Che fine ha fatto Luciano Gaucci?

19 ottobre 2017 ore 15:36, intelligo
Quando dopo tre anni di latitanza Luciano Gaucci tornò dal suo buen retiro a Santo Domingo con una moglie 28enne, sembrò come se stesse tornando da una vacanza. In forma per quanto può esserlo chi ha vissuto tutta la vita sovrappeso, abbronzato come sempre, si è lasciato andare a ricordi ed esternazioni come un fiume in piena, prova che l’Italia tutto sommato gli era mancata. Le prime citazioni? Quelle per gli anni d’oro, quando imperversava e faceva sapere a tutti che “sesso, cavalli e calcio” sono sempre state le sue grandi passioni, e che ci fu un momento in cui ebbe un bell’affare tra le mani che si fece sfuggire: “Andreotti è uno dei miei migliori amici. Forse il migliore”, raccontò,“un giorno mi chiama e mi dice: 'Luciano, dovresti comprarti la Lazio. Domani và da Geronzi e chiudiamo l’affare. Se non lo fai tu, quelli spariscono e a noi romanisti la Lazio ci serve'. Io gli dico: Giulio, mi puoi chiedere tutto ma non di fare il presidente della Lazio, io so' giallorosso come te. E così non se ne fece niente, ma commisi un errore, l’avrei comprata con quattro soldi e ci avrei fatto un buon profitto, però c’è un limite a tutto". 
Che fine ha fatto Luciano Gaucci?

BIOGRAFIA
Luciano Gaucci nasce a Roma il 28 dicembre del 1938, figlio di piccoli proprietari terrieri che gli danno quel che serve per cominciare da subito attività in proprio. Luciano è sveglio, intraprendente, a volte magari un po’ spregiudicato, ma all’epoca è anche giovane, e gli si può perdonare. Si mette a fare affari nel mondo dei cavalli con una scuderia ippica nella quale cresce il fortissimo Tony Bin, un purosangue che costato 12 milioni di lire porta vittorie per 3 miliardi e viene venduto addirittura per altri 7. Si può dunque dire che a Lucianone gli affari  vanno alla grande e sulla scorta dell’attività del suocero – nel frattempo Luciano si è sposato – che ha un’impresa di pulizie che rende bene, si fa venire l’idea e reinveste i guadagni in un’altra impresa di pulizie che chiama “La Milanese” convinto che un nome simile dia un’idea di puntualità ed efficienza, e in una ditta di abbigliamento sportivo, la Galex. Dice Alessandro Gilioli, firma dell'Espresso, per cui cura il blog Piovono Rane: "L’aziendina arriva a tremila dipendenti e produce abbastanza utili per consentire a Gauccione di tentare la scalata al mondo del calcio”.
Ecco, il calcio, un altro degli amori dichiarati di Luciano Gaucci che in proposito ha detto: “Guidare una squadra di calcio è come fare l’amore: sono capaci quasi tutti”, che però non è proprio così, come nel corso delle successive esperienze l’imprenditore scoprirà a sue spese. Comunque, come abbiamo visto è Andreotti il primo a suggerirgli di investire nel calcio ma, soprattutto della Lazio, Gaucci, che per altro è già socio di Dino Viola, grazie all’appoggio della Banca di Roma (divenuta poi Capitalia e infine Unicredit), si compra il Perugia il 7 novembre del 1991 per due miliardi di lire, di cui ne versa solo uno dicendo che l’altro arriverà “in base alle necessità finanziarie che si andranno a determinare”. Tra i giocatori che acquista con la squadra, c’è anche un giovanissimo Gattuso e, per far vedere che fa sul serio, Gaucci cambia subito allenatore chiamando Buffoni al posto di Papadopulo, e comprando un giocatore forte come Beppe Dossena. Inizia così al Perugia l’era Gaucci che, tra l’altro, sarà contrassegnata dal 1991 al 1999 dal cambio di 15 allenatori.
Per essere onesti e malgrado i modi, famose sono le battute del Presidente in tribuna d’onore tipo: «Liveraaaniiii... se me sbaji er crosse, ti spezzo la gamba!» - nel periodo in cui è dirigente del Perugia, Gaucci ottiene una promozione dalla Serie C1 alla Serie B nel 1994, due promozioni dalla Serie B alla Serie A (1996 e 1998), più una promozione in Serie B revocata per illecito sportivo al termine del campionato 1992-1993, che costò tre anni di squalifica al presidente. Inoltre, durante le stagioni in Serie A la squadra raggiunse la semifinale di Coppa Italia 2002-2003 e la partecipazione alla Coppa UEFA 2003-2004, successiva alla vittoria della Coppa Intertoto 2003, primo trofeo importante della società. Gaucci è stato anche proprietario della Viterbese (dal 1997 al 2000 con una promozione in C1), Catania (dal 2000 al 2004 con una promozione in B) e Sambenedettese (dal 2000 al 2004 con 2 promozioni dalla Serie D alla C1).
Ma oltre agli innegabili successi sportivi, Gaucci si fa conoscere e riconoscere per i suoi modi di fare, per esempio nel 1999 affida la squadra della Viterbese società satellite che pure gli appartiene, all’ex giocatrice di calcio femminile Carolina Morace, che però poi ci mette un minuto a licenziare quando non si concretizzano i successi che si aspettava. Così come, sempre nella sua eccentrica originalità, fa esordire con il Perugia Saadi Gheddafi, figlio del colonnello libico. Il ragazzo è il padrone della Tamoil, azienda di famiglia, ma ha anche il 7% della Juventus e il 33% della Triestina, e probabilmente l’interesse di Gaucci su di lui non è solo calcistico. Comunque, tra tutte queste situazioni, Luciano Gaucci ha anche una vita privata molto tumultuosa. Che gli piacciano le belle donne, non è un mistero. Colpisce quando si fidanza con Elisabetta Tulliani, detta Betti, compagna di scuola di suo figlio e la nomina “presidentessa” della Sanbenedettese. E’ quello il periodo di massimo splendore per Lucianone che sembra avere tutto, potere, fama, denaro e una bella e giovanissima donna al suo fianco.

Ma sì sa, la fortuna è dea mutevole. In meno che non si dica, lo scenario cambia completamente. Le cose non vanno più bene e le avventure di Lucianone finiscono in un pesantissimo crak. Indagato per il fallimento dell'AC Perugia, Gaucci è inquisito assieme ai figli per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta. Così, lasciando da solo l'Italia, nel 2005 si rifugia nella Repubblica Dominicana dove fa il "latitante di lusso". Da lì patteggia la pena di tre anni. Pena che non verrà scontata grazie all’indulto. A quel punto, Lucianone rientra in Italia, come abbiamo visto con una nuova moglie ma anche col dente avvelenato verso chi, sostiene lui, non solo non lo ha aiutato nel momento del bisogno, ma anzi si è approfittato dei suoi soldi e del suo patrimonio. Fa così causa ad Elisabetta Tulliani, nel frattempo divenuta compagna di Gianfranco Fini e madre di due sue figlie, ma la perde. Lucianone rivoleva indietro quanto, sempre secondo lui, aveva affidato ai Tulliani. Poi a L'infedele condotto da Gad Lerner fa delle esternazioni che gli fanno guadagnare una bella richiesta di risarcimento danni per diffamazione da parte del fratello della Tulliani. Ma proprio la primavera scorsa, il giudice monocratico del tribunale di Roma, ha deciso una sospensione: Lucianone sta male, da non poter presenziare al processo in maniera cosciente. 
A noi non resta che augurare a Big Luciano di ritrovare, se non altro, almeno la salute. 

di Anna Paratore
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...