Che fine ha fatto Luciano Moggi?

02 agosto 2017 ore 10:09, intelligo
Per anni e anni, nel comune sentire, è stato il padrone del calcio italiano, colui che a volere dare retta a tifosi e anche parecchi addetti ai lavori, ma era davvero capace di influenzare i campionati al punto di stabilire chi dovesse vincere lo scudetto? Luciano Moggi, per gli amici Lucianone, nasce a Monticiano, un paesino da 1500 abitanti in provincia di Siena,  il 10 luglio del 1937. Sebbene in quegli anni lo sport che in Italia va per la maggiore sia il ciclismo, fin da ragazzino Luciano ha una sola grande passione: il calcio. La condivide con Graziano Galletti, un panettiere amico di famiglia che la domenica lo porta allo stadio. Luciano si applica pure come calciatore, e milita anche nell’Akragas per una quarantina di giorni ma, quando non c’è il talento, non c’è speranza, così alla fine si rassegna a studiare e terminate le scuole medie trova un posto alle Ferrovie dello Stato, e si trasferisce a Civitavecchia, dove lavora nella locale stazione. Ma è insoddisfatto, e continua a pensare alla sua unica passione, il calcio. Siccome Luciano è pure intelligente e intraprendente, a un certo punto fiuta anche l’affare: per campare col pallone non è necessario essere giocatore, ti puoi organizzare bene anche come scopritore di talenti, e magari come procuratore di calciatori, una figura che negli anni acquisterà sempre maggiore potere e importanza.
Comincia così, Lucianone Moggi, negli anni ’70, entrando nel calcio dalla porta di servizio, come osservatore di giovani leve e eventualmente scopritore di talenti per la Juve, all’epoca agli ordini di Italo Allodi. E, bisogna ammetterlo, Luciano è bravo. Organizza una rete di appassionati come lui che la domenica non disdegnano di girare nei campetti disagiati di tutta Italia alla ricerca di giovani e sconosciuti talenti, tanto che alla fine i risultati arrivano e hanno nomi ridondanti. Si chiamano Paolo Rossi, scoperto nel 1972 quando è un sedicenne imberbe, o Claudio Gentile, pescato nel 1973, e ancora Gaetano Scirea, individuato nel 1974. Roba forte che inevitabilmente, quando pochi anni dopo Allodi lascia la Juve, porta Moggi in pole position all’interno della società bianconera, dalla quale comincia a tessere la sua ragnatela di amicizie e collaborazioni anche con altre squadre, non necessariamente solo di serie minori. Tutti lo amano, dunque. No, c’è anche a chi Luciano non piace. E’ il caso di Giampiero Boniperti che però guarda caso della Juve in quegli anni è il presidente e a cui i metodi un po’ “allegrotti” di Moggi proprio non vanno giù.

Una bella porta sbattuta in faccia e forse un sogno che si infrange? Nemmeno per sogno, figuriamoci se Lucianone si lascia bloccare da un simile incidente di percorso. E poi, come si dice “si chiude una porta e si apre un portone”, e il portone che si apre per Luciano è quella della ASRoma, all’epoca del presidente Gaetano Anzalone che proprio non si vuol far scappare quel dirigente tanto abile.  E fa bene perché ecco che Lucianone porta alla Roma Roberto Pruzzo, bomber, che strappa proprio alla Juventus di Boniperti. Ma anche alla Roma le cose si complicano quando al presidente Anzalone succede Dino Viola. E’ il 25 novembre del 1979, decima giornata di campionato, che vede di fronte la Roma contro l’Ascoli del mitico presidente Costantino Rozzi, uno che in vita sua non l’ha mai mandata a dire a nessuno. La Roma vince 1 a 0 ma Rozzi scatena l’inferno sostenendo che l’arbitro Pieri,  che ha diretto la partita, ha platealmente favorito la squadra della Capitale contro la sua. Solite lamentele di tifoso deluso? Chissà, magari sì, se non fosse che la sera prima mezza dirigenza della Juventus non avesse visto Luciano Moggi a cena proprio con l’arbitro Pieri più due guardalinee dello stesso incontro, e lo avesse spifferato alla stampa. Così, anche Viola decide di liberarsi dell’ingombrante Luciano il quale, quasi per sfregio, si trasferisce alla Lazio dove arriva dopo lo scandalo del calcio scommesse, assunto col ruolo di direttore generale allo scopo di rilanciare la squadra. 

Una volta tanto, però, anche Moggi non riesce nell’impresa e lascia la Lazio con la squadra ancora in B. Seguono gli anni nel Torino del presidente Sergio Rossi e dell’amministratore Nizzola. Ma è un periodo abbastanza nero, dove Luciano sembra aver perso il suo tocco magico, e gli acquisti che arrivano al Toro sono dei brocchi che fanno infuriare i tifosi. Così, dopo 5 anni, Moggi sloggia di nuovo e arriva al Napoli del presidente Ferlaino, all’epoca di Maradona, subito dopo la vittoria del primo scudetto. Insieme a Moggi arrivano anche Francini e Careca, e la squadra vince la Coppa Uefa del 1989, e scudetto e supercoppa italiana del 1990, prima che Lucianone decida di mollare stavolta per incompatibilità con Ferlaino. A quel punto Moggi torna al Torino, dove ecco arrivare il primo vero incidente di percorso della sua carriera: viene inquisito insieme al suo collaboratore per illecito sportivo e favoreggiamento della prostituzione per le «squillo» fornite agli arbitri in occasione delle partite di Coppa UEFA. Spunta chi si assume tutte le responsabilità e le indagini si chiudano velocemente, Luciano non c'entra. E’ il 1994, e Moggi torna alla Roma, questa volta sotto l’egida del presidente Franco Sensi ma dura poco e, nello stesso anno, Lucianone molla e ritenta col suo primo e unico amore, la Juventus, dove incontra anche l’amministratore delegato Antonio Giraudo con il quale inizierà un lungo sodalizio. Definito dallo stesso Gianni Agnelli: “lo stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli”,  Lucianone trascina la Juve in una vertigine di vittorie alcune delle quali clamorose, sia a livello nazionale che internazione, per la gioia dei tifosi ma anche per l’odio dei nemici e dei detrattori, fino a che tutto questo attrae troppe “attenzioni”e, nel 2006, si scatena lo scandalo di Calciopoli. 
Il 4 maggio 2006 le pagine dei giornali si riempiono di intercettazioni telefoniche nate da un'inchiesta archiviata dal tribunale di Torino. Le intercettazioni riguardavano presunti accordi per designazioni arbitrali ad hoc anche per partite internazionali. Tutto ciò, unito a un’altra inchiesta, questa volta della procura di Napoli riguardante scommesse clandestine sulle partite, porta alle dimissioni di Moggi, di Giraudo e anche di Roberto Bettega ex calciatore ma all’epoca dirigente Juve anche lui. Nello scandalo finiscono invischiati tanti uomini di sport, compresi parecchi giornalisti anche televisivi che si occupano di calcio. Così, di seguito, nel mese di luglio la Corte di giustizia federale della FIGC conferma la squalifica di Moggi per cinque anni con proposta di radiazione. Il 28 marzo 2010 la FIGC dichiara che viste le vicende dello scandalo Moggi è stato radiato anche se subito dopo Luciano stesso comunica che a lui tutto ciò non risulta. E ancora, la Commissione disciplinare nazionale emana la sentenza di primo grado il 15 giugno 2011 condannando Moggi, Giraudo e Mazzini alla «sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC», ovvero alla radiazione. Il 9 luglio 2011 la Corte federale conferma la sentenza in primo grado. Il 4 aprile 2012 l'Alta corte di giustizia del CONI ribadisce la sentenza di radiazione per Moggi. Il 3 agosto 2012 il tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio rigetta la richiesta sospensiva del provvedimento dell'Alta corte di giustizia sportiva e dopo quattro anni di attesa il 15 ottobre 2016 lo stesso TAR respinge il ricorso nel merito per difetto di giurisdizione, confermando così in via definitiva la preclusione da qualsiasi incarico nell'ambito dello sport italiano. Il 15 marzo 2017 il Consiglio di Stato ha giudicato inammissibile «per difetto di giurisdizione del giudice statale» il ricorso fatto da Moggi contro la sentenza di radiazione della Corte federale della FIGC. 
Oggi l’ottantenne Luciano Moggi fa l’opinionista per giornali che parlano di calcio. Anche se… A 79 anni, l'ex direttore generale della Juve ha firmato un contratto triennale come consulente con il Partizani Tirana, squadra appaiata al Kukësi in vetta alla massima serie albanese. Hai visto mai che tra un paio d’anni il Partizani non finisca per vincere la Champion League?! Che rivincita sarebbe.

di Anna Paratore

#lucianomoggi #juventus

autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...