"Non contro Renzi ma i suoi voucher": Orlando candidato per cambiare regole

02 marzo 2017 ore 16:26, Americo Mascarucci
"Al Congresso del Pd non mi candido contro Renzi ma per affermare un'altra piattaforma politica". Lo ha detto il ministro della Giustizia e candidato alla segreteria dem Andrea Orlando, intervistato a Omnibus, su La 7. Orlando tiene a precisare di non essere mai stato renziano, di aver partecipato al Governo dell'ex Premier in quanto esponente del Pd, ma senza nascondere di aver avuto più volte forti divergenze con lui. 
Non c'è dunque nessuna incoerenza nella sua decisione, così come non c'è da psarte sua la volontà di candidarsi "contro qualcuno" ma "per qualcosa".

LA CANDIDATURA 
Orlando spiega come la sua decisione sia maturata già all'indomani della sconfitta al Referendum costituzionale del 5 dicembre: "Io proponevo una conferenza programmatica per affrontare i temi e rispondere alle domande arrivate con il referendum - ha precisato - Mi è stato detto di no, ma i fatti mi stanno dando ragione: c'è stata la scissione, Emiliano chiama elettori di altri partiti per votare contro Renzi, l'ex premier va in California come se non avesse governato in questi anni, si è aperta la pagina prevedibilissima delle tessere. Per questo serve una candidatura che tenga insieme il Pd".
'Non contro Renzi ma i suoi voucher': Orlando candidato per cambiare regole

NON E' SINISTRA
Molti hanno letto nella candidatura di Orlando una certa svolta a sinistra che però il Ministro sembra smentire: "Non voglio fare la sinistra del Pd, voglio rifare il Pd" spiega specificando poi come sui voucher non si debba evitare il referendum ma vada risolto il problema. "Non voglio l'abolizione dei voucher - ha poi aggiunto - ma così non funzionano. Vanno modificati e presto presenterò una mia proposta in merito".

LO SCANDALO TESSERE
Orlando annuncia l'intenzione di non presentarsi in quei territori dove esiste il sospetto di tesseramenti irregolari: "Chiederò che la commissione per il congresso dia una valutazione complessiva sull'andamento del tesseramento in tutto il Paese. Se ci saranno problemi in alcune realtà non presenterò le liste. Non voglio voti che non si sa da dove vengono".
Poi Orlando non nasconde di non condividere le regole congressuali senza escludere la possibilità di modificarle nel caso in cui riuscisse a diventare segretario del partito.
"Il meccanismo del congresso funziona male - denuncia - votai Bersani perché si era impegnato a cambiarlo. Le primarie sono un fatto positivo ma serve un sistema regolato, come negli altri Paesi. Non è colpa di Renzi, è un meccanismo che fin dall'inizio non ha previsto degli anticorpi, e i segnali ci sono stati".
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