Curava infertilità con pomata tossica, la "stregona" Mamma Ebe nei guai

20 giugno 2017 ore 17:12, Americo Mascarucci
E' di nuovo nei guai Ebe Giorgini, nota come Mamma Ebe, la "santona" che fece molto parlare di sè negli anni '80 per l'attività della setta religiosa che aveva fondato e dove, secondo gli inquirenti, le persone venivano plagiate con metodi coercetivi e violenze. Adesso è di nuovo finita nei guai per una "pomata miracolosa" che avrebbe spalmato più volte sul corpo di una donna per renderla fertile. Pomata composta di sostanze che, secondo gli inquirenti, conterrebbero invece un alto tasso di tossicità.
Curava infertilità con pomata tossica, la 'stregona' Mamma Ebe nei guai

IL CASO - A condurre le indagini la Squadra Mobile della Polizia di Forlì che ha denunciato la donna. Mamma Ebe è accusata di aver esercitato abusivamente la professione medica su una giovane donna forlivese che, costretta dal marito, si sottoponeva all'applicazione sul proprio ventre di una pomata che secondo quanto riferito dalla pseudo guaritrice avrebbe combattuto l'infertilità e che invece a detta degli inquirenti sarebbe molto pericolosa. La giovane aveva interrotto le cure mediche. L’ex marito è stato denunciato per maltrattamenti. Mamma Ebe era già stata condannata a sei anni di reclusione ma dopo la scarcerazione, si trovava ai domiciliari nella sua abitazione di Sant’Ermete di Santarcangelo, nel Riminese, dove pare avesse ripreso ad esercitare l'attività di guaritrice con metodi privi di alcuna base scientifica. . La pomata consigliata a detta degli inquirenti avrebbe un alto potenziale di effetti collaterali da uso improprio e sovradosaggio (sino a episodi convulsivi nei bambini). Molto pericolosa, dunque: oltre a questo, si tratterebbe di un farmaco infiammabile da non applicare su parti del corpo già infiammate o che presentino lesioni. 

CHI E' MAMMA EBE - Fu soprannominata la santona di Carpineta, dal nome della località in cui sorgeva la sua casa-tempio presso l'omonimo paese tra le colline romagnole di Cesena. Mamma Ebe assurse agli onori delle cronache nel 1984, quando venne arrestata per la prima volta con le accuse di associazione per delinquere, truffa, sequestro di persona, abbandono dei malati ed esercizio abusivo della professione medica. Reati commessi nella duplice veste di santona e di imprenditrice, alla testa di un vero è proprio impero finanziario. Si scoprì cosi che l'ordine religioso da lei fondato, la "Pia Unione di Gesù misericordioso" mai riconosciuto dalla Chiesa ma sostenuto anche da qualche sacerdote, gestiva una quindicina di istituti in tutta Italia, e aveva la sua "casa madre" a San Baronto, in provincia di Pistoia. 
Dal processo emersero gravi responsabilità a carico della donna che oltre ad aver plagiato e ingannato le persone con la promessa di miracoli, pare avesse ridotto gli adepti in schiavitù, costringendoli con la promessa di una salvezza eterna a lavorare giorno e notte senza sosta, a subire privazioni e sofferenze di ogni tipo. Il tutto condito da accuse di truffa e da una vita da nababbo fatta di lusso sfrenato, auto, gioielli, yacht ecc. In primo grado fu condannata a 10 anni di reclusione ridotti poi a sei in appello con la concessione degli arresti domiciliari. Nel marzo dell'87 un'altra condanna, questa volta ad 8 mesi di reclusione per associazione a delinquere. Il terzo arresto arriva nel novembre del 1988. Alle accuse di sempre si è aggiunta quella di somministrazione di stupefacenti. L'11 giugno 2010 viene di nuovo arrestata, insieme al marito e ad un collaboratore con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'esercizio abusivo della professione medica e alla truffa aggravata; furono notificati anche altri 14 provvedimenti cautelari a carico di adepti e collaboratori della donna. Infine, il 16 marzo 2016, la Corte di Cassazione confermò la sentenza definitiva alla pena di 6 anni di reclusione.
Nel 2011 rivelò di aver ricevuto da parte di Giovanni Paolo II l'invito ad andare avanti e proseguire la sua opera pastorale. Peccato che la Chiesa non abbia mai riconosciuto, anzi si sia sempre dissociata dalle sue attività, nonostante qualche prete compiacente probabilmente plagiato l'abbia difesa. 
 La sua vita ispirò, al regista Carlo Lizzani, il film omonimo, che venne poi presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985. Nel film di Lizzani, Mamma Ebe era interpretata da Berta D. Dominguez.

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