Che fine hanno fatto i New Trolls?

02 agosto 2017 ore 13:15, intelligo
Per parlare dei New Trolls a un pubblico vario come quello di Intelligo, non necessariamente esperto o appassionato di rock, va fatto un breve inciso che riguarda il genere di musica che la band ha portato avanti e fatto conoscere in Italia, il rock progressivo.  Recita Wikipedia: “…dall'inglese progressive rock, anche noto come prog o prog rock, il rock progressivo è un sottogenere della musica rock, evoluto dal rock psichedelico britannico degli anni sessanta e diffusosi in Germania, Italia e Francia nel corso del decennio e di quello successivo. Similarmente all'art rock, nacque rispondendo all'esigenza di dare alla musica rock maggiore spessore culturale e credibilità. Il nome del genere, considerato da alcuni inadeguato, indica la progressione del rock dalle sue radici blues, di matrice statunitense, a un livello maggiore di complessità e varietà compositiva, melodica, armonica e stilistica.” Tutto chiaro? Okay, allora parliamo di questa band storica della musica italiana…
Che fine hanno fatto i New Trolls?

CARRIERA 

All’inizio sono solo I Trolls con Pino Scarpettini alla tastiera, Vittorio De Scalzi, voce e chitarra, Ugo Guido, voce e basso, Giulio Menin alla batteria e Piero Darini, chitarra e voce. E’ il 1966 e la band, voluta da Scarpettini e Scalzi, pubblica con l’etichetta La voce del padrone il suo primo 45 giri, Dietro la nebbia/Questa sera, ed è subito grande successo di critica e di vendite. Già l’anno successivo, però, la band fa registrare la prima di una lunghissima teoria di scissioni e ricomposizioni che, a un’onesta analisi, porteranno qualche problema di troppo e magari porranno anche un freno ai pur grandi successi ottenuti. Nel 1967, dunque, la band si trasforma nei New Trolls, e la nuova formazione è composta da Vittorio De Scalzi, voce e chitarra, Nico Di Palo, voce e chitarra, Giorgio D'Adamo, basso, Mauro Chiarugi, tastiere e Gianni Belleno, batteria e cori. Qualcuno dirà che la formazione è scelta sulla base di un articolo pubblicato su un giornale genovese, in cui un critico musicale aveva elencato i migliori musicisti della città. In realtà si tratta di una chiacchiera senza nessuna base reale, come dirà anni dopo De Scalzi, perché in realtà la band attraversò parecchie vicissitudini prima di riuscire a mettere insieme bravi musicisti con intenti condivisi. La nuova formazione, comunque, si fa subito apprezzare per l‘ originalità e la competenza canoro-musicale tanto da attirare l’attenzione di Francois Bonnier, che li vuole come supporter per il tour italiano dei Rolling Stones. I New Trolls, infatti, con la loro musica romantica e psichedelica di grande qualità unita alle inconfondibili coralità, riescono facilmente a distinguersi e ad emergere tra una miriade di gruppi che nascono in quegli anni.    
Arriva così il primo grande successo con Visioni presentata al Festival Bar.  E’ il 1968 e il 45 vende oltre 200mila copie. Sempre nel 1968 viene pubblicato il loro album d'esordio, il concept album dal titolo Senza orario senza bandiera. I testi nascono dalla collaborazione tra Fabrizio De André e il poeta genovese Riccardo Mannerini. Uno dei singoli dell'album è Signore io sono Irish, originato da una poesia di Mannerini. Nel 1969 è la volta di Sanremo, tappa obbligata per chiunque all’epoca faccia musica leggera in Italia anche se, per essere precisi, i New Trolls da quelle parti erano già di casa come racconta in un’intervista Vittorio De Scazi: “Mi considero un sanremese di adozione. Forse non tutti lo sanno, ma musicalmente siamo nati suonando al ‘Club 64’ (oggi un ristorante) ed al Whisky negli anni ’60. Facevamo un sacco di serate e, durante il Festival, gli artisti che partecipavano alla kermesse all’allora ‘Salone delle Feste’ del Casinò, la notte venivano a suonare nelle session con noi. Alcune volte è capitato che si presentasse anche un certo Stevie Wonder, che si sedeva alla batteria e si scatenava”. Questa volta, però, la band è sul palco del Salone delle Feste e presenta Io che ho te, un successo di vendite seguito da altri due pezzi che andranno molto bene, Davanti agli occhi miei e Una miniera.       

ANNI  '70      
  
Il 1971 è un momento di svolta importante per il gruppo, perché vede i New Trolls abbracciare quel rock progressivo di cui vi abbiamo parlato all’inizio. Dopo aver partecipato nuovamente al Festival di Sanremo (con una cover del brano Una storia di Sergio Endrigo), il gruppo incide quello che molti critici considerano il loro capolavoro: Concerto grosso per i New Trolls. Concerto grosso per i New Trolls è un'opera originale scritta dal musicista Luis Enriquez Bacalov ed arrangiata dai New Trolls in stile progressive. In questo periodo inizia anche la collaborazione di Maurizio Salvi (alias "Piccolo Bach") reclutato per il suo virtuosismo alle tastiere. Sensazione farà nel 1972 un’esecuzione dal vivo del Concerto grosso che la band porterà a Senza Rete insieme al’orchestra di Pino Calvi. L'album che ne deriverà sarà poi scelto come colonna sonora del film La vittima designata. I New Trolls incidono anche  un doppio album, Searching for a land, nella versione in studio e in quella live, e iniziano qui la collaborazione con il bassista l’italocanadese Frank Laugelli (Rodes).  Il coacervo di diverse visioni musicali che i New Trolls esprimono, oltre ad essere fonte di grande successo, è però anche motivo di dissapori. Questo porta a un’infinita teoria di ingressi e uscite dalla band, tanto che resta davvero difficile poter dire chi sono i New Trolls in quel periodo. Alla fine, dopo il 1974, i New Trolls sembrano finalmente ricomporsi, grazie anche alla volontà di lavorare al Concerto Grosso 2. Il nuovo assetto è: Nico Di Palo, Gianni Belleno, Giorgio D'Adamo e Vittorio De Scalzi ai quali si aggiunge Richy Belloni. Nascono con loro successi come Aldebaran, FS, Quella carezza della sera, e collaborazioni ad album per Ornella Vanoni e Anna Oxa. In questo periodo viene pubblicato, solo per il mercato spagnolo, l'album Nunca en horas de clase ed il 45 giri contenente It's downtown e I can see the rain (con testi in inglese scritti da Douglas Meakin e Mike Fraser).

ANNI '80
Negli anni ’80, lo stile progressive dei New Trolls viene annacquato da un rock più vicino al pop, seppure in una forma sempre molto sofisticata. L’album New Trolls del 1979 rende bene l’idea di questa transizione, risentendo di una certa influenza dei Bee Gees ma trattenendo anche sonorità del passato come nel brano Domenica di Napoli, con il testo di Lucio Dalla.  Nell’1980 è la volta del 45 giri Musica, e nel 1981 esce Là nella casa dell'angelo, entrambi successi anche se nel frattempo, con l’uscita dalla formazione di Giorgio Usai e di D’Adamo i New Trolls sono ormai un quartetto che però continua a fare musica con gli album FS e America O.K. Seguono altre partecipazioni al Festival di Sanremo: nel 1985 vincono il premio della critica Faccia di cane (con testo di Fabrizio De André e Roberto Ferri, ma firmato alla SIAE dal solo Ferri), e nel 1988 presentano Cielo chiaro (eseguito, come tutto il successivo album Amici dai soli De Scalzi, Di Palo e Belleno). Belloni in quello stesso periodo suona con Franco Battiato nell'album Fisiognomica e nel tour successivo, da cui è tratto il disco live Giubbe rosse.
In tutto questo, l’andirivieni continua all’interno della band, e molti dei musicisti che hanno fatto parte dei New Trolls finiscono per tentare la carriera da soliti, come avviene per Di Palo. Intanto, però, la band collabora con la Oxa scrivendo per lei i brani dell’album Tutti i brividi del mondo e accompagnandola in tournée. I n seguito alla separazione del 1997, profetizzata dal brano dal titolo: Alianti liberi , i New Trolls smettono di esistere, in quanto il nome può essere utilizzato solo con il consenso unanime dei titolari del marchio (Vittorio De Scalzi, Gianni Belleno, Ricky Belloni). Tuttavia la loro musica continua ad essere riproposta da varie formazioni, guidate dai componenti della band originaria.  Poi, nel 2015, tutti i componenti storici dei New Trolls, insieme a buona parte dell’universo musicale genovese, si ritrovano nella chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù di Albaro per dare l’ultimo, triste saluto a Giorgio D’Adamo, bassista fondatore della band. Durante la funzione, i componenti della band hanno intonato le loro più belle canzoni, da Miniera a Quelle carezze della sera.  “Immagino ci sarà tanta gente che avrà tanti ricordi legati a Giorgio”, ha detto commosso Vittorio De Scalzi, “è un momento triste, vorrei avere solo bei ricordi: li ho nelle canzoni che abbiamo scritto insieme…”  Canzoni che resteranno pietre miliari nella musica leggera italiana.

di Anna Paratore

#newstrolls #chefinehafatto

autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...