Che fine ha fatto Gino Paoli?

02 agosto 2017 ore 12:09, intelligo
Sono almeno 60 anni che questo cantautore di grande qualità scandisce il nostro tempo con la sua musica, e osserva i fatti che si susseguono. Per esempio, era presente anche quella notte del 27 gennaio 1967 quando a Sanremo, Luigi Tenco, uno dei suoi migliori amici, si tolse la vita. Gino Paoli racconta: “Mi chiamarono quella stessa notte per dirmelo, ma io non ci volevo credere, era fuori da ogni possibilità, non era da lui, non corrispondeva a niente che riguardasse Luigi. Per me era diverso, io sì, ci avevo provato, quattro anni prima, anche se per un caso assurdo non m’era riuscito, e ancora porto addosso il proiettile, ma Luigi no, quando successe stava fuori della mia stanza all’ospedale e piangeva, diceva queste cose non si fanno, io non le faccio”. E allora, forse fu un complotto? “Io una mia idea l’ho sempre avuta. Luigi quella sera non era regolare, e l’abbiamo pensato tutti noi amici che lo conoscevamo bene. Anche l’esibizione al festival è stata assurda. Di solito Luigi era intonato, quadrato, quello che vedemmo cantare non era lui, era come se avesse preso delle cose. Mi tornò in mente quando anni prima andò in Svezia con Piero Ciampi e Giulio Frezza, andarono con le chitarre pensando di mantenersi così, e invece dovettero lavarne di piatti. In quell’occasione scoprirono che i barboni del posto si sbronzavano velocemente con un solo bicchiere di whisky e due pillole di un sonnifero che si chiamava Pronox, poi lo provammo tutti, era la prima forma di sballo, di droghe vere ancora non ce n’erano. Ma mi ricordo che dava una sensazione di estraneità, come se quello che facevi lo facesse qualcun’altro. Mi è tornato in mente quando ho saputo di Luigi. Ecco com’è andata, una stronzata,
Che fine ha fatto Gino Paoli?
magari un colpo di teatro pensato male e finito peggio. Anche la lettera che ha lasciato… non corrisponde, Luigi era un pragmatico, quella roba lì se l’ha scritta lui vuol dire che era ubriaco oltre ogni limite”.  A questo punto, decidete voi…
Gino Paoli nasce nel settembre del 1934 a Montefalcone, in provincia di Gorizia, in Friuli-Venezia Giulia, dove buona parte della sua famiglia viene coinvolta dalla pulizia etnica compiuta dai reparti regolari e paramilitari jugoslavi. Così i genitori di Gino, con il bimbo ancora piccolissimo, si trasferiscono a Genova, città che poi Paoli considererà sempre come la sua.  

L’infanzia di Gino è scandita dalle note del piano suonato da sua madre e dalla poca voglia di studiare tanto che alla scuola il ragazzino preferisce un gruppo di amici uniti dalla voglia di non farsi condizionare da niente, che sono poi il primo nucleo della cosiddetta Scuola genovese: Luigi Tenco (con il quale Paoli formerà il gruppo "I Diavoli del Rock"), Bruno Lauzi, Fabrizio De André, Umberto Bindi, Joe Sentieri, Giorgio Calabrese, i fratelli Gian Piero e Gianfranco Reverberi.  Così, mentre suo fratello Guido studia e diventerà un affermato fisico, Gino per mantenersi pensa di fare il pittore e si arrangia come grafico quando a 18 anni decide di andare a vivere da solo. Però, un pittore tra tutti questi amici che invece vogliono fare i musicisti a tutti i costi, è quasi a disagio. E così lui si fa convincere a partecipare a un’audizione alla Ricordi. Sotto la direzione artistica di Nanni Ricordi, Gino realizza i suoi primi 45 giri nel 1959 : La tua mano, Non occupatemi il telefono, Senza parole, Sassi, senza ottenere alcun successo. E anche nel 1960, quando pubblica La gatta le cose non cambiano: il pubblico sembra proprio ignorarlo.  Poi, però, col tempo e col passaparola, quei brani bistrattati arrivano in classifica ed è allora che Mogol nota Paoli, e si offre come suo prestanome perché il ragazzo non è ancora iscritto in SIAE.  

E sarà sempre Mogol a cambiare per sempre il destino di Gino, quando proporrà a Mina di cantare Il cielo in una stanza, sicuramente il capolavoro di Paoli. Lui la racconta così: “Fu un brano ispirato dall’incontro con una prostituta. Volevo descrivere l’attimo in cui sei a letto con una donna, hai appena fatto l’amore, e nell’aria percepisci una sorta di magia, che non sai da dove arrivi e che svanisce subito. In quel momento capisci che non sei nessuno, ma nella tua anima c’è tutto il mondo. Naturalmente non potevo mettere nel testo il punto centrale della storia – l’atto sessuale. E presi a girarci intorno, raccontando dei rumori della strada, le pareti... un itinerario a spirali, dove trionfava il non detto”. Dove, aggiungiamo noi, trionfa l’emozione che il brano causa a chiunque lo ascolti. Non a caso, è un successo travolgente, e resta in classifica per ben sei mesi, sancendo la definitiva affermazione di Gino Paoli come cantautore. 
L’anno successivo, Paoli – che è già sposato - conosce Ornella Vanoni e tra i due nasce una storia d’amore che, da un certo punto di vista, non finirà mai.  Lei gli ispira canzoni bellissime come Senza fine, Anche se, Me in tutto il mondo. Meno bello è invece il pezzo che in coppia con Tony Dallara Paoli presenta a Sanremo 1961, Un uomo vivo. In quell’anno, inizia anche per il cantautore una sorta di spirale maledetta, determinata dall’abuso dell’alcol e che andrà avanti fino al 1976. Dopo la morte del fratello, avvenuta in quel periodo e causata dall'abuso di alcolici, Paoli deciderà di disintossicarsi. Intanto, durante una tournée, Gino Paoli conosce la bellissima Stefania Sandrelli, all’epoca stellina appena arrivata nel firmamento cinematografico, e anche minorenne.  La passione tra i due è incontenibile, e la storia va avanti per quasi due anni, fino a quando Stefania, sebbene incinta, non decide di chiudere. E’ il luglio del 1963, e Paoli sembra allontanarsi dalla realtà. Tenta il suicidio sparandosi un colpo di pistola al cuore. E’ fortunato: il proiettile manca l’organo vitale ma si va a posizionare in un punto dove sarà impossibile rimuoverlo e dove si trova tutt’ora, e cioè nel pericardio del cantante. Riguardo alla follia del tentato suicidio, Paoli dirà: “Mi sparai al petto con una Derringer perché avevo tutto e non sentivo più niente. Donne, motori, applausi, ali di folla ovunque mettessi piede. Volevo un razzo per schizzare sul sole e scaldarmi di nuovo. Un dolore! Una pallottola è minuscola ma fa un male gigantesco”.  Trascorso il periodo peggiore, il cantautore riprende però alla grande la sua attività componendo Sapore di sale, arrangiato da Ennio Morricone e Gato Barbieri al sassofono. Paoli dichiarerà che l'ispirazione per questo brano è nata proprio dalla sua storia con la Sandrelli.  

Da quel momento in poi, la carriera del cantautore si farà ondivaga, con momenti migliori e peggiori, periodi di successo e periodi di appannamento. Ci saranno anche anni di silenzio, seguiti poi dal ritorno sulle scene a pieno ritmo, anche come editore musicale grazie, ad esempio, all’acquisizione dei diritti dei successi dei Bee Gees. Le royalties che percepisce attraverso la casa di edizioni Senza fine gli garantiranno una dignitosa sopravvivenza anche quando le altre attività, come ad esempio la gestione di un locale sulla Riviera ligure, si saranno rivelate fallimentari. Nel 1984 torna il grande successo grazie a un pezzo scritto per essere la colonna sonora de Una donna allo specchio, film con la Sandrelli, Una lunga storia d’amore. In seguito, nel 1985, Paoli e la Vanoni porteranno in giro per l’Italia una tournée che registrerà il sold-out e dalla quale verrà realizzato un doppio album, Insieme, a cui seguono:  1986 - Cosa farò da grande (Five Records;  1988 - L'ufficio delle cose perdute (Dischi Ricordi); 1988 - Sempre (antologia 1984-1986)(Five Records);  1991 - Matto come un gatto (WEA);  1992 - Senza contorno solo... per un'ora (WEA);  1994 - King Kong Paoli (WEA);  1995 - Amori dispari (WEA);  1996 - Appropriazione indebita (Fonit Cetra) ;  1998 - Pomodori (Fonit Cetra);  2002 - Se ; 2004 - Ti ricordi? No non mi ricordo (con Ornella Vanoni) ;  2009 – Storie; 2012 - Due come noi che... (Gino Paoli e Danilo Rea) oltre i live: 1989 - Gino Paoli '89 dal vivo;   2001 - Gino Paoli Live @ RTSI (live 1980);  2005 - Vanoni Paoli Live ; 2007 - Milestones: Un incontro in jazz ;  2011 - Un Incontro In Jazz (con Flavio Boltro-Danilo Rea-Rosario Bonaccorso-Roberto Gatto); 2012 - Umberto Bindi, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi e Gino Paoli – L'unica volta insieme, CD, Halidon (live 1978).

Nella vita privata, Paoli ha avuto due figli, Giovanni, dalla prima moglie, nato nel 1964 e Amanda, nata anche lei nel 1964, figlia di Stefania Sandrelli. In seguito, Paoli si è sposato nel 1991 con Paola Penzo, autrice di alcuni suoi brani, dalla quale ha avuto due figli, Nicolò, nato nel 1980, e Tomaso, nato nel 1992. Nel marzo di quest’anno, Paoli ormai 83enne è stato colpito da un aneurisma all’aorta addominale: ricoverato nella clinica privata Hesperia Hospital, dove ha subito un intervento programmato, è stato dimesso e ora sta bene. Per adesso non sono previste sue apparizioni pubbliche, ma sembra che comunque il cantautore stia lavorando a nuovi pezzi.  In bocca al lupo a questo “intramontabile” della musica italiana. 


di Anna Paratore 

#ginopaoli #chefinehafatto

autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...