'Ndrangheta, 23 arresti in Calabria: il turismo era solo "cosa loro"

20 aprile 2016 ore 13:40, Americo Mascarucci
E' scaturita dalle intercettazioni ambientali effettuate nel quartier generale del boss Pantaleone Mancuso, capo dell'omonimo clan della 'ndrangheta, ubicato in un esercizio commerciale, l'operazione "Costa Pulita", eseguita nelle prime ore della mattinata da uomini di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza nelle province di Vibo Valentia, Cosenza, Como, Monza. 
Gli inquirenti hanno tenuto sotto controllo i movimenti intorno al locale in cui il boss incontrava i suoi referenti.
23 in totale le persone fermate su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catanzaro con le accuse di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi ed esplosivo Le indagini, avviate nei primi mesi del 2013, hanno riguardato personaggi ritenuti appartenenti o comunque contigui al potente clan della 'ndrangheta guidato dalla famiglia Mancuso di Limbadi, operante in tutto il territorio vibonese, 
Secondo l'accusa gli uomini del clan si erano assicurati l'esclusività nello sfruttamento delle potenzialità turistiche della zona, costituendo un vero e proprio impero finito ora sotto sequestro. 

'Ndrangheta, 23 arresti in Calabria: il turismo era solo 'cosa loro'
Per ordine della Dda catanzarese sono stati apposti i sigilli a più di cento immobili, due villaggi vacanze e tre compagnie di navigazione con altrettante motonavi che assicuravano, in regime di sostanziale monopolio, i collegamenti turistici con le isole Eolie, quote societarie e rapporti bancari per un valore totale di 70 milioni di euro. 
Sul registro degli indagati sono finiti anche due esponenti politici ed amministratori accusati di aver favorito gli interessi delle cosche. Ad uno si contesta di aver agevolato l'attività di un villaggio vacanze, ad un altro di aver favorito attraverso l'assegnazione con procedure di somma urgenza le opere di risanamento post alluvione a ditte affiliate alla mafia.
Durante le indagini, condotte anche con intercettazioni telefoniche, ambientali e video riprese, inoltre, sono state sequestrate diverse armi da fuoco e, nel 2014, sono stati arrestati, in flagranza di reato, alcuni elementi di spicco delle cosche mentre si accingevano a fare un attentato mediante l'utilizzo di un potente ordigno esplosivo.
L'indagine "Costa pulita" ha consentito anche di svelare l'ingerenza del clan Accorinti sulle cerimonie religiose della zona come nel caso della processione a mare della Madonna del Monte Carmelo, che si svolge ogni 15 luglio a Briatico con la statua della Vergine trasportata a bordo di un'imbarcazione condotta dal capo della cosca mafiosa. 

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