Dieta mediterranea per mangiare bene e anti-obesità giovanile

02 dicembre 2016 ore 16:04, Americo Mascarucci
Dieta mediterranea, questa sconosciuta.
Nonostante sia rinomata in tutto il mondo al punto da essere riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’Umanità, la dieta mediterranea è purtroppo in crisi, soprattutto fra le nuove generazioni sempre più attratte dal cosidetto “cibo sopazzatura”.
Che però come fanno notare gli esperti fa male al fegato ed è la causa principale di obesità infantile.
La dieta mediterranea dunque andrebbe necessariamente riscoperta e promossa fra i giovani.
Per questo motivo ieri si è tenuto a Napoli presso il Quartier Generale italiano che risiede nella base Nato di Giugliano, località Lago Patria. un apposito convegno organizzato dal Cionsiglio regionale della Campania dove è stato lanciato un forte messaggio per la salute. 
"Sono ormai 6 anni - ricorda la Presidente del Consiglio Rosetta D’Amelio - che la Dieta mediterranea è stata riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Quest’anno abbiamo organizzato molti eventi sul territorio. E quello con la nostra comunità del quartier generale italiano presso la base Nato – spiega D’Amelio -  è particolarmente significativo perché il nostro obiettivo è quello di diffondere l’importanza per la salute e per la sana crescita della Dieta Mediterranea che più che un regime alimentare rappresenta uno stile di vita fondato sulle tradizioni e usi delle nostre comunità". 

Dieta mediterranea per mangiare bene e anti-obesità giovanile
Peccato che i giovani però preferiscano cibi a base di grassi come merendine e junk food.
Cresce così l'obesità infantile tanto che l’Italia è al secondo posto per performance negativa sui venticinque Paesi analizzati dal Food Sustainability Index (FSI) quanto proprio a sovrappeso nella fascia d'età tra i due e i diciotto anni. 
L'Italia poi è al terzo posto per ipernutrizione. 
L'indice voluto dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition e realizzato con The Economist intelligence Unit (centro di ricerca del Gruppo The Economist) analizza l'alimentazione a livello globale, non tanto in termini di gusto quanto piuttosto dal punto di vista del valore complessivo che essa rappresenta. 
E per farlo utilizza cinquantotto diversi parametri in tre diversi ambiti di ricerca: agricoltura sostenibile, sifde nutrizionali e spreco di cibo. 
Anche l'invasione del cibo spazzatura diffuso soprattutto dalla grande distribuzione del resto è un'altra conseguenza negativa della globalizzazione che a quanto pare ha condizionato pure le diete. 

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