Putin ha le prove: l'oro nero di Erdogan dall'Isis. Il Sultano ha perso la s-commessa

02 dicembre 2015 ore 16:37, Marta Moriconi
Putin ha le prove: l'oro nero di Erdogan dall'Isis. Il Sultano ha perso la s-commessa
Ha perso la commessa e la scommessa Erdogan, almeno secondo Putin. La Russia dopo l'abbattimento del suo aereo in area turco-siriana, aveva sostenuto la non sostenibilità dell'incidente, che secondo il leader del Cremlino nascondeva una vera e propria strategia per "garantire la sicurezza delle via di fornitura illegale del petrolio dell’Isis al territorio turco”. Dopo la conferenza stampa a Parigi nell’ambito della Conferenza sul clima (Cop21), il Sultano turco Erdogan aveva risposto: “E’ immorale accusare la Turchia di comprare il petrolio dall’Isis. Se ci sono i documenti, devono mostrarli, vediamoli. Se questo viene dimostrato, io non rimarrò nel mio incarico. E lo dico a Putin: lui manterrà il suo incarico?”.
Ed eccolo servito. Ancora una provocazione è stata vinta dal russo: ci sono le prove del traffico di petrolio dai territori controllati dal Califfato verso la Turchia. Secondo Anatolij Antonov, viceministro russo della Difesa, la Turchia è il principale acquirente dell'oro nero estratto da Iraq e Siria:?"In base alle informazioni disponibili in questo business criminale è implicata la leadership del Paese ai più alti livelli, che ha mostrato un cinismo estremo. Hanno invaso il territorio di un altro Paese e lo stanno sfacciatamente derubando". 

E ci sono le fotografie dei camion di petrolio che attraversano la frontiera tra la Siria e la Turchia, video dei raid aerei contro i depositi dell’Isis e mappe con i movimenti dettagliati del contrabbando, a parlare chiaro e a ritrarre colonne di autocisterne dirette in Turchia. Il generale Sergey Rudskoj parla di una rotta occidentale che porta agli scali marittimi turchi sul Mediterraneo, una rotta settentrionale che "conduce alla raffineria di Patma, in territorio turco, e una rotta orientale che porta a una grande base nella cittadina di Zhizdra", come riporta il Sole 24 ore. 
Insomma la Turchia sarebbe il consumatore principale di questo petrolio al di là che Erdogan si celi dietro ai suoi valori non persi "a tal punto di comprare petrolio da una organizzazione terroristica". 


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