Istat: scende il rapporto Deficit/Pil, anzi oscilla

02 ottobre 2015, Luca Lippi
Istat: scende il rapporto Deficit/Pil, anzi oscilla
Secondo quanto riportato dall’Istat, nel secondo trimestre il rapporto deficit/Pil italiano risulta pari allo 0,9%, migliorando di 0,2 punti percentuali rispetto a quello misurato nel corrispondente trimestre del 2014. 

Nel secondo trimestre 2015 il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un'incidenza sul Pil del 4,2%, invariata rispetto a quella del secondo trimestre del 2014.

Tuttavia, Giuseppe Pisauro, presidente dell'Ufficio parlamentare di Bilancio (organismo indipendente istituito nel 2014 per aumentare i controlli e la trasparenza delle finanze pubbliche) fa sapere che la variazione positiva del Pil è dovuta principalmente a una ricostituzione delle scorte da parte delle imprese.

Che significa? Lo spieghiamo cercando di essere più chiari possibile; intanto riportiamo integralmente la dichiarazione di Pisauro: “A determinare la variazione del Pil, alla fine, è la ricostituzione delle scorte cresciute moltissimo da parte delle imprese. Bisognerà vedere se le scorte saranno trasformate in fatturato”.

La variazione delle scorte è la differenza tra il valore delle entrate nel magazzino e quello delle uscite dal magazzino, piuttosto banale! Meno banale è come l’Istat interpreta questo dato; nei conti economici nazionali che compila l'Istat questo valore si somma ai consumi finali nazionali, agli investimenti fissi lordi, agli oggetti di valore e alla differenza tra esportazioni e importazioni per ottenere il Pil a prezzi correnti.

Secondo i dati pubblicati a inizio settembre e quelli riferiti al secondo trimestre di quest'anno, constatiamo che il più grande apporto alla crescita è venuto dalla variazione delle scorte. Secondo l'Istat tale contributo è stato di 0,4 punti percentuali, con il concorso della domanda nazionale al netto delle scorte di 0,2 punti percentuali. Quest'ultima però si deve dividere ulteriormente e inevitabilmente il contributo dei consumi alla crescita è stato pari a 0,3 punti percentuali, mentre è negativo (-0.2) quello relativo alla domanda estera.

In conclusione, le due componenti che l’Istat non scorpora nel dato finale annullano l’aumento del Pil (a meno che nel breve non ci sia un’impennata dei consumi), quindi la rilevazione risulterebbe alterata in termini interpretativi. Un duro colpo per Matteo Renzi!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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