Corte Ue su ricorso Slovenia: Bail-in legittimo ma non obbligatorio

20 luglio 2016 ore 21:47, Luca Lippi
La Corte europea ha respinto il ricorso della Slovenia sulle regole per il salvataggio bancario del dicembre 2013. Nel salvataggio sono stati azzerati i valori delle quote dei soci degli istituti di credito e spazzato via 600 milioni di euro di debito subordinato. In questo modo la Corte ha determinato che il Bail-in è in linea con le norme europee.
Specificatamente, il dispositivo della Corte stabilisce: “la ripartizione degli oneri da parte di azionisti e creditori subordinati come prerequisito per l'autorizzazione da parte della Commissione a procedere ad aiuti di Stato per le banche con ammanchi non è contraria al diritto comunitario”. 
Da cosa è emersa l'esigenza da parte della corte di esprimersi sull’argomento? Un gruppo di obbligazionisti subordinati era ricorsa al tribunale di Stato per contestare quella che per loro era stato un abuso illecito da parte degli istituti di credito dove erano custoditi i propri risparmi. Era stata poi la Corte Costituzionale slovena a fare ricorso fino all'organismo Ue. A febbraio Nils Wahl, avvocato generale presso la Corte Ue, aveva sostenuto nel suo parere non vincolante che la Commissione Ue "gode di un ampio potere discrezionale nel valutare" la validità degli aiuti di Stato.

Corte Ue su ricorso Slovenia: Bail-in legittimo ma non obbligatorio

Le perdite erano un prerequisito per poter evitare il salvataggio internazionale e iniettare 3,2 miliardi di euro di fondi pubblici nel sistema bancario.
L'esercizio del suo "potere discrezionale" sull'utilizzo degli aiuti di Stato per i salvataggi bancari, però, "non dispensa la Commissione dall'obbligo di esaminare le specifiche circostanze eccezionali che uno Stato membro invoca", aggiunge la sentenza, secondo cui gli Stati membri, sottolinea la Corte Ue, "conservano la facoltà di notificare" alla Commissione Ue "progetti di aiuto di Stato che non soddisfano i criteri previsti" dalla comunicazione dell'esecutivo di Bruxelles e "la Commissione può autorizzare progetti siffatti in circostanze eccezionali".
In sostanza, il cosiddetto bail-in, adottato dopo il crollo finanziario, scarica le perdite sugli investitori privati prima che le banche possano essere salvate da uno Stato - per non imporre tutto l’importo del salvataggio sul contribuente.
I giudici hanno chiarito che l’imposizione di tali perdite nel regime del bail in è giuridicamente corretta, ma hanno specificato che questa procedura potrebbe non avvenire in modo automatico.
La sentenza potrebbe tornare utile all’Italia, intenta ad evitare il bail in nel salvataggio delle sue banche in crisi. Tuttavia, il parere della Corte europea non è il parere della Commissione europea!

autore / Luca Lippi
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