Severino anti-Minzolini, ma il senatore (quasi in decadenza) "andrà" a Strasburgo

19 luglio 2016 ore 15:28, Andrea Barcariol
La Giunta per le immunità di Palazzo Madama, dopo due ore di Camera di Consiglio, ha revocato con decisione presa a maggioranza, il mandato di parlamentare al senatore di Forza Italia Augusto Minzolini, per sopraggiunta incandidabilità. Una decisione non ancora definitiva perché l’ultima parola spetta al Senato ma il parlamentare di Forza Italia ha già annunciato l'addio a Palazzo Madama: «Io comunque mi dimetterò».
A favore della decadenza si sono espressi il Pd e il Movimento 5 Stelle; invece il centrodestra, la Lega con i senatori Buemi e Ferrara e Fucsia hanno votato contro la proposta formulata dalla relatrice Pd Doris Lo Moro. Alla base della decisione la sentenza di condanna a 2 anni e 6 mesi dell'ex direttore del Tg1 per peculato continuato: il giornalista avrebbe utilizzato in maniera impropria la carta di credito che gli era stata fornita dall'azienda per le spese di rappresentanza, consegnando le ricevute ma senza giustificare il motivo delle spese per i pasti, per un importo di circa 65mila euro. Minzolini era stato assolto dal tribunale di Roma in primo grado il 14 febbraio 2013 con la motivazione che non avesse consapevolezza di stare spendendo impropriamente denaro pubblico in quanto la stessa Rai gli aveva messo a disposizione la carta di credito che credeva una compensazione per l'esclusiva inserita nel contratto. Era stato poi condannato dalla Corte d'Appello di Roma il 27 ottobre 2014. Da qui il ricorso in Cassazione, dove gli era stata confermata la condanna.

Severino anti-Minzolini, ma il senatore (quasi in decadenza) 'andrà' a Strasburgo
«Un giudizio non equo», è stato definito dal senatore Minzolini durante l’udienza pubblica della Giunta. «Non ho mai avuto problemi con la giustizia ma i miei guai sono cominciati e finiti con la Rai», ha spiegato il parlamentare di FI annunciando il suo ricorso alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Il centrodestra è pronto a dare battaglia in aula e messaggi di solidarietà sono arrivati da esponenti del partito. Brunetta ha parlato di «decisione assurda e spudorata», mentre Gasparri ha definito la decisione un «atto criminale».  



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