Tunisi sotto attacco. I precedenti e tutte le voci che si sono alzate

19 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Tunisi sotto attacco. I precedenti e tutte le voci che si sono alzate
Sette gennaio, 18 marzo 2015. Due date, due stragi. Due mesi separano l’attentato terroristico a Parigi nella sede del quotidiano satirico Charlie Hebdo costato la vita a dodici persone (undici i feriti) dall’assalto al Museo del Bardo di Tunisi costato la vita a 22 persone tra le quali due turisti italiani, rivendicato dai jhiadisti dell’Is. L’Occidente piomba nuovamente nel terrore.

I PRECEDENTI. In mezzo un’altra data: 14 febbraio, Copenaghen. L’estremista islamico Omar el-Hussein esplode una quarantina di colpi di arma da fuoco all’esterno del caffè Krudttoenden, dove si teneva un convegno su blasfemia, Islam e libertà di espressione. La vittima è il documentarista Finn Norgaard. Successivamente, el-Hussein apre nuovamente il fuoco davanti alla Sinagoga della città, provocando la morte di una guardia di sicurezza, prima di essere ucciso dalla polizia. 

A Bruxelles, il 24 maggio 2014, alla vigilia delle elezioni europee e politiche in Belgio, Mehdi Nemmouche, 29 anni, si piazza di fronte all'ingresso del museo ebraico, estrae un kalashnikov e spara due raffiche uccidendo quattro persone, un dipendente di 25 anni del museo, una coppia di Tel Aviv e una donna.

Due anni prima (2012), davanti alla scuola ebraica 'Ohr Torah' il jihadista Mohammed Merah apre il fuoco e uccide tre bambini, un rabbino e tre militari.

LE VOCI. Il premier Matteo Renzi ha condannato con fermezza l’attentato a Tunisi e confermato di essere al fianco del governo tunisino. “La Tunisia è il Paese che per primo ha visto lo sviluppo della primavera araba e si è dotato di quadro istituzionale innovativo, corroborato anche recentemente dallo svolgimento di elezioni”. Il ministro degli Esteri Gentiloni ha cordoglio per le vittime e ribadito determinazione nella lotta al terrorismo.

Intanto in Francia il presidente Francois Hollande annuncia che “il Louvre organizzerà a Lens, nell'autunno del 2016, una grande esposizione dedicata alla Mesopotamia in collaborazione con il museo nazionale iracheno” come risposta all’attacco lanciato dallo Stato Islamico contro i siti archeologici e i musei della Mesopotamia. Non mancano le reazioni delle forze politiche italiane. 

Chi non usa giri di parole è Matteo Salvini, leader della Lega che su Facebook posta così: “Assalto dei terroristi islamici in Tunisia, con morti e feriti. A Brescia è stato fermato, per terrorismo, un pakistano. Ma Renzi e Alfano continuano a far arrivare migliaia di clandestini. Governo, sveglia!!! Bloccare subito partenze e arrivi, i confini vanno difesi ca..o!". 


A Intelligonews ha invece appena parlato Souad Sbai, presidente dell'Associazione Donne Marocchine e attuale responsabile per l'integrazione e l'immigrazione di Noi con Salvini. "La Tunisia ha fatto un'altra scelta, la scelta del non radicalismo e per questo è sotto un attacco vile, orrendo". 

Dalla comunità ebraica che ha vissuto momenti di apprensione per una coppia di ebrei romani in visita al Museo del Bardo, messi in salvo dalla polizia locale e per questo sfuggiti al sequestro da parte dei terroristi, Gianluca Pontecorvo, co-fondatore del Progetto Drejfus commenta: "La vicenda di Tunisi ci fa capire quanto la situazione stia precipitando giorno dopo giorno, e a due passi da casa nostra". Infine l'analisi dell'esperto del Ce.SI Gabriele Iacovino che evidenzia un aspetto: "La Tunisia non è la Libia. Nella situazione tunisina, sia pur tra mille difficoltà, c'è un percorso istituzionale avviato. L'attacco di oggi può essere un'azione di una strategia più grande".
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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