L'Italia consolida la diga di Mosul ma il crollo incombe

02 marzo 2016 ore 11:37, Lucia Bigozzi
L’Italia è impegnata su Mosul: c’è un’azienda leader incaricata di consolidare e proteggere la diga della città irachena di valore strategico per tutto il Paese. Questo ormai lo sappiamo, ma oggi c’è un dato in più, fonte di un nuovo allarme. L’accelerazione arriva dal governo iracheno che dopo tanti tentennamenti, ha ammesso che la diga di Mosul potrebbe crollare. E lo ha segnalato con una comunicazione direttamente rivolta alla popolazione locale, che ancor più dà il senso della gravità della situazione. In sostanza, il governo iracheno dice che il rischio di un cedimento strutturale dell’imponente impianto è molto basso, ma l’eventualità di un crollo non si può escludere a priori. 
Quindi serve un intervento urgente di consolidamento che a questo punto, visto il campanello di allarme suonato dalle autorità irachene, sembra quanto mai necessario. Ai lavori che servono sulla diga, ci penserà un’azienda italiana, la Trevi, che si è aggiudicata la gara d’appalto lanciata da Baghdad. E’ il primo intervento da fare prima che la coalizione occidentale decida qualsiasi azione per fermare l’avanzata dell’Isis nel Paese mediorientale.  Per il momento, il governo mette le mani avanti e lo fa informando i cittadini che in caso il livello dell’acqua raggiungesse i 319 metri (ad oggi è pari a 307 litri), il rischio di un crollo dell’intera opera è concreto e reale. 

L'Italia consolida la diga di Mosul ma il crollo incombe
Ma nell’appello, la dimensione dell’urgenza torna anche quando si fa riferimento al poco tempo che resta per decidere, assumere e realizzare tutte le misure indispensabili per mettere in salvo la popolazione, nel caso in cui il livello delle acque Tigri raggiungesse i 15 metri nell’ipotesi di un default della diga. L'alluvione, inoltre, raggiungerebbe la provincia di Tikrit in uno o due giorni e in tre o quattro giorni su Baghad piomberebbe un'onda di dieci metri. Di fronte a questo scenario, le autorità governative informano che per mettersi in salvo, i cittadini dovranno raggiungere zone sopraelevate e gli abitanti di Mosul, Tikrit e Samarra dovranno stare ad almeno sei chilometri di distanza dal fiume. Infine, iol governo ha dichiarato che in caso di crollo imminente informerà e fornirà i servizi necessari per salvaguardare l’incolumità delle persone. Insomma, da un lato si dice che il rischio di un cedimento strutturale è basso, dall’altro si dice già cosa potrebbe accadere di fronte a una situazione che a ben guardare, non sembra così remota e lontana. 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...