Cgia, statali si ammalano "a singhiozzo": meno giorni ma più dei privati

20 gennaio 2016 ore 10:40, Marta Moriconi
La Cgia dimostra quello che tutti pensavano, gli statali si ammalano meno giorni (ma guarda un po') però più dei privati. Insomma un dipendente su due nel 2014 è restato a casa e nel privato invece uno su tre. La strana faccenda riguarda la durata media della malattia: 17,9 giorni per gli statali contro i 19 dei privati. In sostanza i lavoratori hanno collezionato un giorno di assenze in più rispetto agli statali. 
Cgia, statali si ammalano 'a singhiozzo': meno giorni ma più dei privati
Grazie ai dati Inps si scopre che nel 2014  il 55% dei dipendenti pubblici è rimasto a casa per malattia mentre nel privato solo il 35%). Se, però, nel settore pubblico ci si ammala più frequentemente, nel privato lo si fa per più tempo. Attenzione: il numero di giorni di assenza di un dipendente è in presenza di più certificati medici. Dunque la domanda che verrebbe da porsi è una: quanti malati sono guariti in un giorno, perché non sarebbe strano se la percentuale fosse alta? Presto detto, il 27,1% dei casi di "brevissima" malattia. Nel privato invece solo il 12,3%. E gli eventi legati ai malanni influenzabili quando arrivano al quarto giorno diminuiscono sensibilmente tra i dipendenti pubblici. Insomma pubblico è bello perché ci si ammala di più ma per meno tempo. E nel Centro-Sud? L'incremento dalle assenze nel settore pubblico è stato registrato in Campania (+15,1%), Molise (+14 per cento), Abruzzo (+12,9 per cento), Lazio (+12,4%) e Sardegna (+11,6%). E nessuna regione registra una diminuzione delle assenze...
Però attenti: la Cgia rifugge le strumentalizzazioni. Per il coordinatore della Cgia Paolo Zabeo: "Nella sanità, nella scuola e tra le forze dell'ordine, ad esempio possiamo contare su del personale che ci viene invidiato dal resto d'Europa". Quindi occhio a non generalizzare è il messaggio del coordinatore Cgia, perché "è doveroso colpire con maggiore determinazione chi non fa il proprio dovere, vale a dire coloro che, assentandosi ingiustificatamente, recano un danno all'ente per cui lavorano, ai propri colleghi e, più in generale, a tutti i contribuenti".
Insomma le cifre vanno interpretate con grande attenzione e "sarebbe fuori luogo strumentalizzare -dice Zabeo - i risultati che emergono da questa analisi, mettendo gli uni contro gli altri, ad esempio gli autonomi contro i dipendenti pubblici. Al netto dei casi limite che, a quanto sembra, si concentrano in particolar modo in alcune aree del Paese, anche il pubblico impiego può contare su un alto livello di professionalità e di correttezza dei propri dipendenti".



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