Scoperta la "pelle touch": il segreto è nei nanotubi di carbonio

19 ottobre 2015, Andrea De Angelis
Scoperta la 'pelle touch': il segreto è nei nanotubi di carbonio
Un materiale plastico composto da due strati: quello superiore, sensibile agli stimoli tattili e capace di distinguere fra diversi gradi di pressione, quello inferiore dotato di sensori che riescono a «interpretare» questa sensibilità, a trasformarla in segnali elettrici capaci di stimolare i nervi e, ipoteticamente, di arrivare al cervello.

La pelle di plastica, messa a punto da ricercatori americani della Stanford University, è una vera rivoluzione per quanto riguarda l'ingegneria chimica. Non lo nasconde Zhenan Bao, professore alla Stanford, che afferma come questa sia la via da seguire dopo tanti anni di ricerca: "È la prima volta - commenta l'autrice del lavoro pubblicato sulla rivista Science - che un materiale flessibile, simile alla pelle, si rivela capace di distinguere gli stimoli pressori, di trasformarli in stimoli elettrici e di trasmetterli a cellule nervose".
La scoperta, infatti, permetterebbe di cogliere in modo perfetto la temperatura dell'oggetto che si afferra, nonché l'intensità di, ad esempio, una stretta di mano. 

Nell'era del touch, dunque, il tatto vale anche per la pelle di plastica. Uno studio questo frutto di una lunga ricerca che coinvolge numerose discipline come le nanotecnologie, la scienza dei materiali, l’uso di stampanti in 3D.
Il segreto è, probabilmente, nei nanotubi di carbonio

Gli studiosi hanno pensato di inserire nello strato di plastica miliardi di nanotubi di carbonio, strutture che hanno particolari proprietà fisiche. Infatti, quando si esercita una pressione sulla plastica che li contiene, questi nanotubi si aggregano e inviano impulsi elettrici ai sensori (contenuti nel secondo strato) con una sorta di alfabeto Morse. Se la pressione è limitata invieranno meno impulsi, se la pressione cresce, questi ultimi aumenteranno, se non c’è più lo stimolo pressorio, non succede niente.
I sensori, contenuti nello strato inferiore, sono “flessibili”: riescono a piegarsi senza rompersi e vengono inseriti nella plastica grazie a una stampante 3D

Nell'attesa che la scoperta esca dal laboratorio è possibile già pensare, e sperare, ad una mano bionica rivestita dalla "pelle touch". 
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