Uruguay, cannabis nelle farmacie ma no a "turismo della droga"

19 luglio 2017 ore 8:57, Eleonora Baldo

Tocca all’Uruguay fare da apripista mondiale per un fenomeno, quello della vendita per “uso ricreativo” della cannabis, che sta prendendo piede un po’ in tutto il mondo, compreso il nostro Paese che nelle scorse settimane ha visto l’apertura di diversi punti vendita di cosiddetta “marijuana light”, ovvero a basso contenuto di cannabinolo, sparsi lungo lo Stivale.

A fare la differenza però, nel caso uruguaiano, è che la commercializzazione della cannabis verrà effettuata dalle farmacie che potranno venderne sino a 10 grammi a settimana per cliente, previa registrazione dello stesso ad un apposito albo che ne consente l’acquisto ai soli residenti del Paese, per evitare, secondo quanto riportato da fonti ufficiali, il diffondersi di forme di “turismo della droga”. Il prezzo d’acquisto è stato fissato per 1,30 dollari al grammo.  Attualmente, sono solo 16 i punti vendita abilitati alla vendita in tutto il Paese, a causa della mancanza di un più ampio accordo - al momento - tra governo e le principali aziende farmaceutiche.

Uruguay, cannabis nelle farmacie ma no a 'turismo della droga'

Secondo i dati ufficiali raccolti dal governo al registro acquirenti si sono iscritti quasi 5000 cittadini uruguaiani, con età compresa tra i 30 e i 44 anni mentre i punti vendita verranno riforniti da due aziende di Stato poste sotto controllo militare. La fase in atto sarebbe l’ultima delle tre previste dalla legge elaborata sotto la Presidenza di Josè Mujica che ha visto dapprima la creazione di un registro coltivatori a domicilio per uso personale – con quasi 7000 iscritti – e poi la creazione di un secondo, in cui sono stati censiti 63 club per fumatori abilitati alla coltivazione in forma cooperativa.


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