i pensionati
Partendo da quanto sarebbe spettato ai pensionati, sulla base dell’ordinaria legislazione sulla perequazione, le restituzioni parziali operate dall’Inps in applicazione del decreto determinano delle notevoli perdite. Le penalizzazioni vanno da un minimo del 66,41% dell’importo spettante per effetto della incostituzionalità delle legge Fornero, per i trattamenti pari a 1.450 euro mensili, sino ad arrivare al 100% dell’importo, per le pensioni sopra 2.900 euro, alle quali non è restituito nulla.
Cosa si può fare?
Non inoltrare la richiesta di riconoscimento della parte mancante degli arretrati. Bisognava, e si è ancora in tempo per alcuni, inviare una diffida interruttiva della decorrenza dei termini prima della prescrizione prevista dopo i 5 anni.
In pratica, spiega Celeste Collovati, legale di Aspes, associazione nella difesa dei diritti dei pensionati, si era detto che la ricostruzione pensionistica doveva essere fatta valere nel termine di 5 anni dalla data in cui era stato stabilito il blocco della perequazione, ma essa produce effetti in ragione di ogni singolo rateo pensionistico nei cui confronti si consuma il quinquennio previsto come termine di prescrizione di tale azione. Pertanto la mancata interruzione della prescrizione con la Lettera di Diffida e Messa in Mora dell’INPS entro il 31.12.2016 fa prescrivere esclusivamente l’aggiornamento ed il rimborso per il rateo pensionistico di gennaio 2017, e così via per quelli successivi sino a quanto non viene inviata la lettera interruttiva ( per es. se la diffida all’INPS viene inviata nel maggio del 2017, il pensionato ritardatario avrà diritto alla perequazione con decorrenza dal giugno 2017 essendo i ratei dei mesi antecedenti appunto prescritti per il decorso del quinquennio). Ciò significa che oggi è ancora possibile inviare la diffida interruttiva della prescrizione e conseguentemente esercitare l’azione volta ad ottenere gli arretrati di perequazione bloccata attraverso un ricorso giudiziale il cui accoglimento sarà deciso dalla tanto attesa sentenza della Corte Costituzionale che finora si è già espressa in senso favorevole nel 2015 con la sentenza n. 70 (C. Cost. sent. n. 70/2015)".
In conclusione, è necessario fare bene i conti e valutare la procedura e soprattutto la convenienza economica di procedere per il recupero delle somme non corrisposte. Soprattutto è bene farsi assistere da un professionista competente. 

autore / Luca Lippi
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