Che fine ha fatto Rita Pavone?

02 agosto 2017 ore 12:33, intelligo
Rita Pavone oggi è una signora di 71 anni, ma a vederla come si muove, come parla, come canta e balla, non ci crederesti mai che abbia superato le 70 primavere. Ha ancora in sé quella carica travolgente che la rese ultra-famosa negli anni ’60 e che le ha permesso di vendere 50 milioni di dischi in tutto il mondo. Lei di tutto questo si compiace, ma dice anche di essere un’eterna insicura, anche quando vendeva milioni di dischi, e aggiunge: “Essere insicuri è un modo di essere professionali e di crescere. Non in altezza, purtroppo.” Eh già, l’altezza, un altro cruccio, tutto però viene superato il giovedì. Perché, che accade il giovedì nella vita di Rita Pavone? Semplice, esce La Settimana Enigmistica, sua grande passione. Spiega: “E’ il mio modo di mantenere la mente giovane e curiosa. Il giovedì, quando esce, nessuno si deve avvicinare a me. Prendo quella in fondo alla pila, perché deve essere stirata e liscia. Se qualcuno la tocca o, peggio, la usa, io non posso più risolverla. Ci metto quattro ore a finirla tutta, e quando è completa, la strappo.” Hai capito Rita Pavone che ti risolve il Bartezzaghi in men che non si dica…
Che fine ha fatto Rita Pavone?
BIOGRAFIA

Rita Pavone nasce a Torino il 23 agosto del 1945 da una famiglia della classe operaia. Il padre Giovanni, di origini siciliane ma nativo di Asti, è un operaio in FIAT, la madre Maria una casalinga originaria del ferrarese, e poi ci sono i tre fratelli, Piero, Carlo e Cicco. Rita è la terzogenita, e racconta così quegli anni: “A casa mia si vedeva la carne nel piatto una volta al mese, forse due, quando papà prendeva lo stipendio. La Fiat era come una famiglia per me, a Natale ai figli degli operai distribuivano i regali e lo facevano anche per la Befana. Non parliamo poi di quando ci assegnarono la casa a Mirafiori. Accadde qualche anno dopo. E a noi, che fino ad allora avevamo vissuto in sei, i miei genitori, io e i miei fratelli, alla Borgata San Paolo, in un buchetto di pochi metri quadrati, quella casa di tre stanze, con cucina e bagno, ci parve un sogno e Mirafiori un quartiere residenziale.” Anni non facili ma comunque pieni di sogni e speranze. In particolare per Rita, che aveva una predilezione per la musica e per il canto, che il padre Giovanni incoraggia, tanto è vero che la ragazzina debutta al Teatro Alfieri di Torino in uno spettacolo per ragazzini dal titolo Telefoniade, e realizzato dall'allora nazionale società telefonica Stipel. Ha 9 anni, e nelle spettacolo fa due entrate: “Nella prima facevo il verso a Al Jolson, un cantante americano di grandissimo talento che fu il primo a usufruire del sonoro nel cinema e che, bianco, si truccava da nero. Nella seconda interpretavo una ragazzina americana a Roma e cantavo la canzone di Rascel, Arrivederci Roma.” Poi comincia ad esibirsi nelle feste studentesche, o in alcuni locali torinesi come L'Apollo Danze, La Serenella,  La Perla,  l'Hollywood Dance o il Principe, guadagnandosi il soprannome di "Paul Anka in gonnella" grazie alla scelta di un repertorio che prediligeva proprio i brani del famoso cantante canadese. In quegli anni Rita finisce le scuole medie e si iscrive alla prima liceo, ma in famiglia i soldi non bastano e lei è costretta a lasciare gli studi e a impiegarsi come stiratrice in una camiceria. La ragazzina è volenterosa e, allo scopo di ottenere un diploma, si iscrive anche a dei corsi festivi dell'Istituto Tecnico Commerciale, ma gli orari di lavoro lunghi e molto duri le impediscono di trovare anche il tempo per lo studio. 

CARRIERA 
Che fine ha fatto Rita Pavone?
Per fortuna, arriva il 1962. Qualcuno che conosce il talento artistico di Rita, segnala al padre Giovanni il Festival degli sconosciuti di Ariccia, cittadina dei Castelli romani, una kermesse canora pensata e organizzata dal cantante Teddy Reno, al secolo Ferruccio Ricordi. Rita si iscrive, partecipa e vince. Chiunque l’ascolti in quella occasione, non può dimenticarsene. Teddy Reno diventa il suo agente, e Bruno Canfora la chiama a partecipar a Studio Uno. Il successo è clamoroso e immediato. L'RCA Italiana la mette sotto contratto e già nel 1963 Rita raggiunge una grande popolarità in Italia e all’estero. Escono in rapida successione tutti dischi destinati a vendere milioni di copie al botteghino: La partita di pallone, che il 16 febbraio 1963 arriva al primo posto in hit-parade per due settimane, e Sul cucuzzolo (scritte da Edoardo Vianello);  Alla mia età; Come te non c'è nessuno, che dal successivo 2 marzo resta in vetta per 9 settimane; Il ballo del mattone, che l'8 giugno 1963 arriva prima restandoci per tre settimane; Cuore, versione italiana della hit statunitense scritta da Barry Mann e Cynthia Weil ed interpretata da Wayne Newton: Heart (I Hear Your Beating), che il 6 luglio 1963 arriva prima per 9 settimane; Non è facile avere 18 anni, che arriva prima il 25 gennaio 1964 per due settimane; Datemi un martello (adattamento italiano di Sergio Bardotti di "If I Had a Hammer"). Racconta Rita: “Quando arrivò il primo assegno di una ventina di milioni, papà non credeva ai suoi occhi, non aveva mai visto tanti zeri. Per me invece contavano molto di più le luci della ribalta e quegli ambienti discreti e lussuosi, la possibilità di poter scegliere un buon albergo, dormire su un letto soffice e pulito.”  In realtà, Rita tutto quel successo se lo merita proprio. E’ davvero una ragazza ricca di talento, e non solo nel canto, prova ne è lo sceneggiato televisivo Il giornalino di Gian Burrasca, tratto dal celebre romanzo per ragazzi di Vamba, dove la regista Lina Wertmüller vuole proprio la Pavone nel ruolo del terribile bricconcello. Lo sceneggiato avrà un successo travolgente, e la sigla “Viva la Pappa col Pomodoro”, verrà incisa in molte lingue diverse. 
Rita Pavone è ormai un fenomeno nazionale, citata perfino da Umberto Eco nel suo saggio Apocalittici e Integrati come “Lei è Lolita spiegata per la prima volta al popolo”, e anche Togliatti ebbe a commentare: “Quella ragazza è comunque la gioventù, il modo che hanno di divertirsi i nostri operai. Non chiudiamole la porta in faccia”. Insomma, musica nazional-popolare quella della Pavone, cantata però con una voce notevole e grande capacità da un’interprete eclettica e talentuosissima. Da quel momento, e per anni, i successi della Pavone si susseguiranno, dischi, programmi televisivi, musicarelli,  dirà lei stessa: “[…] da cantante sono arrivata a un livello tale che i miei brani si avvicendavano al primo posto in classifica quasi come se non ci fossero altre canzoni in circolazioni. Onestamente un livello che quasi tutti possono soltanto sognare di raggiungere e che io ho invece avuto la fortuna di toccare con mano.”
E la vita privata? Anche lì Rita Pavone può dirsi davvero fortunata anche se quando tutto iniziò così non sembrava. Abbiamo visto che aveva conosciuto Teddy Reno ai suoi esordi, e che lui – 19 anni più di lei e, se non bastasse, sposato, solo civilmente e con un figlio – era diventato subito il suo manager.  Quello che non vi abbiamo raccontato è che con il passare del tempo, tra Rita e Teddy nasce una delicata storia d’amore. Bisogna dire che da tempo il matrimonio di Teddy Reno era finito, ma purtroppo in Italia non c’era ancora il divorzio, mentre i bacchettoni non mancavano come l’ostracismo subito da Mina quando rimase incinta di Corrado Pani aveva ben dimostrato a tutti.
 
Così, Rita e Teddy tengono a lungo segreta la loro storia. Alla fine, però, nel 1968 i due vengono allo scoperto decidendo di sposarsi in Svizzera. Incredibile ma vero, questo suscita un uragano di chiacchiere, e anche l’inizio alla parabola discendente della carriera della cantante. Il grandissimo successo in Italia non tornerà più, ma Rita andrà a prendersi le sue soddisfazioni in tutto il resto del mondo, dove l’attendono a braccia aperte. Nel frattempo, il contestatissimo matrimonio, che ancora oggi dura alla grande, vedrà la nascita di due figli, Alessandro (1969) e Giorgio (1974), e la coppia deciderà di vivere in Svizzera, dove oggi Rita è naturalizzata.  In proposito ha detto: “Ho scelto la Svizzera non per portarci i soldi: per farlo non occorre viverci, basta passarci. All’epoca Teddy non aveva ottenuto il divorzio in Italia, allora siamo andati a sposarci religiosamente in Svizzera, in un bellissimo convento. Lo abbiamo fatto perché volevamo una famiglia e per non avere un matrimonio di coscienza riportato sui registri civili. Dopo tre anni, una volta ottenuto il divorzio, ci siamo sposati civilmente anche in Italia. In Svizzera sto benissimo, mi piace la mentalità e sto tranquilla. Facciamo una vita semplice. Tra una serata mondana e farmi le castagne al fuoco preferisco la seconda.”
Una vita tranquilla? Rita Pavone? Lei che come la vedi, ancora oggi, ti fa venire voglia di ballare? Chissà perché, non ci crediamo troppo… In bocca al lupo, fantastica settantenne ragazza che da poco ha incontrato anche Papa Francesco.

autore / intelligo
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