Utero in affitto. Una domanda: che ne pensano Unicef, Telefono Azzurro, Save The Children?

02 marzo 2016 ore 15:30, Americo Mascarucci
“È un tema molto delicato e i dubbi ci sono soprattutto quando si ha a che fare con giovani donne straniere. È una pratica che si presta allo sfruttamento delle donne". 
Il presidente della Camera Laura Boldrini ha espresso forti dubbi e riserve sulla pratica della maternità surrogata dopo che è esploso il "caso Vendola". L’ex Governatore della Puglia e il compagno Ed Testa hanno ottenuto un figlio grazie alla maternità surrogata. Ciò ha scatenato un forte dibattito in Italia che ha coinvolto non soltanto il mondo cattolico ma, come dimostra l’intervento della Boldrini anche quello laico. 
Del resto a maggio del 2015 un vibrante appello contro la "maternità surrogata" era arrivato proprio dalla crema della sinistra laica ed anticlericale francese, ed era stato pubblicato sul più importante organo di stampa della sinistra, Liberation. 
Il giornale aveva deciso di concedere spazio e voce ad un’iniziativa partita dagli Stati Uniti dove oltre 160 personalità laiche e associazioni di 18 paesi, si erano riunite in un network informale per lanciare appunto una campagna rivolta a fermare la maternità surrogata. 
Filosofi, sindacalisti, esponenti dei movimenti femministi, politici della sinistra, intellettuali, avevano chiesto di interrompere una pratica che viola i diritti umani.  
I firmatari dell’appello mettevano in evidenza come "la maternità surrogata comporti gravissimi rischi sia per la salute delle donne che decidono di affittare il proprio utero, che per i nascituri. Le prime corrono seriamente il rischio di perdere per sempre la fertilità a causa di complicazioni e infezioni frequentissime alle ovaie, blocchi renali, arresti cardiaci e nel peggiore dei casi anche la morte. Non meno preoccupanti i rischi per i bambini. All'alto tasso di mortalità al momento del parto si aggiungono malformazioni sanguigne e deficienze nella crescita. In più come hanno più volte sottolineato numerosi scienziati la maternità surrogata rompe l’attaccamento materno naturale che si stabilisce fra madre e figlio durante la gravidanza, un legame che invece deve essere rafforzato il più possibile, perché la rottura di questa intimità affettiva prima che biologica viene a produrre danni irreparabili tanto per la madre che per il bambino. In più la pratica dell’utero in affitto è vista come una moderna forma di schiavitù essendo in genere praticata su donne che vivono in paesi poveri e dunque spinte ad affittare i propri uteri per guadagnarsi da vivere. Una forma di sfruttamento considerata indegna di paesi che si definiscono civili".

Analogo appello nel dicembre 2015 era partito dall’Italia firmata da diversi vip, associazioni cattoliche e non e persino esponenti del mondo gay molti di sinistra e non propriamente dei cattolici bigotti.  
"Noi rifiutiamo di considerare la maternità surrogata un atto di libertà o di amore. In Italia è vietata, ma nel mondo in cui viviamo l'altrove è qui: "committenti" italiani possono trovare in altri Paesi una donna che "porti" un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione". 
Appello firmato fra gli altri da: Stefania Sandrelli, Giovanni Soldati, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Claudio Amendola, Francesca Neri, Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Micaela Ramazzotti. Fra gli intellettuali Giuseppe Vacca, Giuseppe Caldarola e la scrittrice Dacia Maraini; le suore orsoline di Casa Rut a Caserta, l'associazione Slaves no more di Anna Pozzi, Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay e di Equality Italia. 
Non si sono invece trovati sui social appelli in tal senso da parte delle associazioni preposte alla difesa dei minori. 
L'Unicef per esempio come la pensa sul tema? E il telefono azzurro? Save The Children? Può darsi che si siano pronunciati ma in modo sicuramente irrilevante se nessuna traccia è riscontrabile con una semplice ricerca su internet.
Insomma il bambino ha o no il diritto di nascere in una famiglia con un padre ed una madre e di non essere acquistato come un qualsiasi prodotto al supermercato? E il fatto di essere strappato alla madre naturale con tanto di contratto d’acquisto e magari pure con la clausola del rifiuto nel caso in cui dovesse nascere malformato non è una violazione dei diritti dei minori? Va bene occuparsi dei bambini profughi e combattere gli abusi, ma solo la pedofilia offende la dignità dei minori? Un figlio prenotato, venduto e acquistato non si configura come abuso? Punti di vista ma appare strano che a scandalizzarsi per l'utero in affitto siano giustamente le "femministe" e poco, o per niente, le organizzazioni a tutela dei minori. 
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