L'ultima maledizione da Davos sono i robot: per il Wef rubano 5 milioni di posti di lavoro

20 gennaio 2016 ore 11:04, Luca Lippi
Oggi è il giorno di avvio del meeting annuale di Davos al World economic forum dove si parlerà, com’è prevedibile, di progresso tecnologico e nell’immediato, se crea l’euforia di appassionati e dei fanatici (come biasimarli) del progresso, dall’altro lato potrebbe sedare gli entusiasmi se considerassimo che lo stesso progresso tecnologico aumenterà nel medio termine la disoccupazione in relazione al demansionamento di alcune attività manuali ormai appannaggio di robot sempre più precisi e “specializzati”. Si misura l’effetto dell’automazione sull’occupazione nelle 15 economie più sviluppate e in quelle emergenti (che misurano circa il 65% della forza mondiale) in 5,1 milioni di posti di lavoro in meno entro il 2020.

L'ultima maledizione da Davos sono i robot: per il Wef rubano 5 milioni di posti di lavoro
I dati si rilevano dal report del Wef (The future of jobs) reso pubblico già lunedì ultimo scorso. Ad oggi sono 7,1 milioni i posti di lavoro erosi dall’automazione tecnologica che a fatica sono stati bilanciati con la creazione di 2,1 nuovi milioni di posti di lavoro in aree particolarmente specializzate nel campo dell’architettura dell’ingegneria e dell’informatica. I governi mondiali si troveranno a dover fare fronte a una decrescita occupazionale assai più veloce della capacità evolutiva tecnologica che, in ogni caso, avrà ripercussioni sostanziose anche sul rapporto di maggior produzione a costi meno gravosi ma da offrire a una base di utenza sempre meno ampia. È il treno del progresso che viaggia a una velocità più che doppia di quella rappresentata dalla capacità umana di adeguarsi alla novità.
È opportuno fornire una proporzione sui numeri che si ricavano da report del wef: 5,1 milioni di disoccupati in più (esame a campione) corrisponde a un aumento dello 0,3% in quattro anni, quindi nei fatti le conseguenze dell’avanzata robotica non sono poi così devastanti nel medio termine sul mercato del lavoro. Certo è opportuno comunque prestare attenzione perché è idoneo prendere in considerazione la progressione dell’effetto domino che è esponenziale. Per essere più chiari, un robot sostituisce almeno due persone e costa “x” meno l’ammortamento del costo iniziale. I due posti in meno sono meno reddito che incide sui consumi, il minor reddito comporta diminuzione di vendite che automaticamente provocano abbassamento dei prezzi finali e quindi nuova esigenza di abbattere i costi di produzione e nuovi robot e così via.
Pertanto se secondo Forbes il Wef fa riferimento a grandezze statistiche al momento fini a se stesse, ed è anche condivisibile visto che non ci sono note le mutazioni reali del mercato del lavoro in relazione al mutamento del mondo del lavoro, è altrettanto condivisibile non sottovalutare la velocità dell’evoluzione tecnologica giacché la velocità umana e assai meno concorrenziale.

autore / Luca Lippi
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