Macron, sta per finire la recita: dopo Fincantieri arrivano i 'licenziamenti'

02 agosto 2017 ore 11:12, intelligo
Parigi prima di tutto. Con la nazionalizzazione di STX France per togliere il controllo dell’azienda a Fincantieri, il summit tra i leader libici organizzato senza coinvolgere l’Italia, l’annuncio della creazione di hotspot in territorio libico subito smentito dai vertici Ue, sembra proprio che Macron si senta un nuovo Re Sole pronto a tutto pur di favorire gli interessi del suo paese, a costo di danneggiare apertamente quelli vicini. Ma se ci avviciniamo un po’ scopriamo che il neopresidente è solo truccato da sovrano, e sta recitando per distrarre il pubblico – i cittadini francesi - in vista delle brutte sorprese che sta preparando per loro in autunno.
Macron, sta per finire la recita: dopo Fincantieri arrivano i 'licenziamenti'
Sì, perché chi non è stato distratto dal protagonismo mediatico di Macron e dai suoi inviti a Bono e Rihanna per discutere della fame del mondo
, si è accorto che l’agenda del presidente prevede a settembre l’inizio del dibattito parlamentare per la riforma del Codice del lavoro. Che significa ovviamente maggiore facilità di licenziamento, sussidi di disoccupazione di più breve durata ed età di pensionamento più alta. Una riforma non rinviabile, perché la Francia non può continuare a spendere il 57 per cento del Pil nel settore statale e mantenere un rapporto deficit/Pil stabilmente sopra il 3 per cento.
Si tratta di una rivoluzione copernicana per l’ipergarantito lavoratore francese, che tramite sindacati ed esponenti politici di sinistra ha già promesso un autunno caldissimo a base di scioperi e manifestazioni di piazza.
Una prima prova della resistenza dei cittadini a qualunque tipo di riforma Macron l’ha avuta qualche settimana fa, quando dopo aver dato inizio al piano di tagli della spesa pubblica tagliando 850 milioni di euro alla Difesa, il suo tasso di approvazione è sceso di dieci punti. E allora il giovane leader di En Marche! ha capito che prima di  cominciare a fare sul serio era necessario  fare un po’ di scena indossando la parrucca da sovrano.
Nel giro di pochi giorni ha inscenato il summit tra i due leader litiganti per il controllo della Libia Fayez al-Sarraj e Khalfa Haftar - che non ha prodotto alcun risultato se non una bella foto dei due che si stringono la mano davanti al compiaciuto Emmanuel – e ha nazionalizzato un’azienda che era già in mani straniere pur di non lasciarne il controllo agli italiani. Parlando ai dipendenti dei cantieri ha addirittura promesso che si sarebbe impegnato per mantenere i posti di lavoro, fingendo di non sapere che Fincantieri aveva promesso di non licenziare nessuno. Il ministro dell’economia Bruno Le Maire ha dovuto poi ammettere che si tratta di una misura temporanea per guadagnare tempo, e che alla fine lo Stato non potrà mantenere il controllo dell’azienda. Sceneggiate quindi, ma che hanno riportato il suo primo attore alto negli indici di gradimento tra i sempre ipersciovinisti francesi, regalandogli un margine di manovra vitale quando dovrà imporre le dolorose riforme.
Il problema è che la recita non è stata vista solo da loro, ma anche dai partner europei, che hanno cominciato a diffidare dell’enfant prodige della politica transalpina. La cancelliera Angela Merkel ha evitato di commentare le iniziative del collega, ma non lo ha mai sostenuto. Il nostro governo è irritatissimo per il comportamento tenuto nei confronti di Fincantieri, trattata come una minaccia agli interessi nazionali francesi. La Commissione europea infine è arrivata a smentirlo pubblicamente – fatto inaudito per il presidente del secondo paese Ue – quando ha ipotizzato la creazione di hotspot in Libia lasciando intendere che la Francia avrebbe gestito autonomamente l’iniziativa. In altre parole, Macron aveva fatto capire che la Francia si sarebbe recata con militari al seguito sul territorio libico, decidendo autonomamente chi sarebbe potuto partire alla volta dell’Italia.
L’idea che l’opinione pubblica francese possa essere compiaciuta solo a danno dei vicini è pericolosa. Sarkozy tentò questa strada lasciando un pessimo ricordo di sé tra i partner europei, e non riuscì comunque a farsi rieleggere. Macron deve far capire ai suoi compatrioti che occorre trovare per la Francia un posto in Europa, non a comando dell’Europa.

di Alfonso Francia

autore / intelligo
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